Economia & Lavoro
Prestiti alle imprese, le banche italiane allentano i criteri ma calano le richieste
Nel terzo trimestre 2026 gli istituti italiani hanno reso meno rigidi i criteri per i prestiti alle imprese, ma la domanda è diminuita. Per fine anno prevedono un nuovo irrigidimento.
Nel terzo trimestre 2026 le banche italiane hanno allentato i criteri per concedere prestiti alle imprese, mentre le richieste di finanziamento sono diminuite. Il calo ha riguardato soprattutto le esigenze legate agli investimenti fissi. Per ottobre-dicembre gli istituti prevedono un nuovo lieve irrigidimento del credito aziendale e dei mutui, e un’ulteriore stretta sul credito al consumo. I risultati sono contenuti nell’indagine sul credito bancario in Italia pubblicata dalla Banca d’Italia il 27 ottobre, riferita alle valutazioni delle banche sul trimestre appena concluso e alle loro attese per quello successivo.
Il quadro non equivale a dire che le imprese abbiano ottenuto più prestiti o condizioni più convenienti: l’indagine rileva come le banche dichiarano di aver modificato criteri e condizioni, non i volumi erogati, i tassi applicati o l’esito delle domande delle singole aziende. Per leggere il dato servono quindi due distinzioni: tra criteri bancari e credito effettivamente disponibile, e tra l’offerta delle banche e le necessità di finanziamento delle imprese.
Il confronto tra Italia ed eurozona
Il risultato italiano si discosta da quello complessivo dell’area euro, dove nel trimestre le banche hanno segnalato un irrigidimento netto dei criteri per le imprese. La domanda aziendale, invece, è diminuita in entrambi i casi. La tabella riporta i saldi netti dell’indagine BCE: per i criteri, un valore positivo indica prevalenza di banche che hanno irrigidito le condizioni; per la domanda, indica prevalenza di istituti che hanno rilevato un aumento.
| Segmento e indicatore | Italia | Area euro |
|---|---|---|
| Prestiti alle imprese: criteri di concessione | -11 | +9 |
| Prestiti alle imprese: domanda | -11 | -6 |
| Mutui: criteri di concessione | 0 | 0 |
| Mutui: domanda | 0 | -27 |
| Credito al consumo: criteri di concessione | +27 | +14 |
| Credito al consumo: domanda | 0 | -2 |
I valori sono percentuali nette di banche, non variazioni percentuali dei prestiti concessi o delle domande presentate. Lo zero indica che le risposte in una direzione e in quella opposta si bilanciano: non significa che non siano stati erogati finanziamenti. La BCE avverte inoltre che le diverse dimensioni dei campioni nazionali limitano il confronto diretto dell’intensità dei saldi fra Paesi.
Perché si sono allentati i criteri per le imprese
La concorrenza tra banche ha contribuito a rendere meno rigidi i criteri per i prestiti aziendali in Italia. L’effetto non è stato però uniforme: nella scomposizione dei fattori della BCE, la pressione concorrenziale ha avuto un contributo di allentamento, mentre la percezione del rischio ha esercitato una spinta all’irrigidimento. Il saldo complessivo segnala quindi la prevalenza dell’allentamento, non l’assenza di cautele da parte degli istituti.
È una distinzione importante per interpretare il dato: criteri meno restrittivi non garantiscono che ogni impresa trovi credito, né che le condizioni contrattuali siano migliorate per tutti. L’indagine descrive la direzione prevalente delle risposte bancarie; non permette da sola di stabilire come sia cambiato l’accesso al finanziamento per una specifica categoria di aziende.
Investimenti fissi e autofinanziamento frenano la domanda
La flessione delle richieste di prestiti alle imprese è stata ricondotta soprattutto a minori esigenze per investimenti fissi. Ha pesato anche il ricorso a fonti di finanziamento alternative, tra cui l’autofinanziamento. In senso opposto, hanno sostenuto la domanda, ma in misura più contenuta, le necessità per scorte e capitale circolante e quelle legate al rifinanziamento o alla ristrutturazione del debito.
La diminuzione della domanda aziendale italiana è coerente con il saldo negativo rilevato nell’area euro, ma non con la stessa intensità: il saldo è -11 in Italia e -6 nell’eurozona. Si tratta, in entrambi i casi, della differenza tra banche che segnalano un aumento della domanda e banche che ne indicano una diminuzione; non misura direttamente la quantità di credito richiesta dalle imprese.
Il quadro cambia per famiglie e credito al consumo
Per i mutui, le banche italiane non hanno segnalato cambiamenti netti nei criteri di concessione e la domanda è rimasta sostanzialmente stabile. Nel credito al consumo, invece, i criteri si sono irrigiditi: il saldo italiano è +27, superiore al +14 registrato nell’area euro. La maggiore prudenza è stata collegata anche a una minore tolleranza al rischio dichiarata dagli intermediari. La domanda italiana di credito al consumo è rimasta stabile, mentre nell’eurozona è lievemente diminuita.
La divergenza tra mutui e credito al consumo mostra perché non basti parlare di una sola tendenza del credito alle famiglie: criteri e richieste si sono mossi in modo diverso a seconda del prodotto. Anche in questo caso, i saldi descrivono l’orientamento complessivo delle banche e non il tasso o la probabilità di approvazione per il singolo richiedente.
Il riscontro delle imprese nell’area euro
Un’altra indagine BCE, condotta direttamente presso le imprese dell’area euro, offre un punto di osservazione complementare. Nel terzo trimestre un saldo netto del 46% delle aziende ha riferito un aumento dei tassi sui prestiti bancari rispetto al trimestre precedente; un saldo netto del 5% ha segnalato una minore disponibilità di prestiti, mentre le necessità di finanziamento bancario sono lievemente diminuite, con un saldo del -2%. La quota di imprese che ha presentato domanda di prestito è rimasta pressoché stabile: 22%, contro il 23% del trimestre precedente. Questi dati riguardano l’eurozona, non specificamente l’Italia.
Le due rilevazioni non sono direttamente intercambiabili: la Bank Lending Survey raccoglie le valutazioni degli istituti sui criteri e sulla domanda, mentre la Survey on the Access to Finance of Enterprises chiede alle aziende come percepiscono disponibilità e condizioni del credito. Letti insieme, indicano che un lieve allentamento dei criteri dichiarato dalle banche italiane non basta a concludere che il finanziamento sia diventato meno costoso o più accessibile per tutte le imprese.
La BCE precisa inoltre che, nell’ultima rilevazione sulle imprese, la composizione del campione è cambiata in misura significativa e la maggioranza dei partecipanti era alla prima risposta: un elemento da considerare nell’interpretazione dei risultati numerici.
Che cosa aspettarsi nel quarto trimestre
Per ottobre-dicembre le banche italiane prevedono un lieve irrigidimento dei criteri per i prestiti alle imprese e per i mutui, e un ulteriore inasprimento per il credito al consumo. Si attendono invece una domanda sostanzialmente invariata di finanziamenti da parte di imprese e famiglie. Sono previsioni espresse dagli istituti, non decisioni già applicate né risultati certi.
L’indagine italiana è stata condotta tra il 21 settembre e il 6 ottobre 2026 e ha coinvolto le capogruppo di undici gruppi bancari. Per le imprese, il prossimo passaggio sarà verificare nei dati del quarto trimestre se le attese di un nuovo irrigidimento si tradurranno in cambiamenti effettivi dei criteri; per misurare il credito realmente erogato e il suo costo serviranno invece le statistiche sui prestiti e sui tassi.
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