Seguici su

Politica

Meloni contesta l’Istat sul deficit: il dato 2025 è al 3,1%

La premier mette in dubbio la stima dell’Istat e richiama valutazioni di agenzie e centri studi non identificati. La notifica ufficiale per il 2025 indica un deficit di 69,736 miliardi, pari al 3,1% del Pil.

Avatar

Pubblicato

il

Illustrazione editoriale di Giorgia Meloni accanto a un documento ufficiale senza scritte.
La premier contesta la valutazione sul deficit, mentre il dato ufficiale Istat per il 2025 è pari al 3,1% del Pil. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Giorgia Meloni contesta la valutazione dell’Istat sul deficit e sostiene che agenzie finanziarie internazionali e centri studi autorevoli collochino già il rapporto sotto il 3% del Pil. Ma la dichiarazione della premier, riportata da ANSA il 29 ottobre in un’anticipazione del libro di Bruno Vespa, non cambia il dato ufficiale disponibile: la notifica Istat del 21 ottobre indica per il 2025 un disavanzo di 69,736 miliardi di euro, pari al 3,1% del Pil.

La distinzione è importante: da una parte ci sono valutazioni evocate da Meloni, ma non identificate nel testo dell’anticipazione; dall’altra una rilevazione statistica pubblicata dall’Istat e riportata anche da Eurostat. Il dato ufficiale è espresso con una cifra decimale. Il 3,08% citato da Vespa nella domanda alla premier, secondo ANSA, è compatibile con un arrotondamento al 3,1%: non è però la precisione con cui l’Istat presenta il risultato nella notifica.

Che cosa ha contestato Meloni

Nel passaggio riportato da ANSA, Meloni sostiene che alcuni apparati dello Stato siano più severi delle agenzie finanziarie internazionali e dei centri studi che, a suo dire, avrebbero già certificato un deficit inferiore al 3%. Non indica quali siano questi soggetti né cita le loro stime o i metodi utilizzati: il confronto non può quindi essere ricostruito sulla base dell’anticipazione disponibile.

La premier richiama anche il peso dell’economia sommersa e di quella illegale nel calcolo del rapporto deficit/Pil. Secondo la sua spiegazione, una loro stima in forte calo avrebbe peggiorato il parametro. In generale, il rapporto dipende sia dal disavanzo sia dal valore del Pil usato come denominatore: a parità di deficit, un Pil più alto abbassa il rapporto. Questo meccanismo non dimostra, da solo, quale sarebbe stato il dato con stime diverse né che il deficit fosse già sotto il 3%.

Meloni aggiunge che negli ultimi anni l’Istat avrebbe rivisto al rialzo le stime iniziali sul Pil e prospetta che ulteriori revisioni possano cambiare il quadro. È una possibilità futura evocata dalla premier, non un aggiornamento già pubblicato. Nella notifica più recente l’Istat afferma che sui dati italiani non sono state espresse riserve; ciò non esclude revisioni successive, ma non equivale a un risultato già acquisito.

Il dato ufficiale e il confronto con il 2024

La notifica Istat trasmessa alla Commissione europea registra per il 2025 un indebitamento netto di 69,736 miliardi, contro i 74,835 miliardi del 2024. Il rapporto sul Pil è sceso dal 3,4% al 3,1%. Eurostat riporta gli stessi importi e gli stessi rapporti per l’Italia nella notifica di ottobre 2026.

Anno Indebitamento netto Deficit in rapporto al Pil
2024 74,835 miliardi di euro 3,4%
2025 69,736 miliardi di euro 3,1%

La soglia del 3% è un riferimento europeo per il disavanzo pubblico. Con il 3,1% riportato nella notifica, il dato 2025 resta sopra quel limite, anche se inferiore a quello dell’anno precedente. L’Istat elabora i dati secondo le regole europee di contabilità; la notifica è sottoposta alla verifica di Eurostat.

La procedura europea e le previsioni non sono consuntivi

L’Italia è tuttora soggetta alla procedura per disavanzo eccessivo, come indica la pagina della Commissione europea sulla procedura italiana. La Commissione, nelle previsioni economiche per l’Italia, stima che il deficit scenda al 2,9% del Pil nel 2026 e nel 2027. È una previsione, distinta dal consuntivo 2025 al 3,1%, e non certifica in anticipo né il risultato degli anni successivi né la conclusione della procedura.

La premier collega il mancato raggiungimento del 3% alle risorse che, a suo giudizio, avrebbero potuto essere destinate alla legge di Bilancio. È una valutazione politica sulle conseguenze del dato, non l’annuncio di nuovi stanziamenti né una modifica della manovra. Per il quadro delle misure annunciate e del loro iter parlamentare si può consultare la ricostruzione sulla manovra 2027.

I prossimi passaggi da seguire sono la pubblicazione di eventuali revisioni statistiche e le valutazioni delle istituzioni europee sulla procedura. Fino a un aggiornamento ufficiale, il riferimento per il deficit 2025 resta il 3,1% del Pil indicato dall’Istat.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *