Economia
Come leggere il divario occupazionale tra Italia e Ue: donne, part-time e stabilità
Nel 2025 lavora il 67,6% degli italiani tra 20 e 64 anni, contro il 76,1% nell’Ue. La distanza è più ampia per le donne e nel Mezzogiorno; resta elevato anche il part-time involontario.
Nel 2025 il tasso di occupazione in Italia, tra le persone di 20-64 anni, è stato del 67,6%, contro il 76,1% della media Ue: una distanza di 8,5 punti percentuali. Il divario italiano rispetto all’Europa è più ampio per le donne: 13,3 punti, contro 3,8 per gli uomini. È quanto emerge dal Rapporto Bes 2026 dell’Istat, pubblicato il 26 ottobre. Nel quadro nazionale pesano anche le differenze territoriali, il part-time involontario e la difficoltà di passare da un contratto a termine a un impiego stabile.
Il dato complessivo è migliorato di 0,5 punti rispetto al 2024, ma la crescita non ha cancellato le distanze. Il confronto europeo aiuta a misurarle; gli indicatori per area geografica e genere mostrano dove sono più marcate e quali aspetti del lavoro restano problematici.
Italia e Ue a confronto: i divari non sono tutti uguali
Il riferimento europeo è la media dei 27 Paesi dell’Unione e il tasso riguarda la stessa fascia d’età, dai 20 ai 64 anni. I dati Eurostat per il 2025 indicano che il 76,1% delle persone di questa età nell’Ue aveva un lavoro: il valore più alto dall’inizio della serie, nel 2009. L’Italia, con il 67,6%, registrava invece il tasso più basso tra i Paesi membri.
| Indicatore, 20-64 anni | Italia | Ue27 |
|---|---|---|
| Tasso di occupazione totale | 67,6% | 76,1% |
| Tasso di occupazione femminile | 58,0% | 71,3% |
| Differenza tra tasso maschile e femminile | 19,1 punti | 9,6 punti |
I numeri di genere descrivono due confronti diversi. La distanza di 13,3 punti indicata dall’Istat misura quanto il tasso di occupazione femminile italiano è sotto quello medio europeo; i 19,1 punti riportati da Eurostat misurano invece il divario tra uomini e donne all’interno dell’Italia. Nell’Ue quest’ultimo è di 9,6 punti. Nel 2025 il tasso di occupazione delle donne era del 58% in Italia e del 71,3% nell’Unione.
Il Mezzogiorno resta distante, soprattutto per l’occupazione femminile
Il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni era del 54,2% nel Mezzogiorno, contro il 75,3% nel Nord e il 72,2% nel Centro. L’Istat rileva che nel Sud e nelle Isole la distanza dipende in larga parte dalla componente femminile: era occupata circa quattro donne su dieci, rispetto a quasi sei su dieci nella media nazionale.
Anche il tasso di mancata partecipazione al lavoro mostra differenze rilevanti: nel 2025 era del 23,8% nel Mezzogiorno, del 9,4% nel Centro e del 6,8% nel Nord. L’indicatore nazionale è sceso dal 13,3% del 2024 al 12,6%. Il miglioramento nel dato italiano, quindi, convive con una distanza territoriale ancora ampia.
Part-time involontario e contratti a termine
Nel 2025 il 7,7% degli occupati lavorava part-time perché non era riuscito a trovare un impiego a tempo pieno: la quota è diminuita di 0,8 punti in un anno. Ma la media nasconde una differenza di genere: il part-time involontario riguardava il 12,8% delle donne occupate e il 4% degli uomini. La quota femminile era dunque più del triplo di quella maschile.
Gli indicatori sulla stabilità segnalano un’altra criticità. Tra il 2023 e il 2024 il 16,6% dei lavoratori a termine era passato a un impiego stabile; tra il 2024 e il 2025 la quota è scesa al 12,3%. Nello stesso periodo, la percentuale di chi lavorava a termine da almeno cinque anni con lo stesso datore è salita dal 19,4% al 21,3%. I dati descrivono un calo delle transizioni verso il lavoro stabile e un aumento della permanenza prolungata nei rapporti a termine, senza indicare da soli le cause di queste tendenze.
Il rapporto rileva inoltre che nel 2025 il 20,9% degli occupati tra 25 e 64 anni con un titolo terziario svolgeva una professione poco o mediamente qualificata. La quota era più alta tra le donne (23,9%, contro il 17% degli uomini) e tra i lavoratori stranieri (54,8%, contro il 19,2% degli italiani). È un indicatore distinto dal tasso di occupazione: riguarda chi ha già un lavoro e misura la corrispondenza tra titolo di studio e livello della professione.
Che cosa misura il Bes
Il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile non è una rilevazione riferita a un solo anno: raccoglie 148 indicatori in 12 domini, dal lavoro alla salute, dall’istruzione all’ambiente, e analizza tendenze nel periodo 2014-2025. Per alcuni indicatori sono disponibili dati più recenti di altri; il confronto va quindi letto tenendo conto del periodo specifico di ciascuna misura.
Nel raffronto con l’anno precedente, 54 dei 132 indicatori confrontabili migliorano, 55 restano stabili e 23 peggiorano. Nel confronto con la media Ue27, basato su 40 indicatori, l’Istat ne segnala 12 più favorevoli per l’Italia e 18 meno favorevoli. Questi conteggi riguardano fenomeni diversi e non equivalgono a una misura complessiva dei posti di lavoro creati o della qualità dell’occupazione.
Il prossimo elemento da osservare sarà l’aggiornamento dei dati comparabili per il 2026: permetterà di capire se la distanza dall’Ue e i divari interni si stanno riducendo. Per valutarli sarà importante distinguere il tasso di occupazione complessivo dalle differenze per genere e territorio, e affiancare ai nuovi ingressi nel lavoro gli indicatori su part-time involontario e passaggi verso contratti stabili.
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