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Economia

Acri-Ipsos: il 63% tiene liquidi i risparmi, il 44% ne accantona

Nell’indagine Acri-Ipsos 2026 il 63% dice di mantenere liquidi i risparmi. Il 44% dichiara di aver accantonato parte del reddito negli ultimi dodici mesi, contro il 41% nel 2025.

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Un salvadanaio accanto a una piccola pila ordinata di banconote in un’illustrazione editoriale.
Un salvadanaio e banconote rappresentano la cautela nella gestione dei risparmi rilevata dall’indagine Acri-Ipsos. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Nell’indagine Acri-Ipsos 2026, il 63% degli intervistati dice di mantenere liquidi i propri risparmi; il 26% ne investe una piccola parte e l’8% la maggior parte. Intanto sale dal 41% al 44% la quota che afferma di essere riuscita ad accantonare una parte del reddito negli ultimi dodici mesi. I risultati sono contenuti nella 26ª indagine Acri-Ipsos Doxa sul rapporto degli italiani con il risparmio, presentata il 30 ottobre 2026.

La fotografia accosta un lieve recupero nella capacità dichiarata di risparmiare a una gestione ancora prudente del denaro. Non significa, però, che il 44% degli italiani disponga di riserve consistenti: il sondaggio registra risposte e percezioni, non misura l’ammontare dei depositi o dei patrimoni familiari.

Più famiglie dichiarano di aver risparmiato, ma il recupero è parziale

Indicatore dell’indagine 2025 2026
Ha accantonato parte del reddito negli ultimi dodici mesi 41% 44%
Ha speso interamente il reddito 37% 37%
Mantiene liquidi i risparmi 64% 63%

Percentuali sulle risposte raccolte da Acri-Ipsos. Le domande riguardano aspetti diversi: la capacità di accantonare reddito negli ultimi dodici mesi e la modalità di gestione dei risparmi.

Il 44% del 2026 è in ripresa rispetto al 41% del 2025, ma resta sotto il 48% registrato nel 2023. È stabile al 37% la quota che dichiara di aver speso tutto il reddito. Un’altra domanda, distinta, rileva che il 45% dice di riuscire a risparmiare senza troppe rinunce: anche questa quota è invariata rispetto al 2025. I dati non sono intercambiabili: aver accantonato qualcosa nell’ultimo anno non equivale a dichiarare che lo si fa senza sacrifici.

La media nazionale nasconde differenze generazionali. Dichiara di aver risparmiato una parte del reddito il 60% della Gen Z, contro il 43% dei Millennials, il 38% della Gen X e il 43% dei Boomers. Anche nella gestione delle riserve la liquidità prevale in tutte le fasce, ma varia dal 56% tra i Millennials al 70% tra i Boomers; Gen Z e Gen X si collocano rispettivamente al 58% e al 66%. La propensione a investire almeno una parte dei risparmi è più alta tra le generazioni giovani, senza che questo significhi necessariamente investimenti di importo maggiore.

Liquidità come cautela, tra imprevisti e spese di welfare

Il risparmio è associato soprattutto alla protezione personale: il 77% lo considera una forma di tutela per il singolo. Nelle risposte sui motivi per cui risparmiare, il 55% cita almeno una ragione legata a sicurezza e imprevisti; il 39% almeno una legata alla necessità di compensare il welfare. In una domanda sulle esigenze future, con possibilità di indicare fino a tre risposte, il 45% segnala sanità e cure mediche, il 25% l’assistenza di lungo periodo ad anziani e persone non autosufficienti e un altro 25% l’integrazione delle pensioni pubbliche. Le percentuali descrivono scelte che possono sovrapporsi: non vanno sommate come categorie esclusive.

Il sondaggio misura anche la tenuta di fronte a spese straordinarie. Il 24% dichiara che la propria famiglia non riuscirebbe a coprire con risorse proprie una spesa imprevista di 1.000 euro; per un esborso di 10.000 euro la quota sale al 64%. Sono valutazioni degli intervistati, non verifiche dei loro conti, ma mostrano perché la disponibilità immediata del denaro possa essere percepita come una protezione.

Il confronto con Istat e con un’altra indagine

Un indicatore ufficiale offre un contesto diverso, non un confronto diretto. Secondo Istat, nel secondo trimestre 2026 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata del 6,7%, in calo di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. È la quota del reddito disponibile non destinata ai consumi, non la percentuale di persone che ha risparmiato. Nello stesso periodo, Istat ha registrato consumi in aumento dell’1,7%, reddito disponibile in crescita dello 0,4% e potere d’acquisto in calo dello 0,9% sul trimestre precedente. Le variazioni aiutano a descrivere il quadro economico, ma non spiegano da sole le risposte del sondaggio.

Anche un’altra rilevazione recente fotografa la capacità di risparmio da una prospettiva diversa. L’indagine 2026 di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi riferisce che il 56% del proprio campione è riuscito a risparmiare. La ricerca ha intervistato 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente; il campione, la domanda e l’impostazione non coincidono con quelli Acri-Ipsos. Il 56% e il 44%, quindi, non sono risultati direttamente confrontabili né indicano necessariamente una contraddizione.

Campione e prossimi elementi da osservare

Acri e Ipsos Doxa hanno raccolto circa 1.000 interviste telefoniche, su rete fissa e mobile, dal 17 settembre al 1° ottobre 2026. Il campione di popolazione adulta è stato stratificato per area geografica, ampiezza del centro abitato, sesso ed età; i risultati sono stati ponderati. L’indagine descrive dunque comportamenti dichiarati, non certifica le disponibilità finanziarie delle famiglie e non suggerisce quale scelta d’investimento sia adatta ai singoli.

I prossimi dati utili per leggere l’evoluzione del risparmio saranno gli aggiornamenti dei conti trimestrali Istat e le successive rilevazioni sulle famiglie. Sarà importante distinguere ancora tra quante persone riescono ad accantonare, quanto risparmiano in rapporto al reddito e come impiegano le somme messe da parte.

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