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EconomiaEnergia

Inflazione al 5,4% a ottobre: energia regolamentata +59,5%

La stima preliminare Istat porta l’inflazione dal 4,2% di settembre al 5,4%. In un anno i prezzi degli energetici regolamentati salgono del 59,5%: è una variazione dell’indice, non il rincaro automatico della bolletta di ogni famiglia.

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Illustrazione editoriale di un contatore elettrico senza numeri leggibili, su fondo chiaro.
L’energia è la componente che più contribuisce all’accelerazione dell’inflazione nella stima preliminare Istat di ottobre. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

A ottobre 2026 l’inflazione in Italia sale al 5,4% su base annua, dal 4,2% di settembre. La stima preliminare dell’Istat registra anche un aumento dello 0,9% rispetto al mese precedente. La spinta maggiore arriva dall’energia: in un anno i prezzi degli energetici regolamentati aumentano del 59,5%, quelli dei non regolamentati del 29,4%. L’incremento riguarda gli indici delle componenti energetiche e non equivale al rincaro della bolletta di ogni famiglia.

Il dato, pubblicato il 30 ottobre, riporta l’inflazione al livello registrato nell’agosto 2023. Si riferisce all’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi. È una stima provvisoria: la diffusione dei dati definitivi è prevista per il 17 novembre. La stima preliminare Istat sui prezzi al consumo di ottobre rileva anche un’accelerazione di alimentari non lavorati e servizi di trasporto.

Energia: quanto sono cambiate le variazioni

Il confronto con settembre mostra che la crescita annua è aumentata per entrambe le componenti energetiche. Anche nel confronto mensile, a ottobre, gli indici sono saliti: del 18,8% per gli energetici regolamentati e del 4,9% per quelli non regolamentati.

Componente Variazione annua a settembre Variazione annua a ottobre Variazione mensile a ottobre
Energetici regolamentati +25,8% +59,5% +18,8%
Energetici non regolamentati +22,5% +29,4% +4,9%

L’Istat attribuisce l’accelerazione complessiva anche all’aumento dei prezzi dei beni energetici nel loro insieme, passati dal +22,6% al +31,4% annuo. Nel commento alla stima, l’Istituto indica che la dinamica risente ancora del quadro geopolitico internazionale: è una spiegazione del dato osservato, non una previsione sui prezzi futuri.

La distinzione tra andamento degli indici e spesa individuale è importante per leggere il dato. La bolletta dipende dalle condizioni del contratto e dai consumi, oltre che dalle diverse voci che la compongono. L’Autorità di regolazione spiega le componenti della bolletta; il +59,5% dell’indice non va quindi interpretato come un aumento uniforme applicato a tutte le utenze.

La pressione si estende ad alimentari e trasporti

L’energia non è l’unica voce in accelerazione. Gli alimentari non lavorati aumentano del 7,5% su base annua, contro il 5,5% di settembre; i servizi relativi ai trasporti passano dal +1,6% al +3,1%. Anche i prezzi degli alimentari lavorati, pur restando in calo, scendono meno: -0,2% annuo, dopo il -0,6% di settembre.

Nel complesso, i beni segnano un aumento annuo del 7,5%, dal 5,4% di settembre, mentre i servizi passano dal 2,6% al 2,9%. L’inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, sale dall’1,6% al 2,0%; quella calcolata escludendo i soli beni energetici passa dal 2,0% al 2,5%. Questi indicatori mostrano che l’accelerazione non è limitata ai prezzi dell’energia, pur restando questa la componente che l’Istat segnala come principale motore del rialzo.

Che cosa misura il 5,4% e perché non vale per ogni famiglia

Il NIC misura la variazione dei prezzi di un paniere rappresentativo dei consumi delle famiglie, trattando l’intera collettività nazionale come un’unica grande famiglia. Paniere e pesi vengono aggiornati periodicamente per rappresentare i consumi. Come spiega l’Istat nella nota sugli indici e sul paniere 2026, l’indicatore segue una selezione di beni e servizi: non descrive il bilancio di ciascun nucleo familiare, che può dare un peso diverso a energia, alimentari, trasporti e altre spese.

Per questo il 5,4% è una misura complessiva dell’inflazione, non l’aumento automatico del costo della vita per ogni famiglia. Allo stesso modo, il dato energetico misura una variazione di prezzo per una categoria statistica e non permette, da solo, di calcolare quanto sia cambiata la spesa di un singolo cliente.

NIC e IPCA: due indici, valori diversi

La stima preliminare registra anche un aumento dell’IPCA, l’indice armonizzato usato per i confronti europei: +5,6% annuo e +1,2% mensile. Il NIC e l’IPCA sono indicatori distinti, costruiti secondo criteri differenti; perciò il 5,4% e il 5,6% non sono dati in contraddizione. Eurostat illustra il ruolo dell’indice armonizzato e le modalità con cui vengono diffuse le stime preliminari e i dati completi.

Il prossimo passaggio è la pubblicazione Istat del 17 novembre, quando sarà disponibile il dato definitivo di ottobre. Fino ad allora, i valori diffusi restano stime e potranno essere confermati o aggiornati.

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