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Salvini chiede il via libera UE per la guida assistita Tesla

Dopo il colloquio con Elon Musk, il ministro chiede una decisione europea rapida. Dieci Paesi Ue hanno riconosciuto l’omologazione olandese, ma l’estensione all’intera Unione è ancora da decidere.

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Illustrazione editoriale con i ritratti di Matteo Salvini ed Elon Musk davanti alla sagoma di un’auto moderna.
Salvini chiede una rapida decisione europea sulla guida assistita Tesla; l’iter Ue è ancora aperto e il conducente deve restare in controllo. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Matteo Salvini chiede una rapida approvazione europea per il sistema di assistenza alla guida di Tesla, dopo una conversazione con Elon Musk. La presa di posizione, resa pubblica il 29 ottobre 2026, è un segnale politico, non un’autorizzazione per l’Italia: l’iter Ue non è concluso e il conducente deve restare in controllo del veicolo.

Nel messaggio diffuso dopo il colloquio, Salvini ha detto che l’Italia guarda con interesse alle tecnologie di guida assistita e sostiene una rapida decisione europea, con attenzione a innovazione e sicurezza stradale, come riferisce il resoconto della dichiarazione di Salvini. A Genova, agli Stati generali della logistica del Nord-Ovest, il ministro ha inoltre riferito di aver dato ai tecnici del ministero l’indicazione di favorire le innovazioni «a normativa vigente», secondo il resoconto di ANSA.

Il quadro, però, è più articolato del solo via libera olandese: al 30 ottobre, dieci Paesi dell’Ue avevano riconosciuto a livello nazionale l’omologazione provvisoria rilasciata nei Paesi Bassi. Questo non equivale a un’autorizzazione valida automaticamente in tutta l’Unione, né dimostra che il sistema sia autorizzato in Italia.

Un’omologazione provvisoria, non ancora valida in tutta l’Ue

Il sistema, prima chiamato FSD Supervised e ora commercializzato in Europa come Tesla Assisted Driving, ha ottenuto il 10 aprile 2026 un’omologazione provvisoria dall’autorità olandese RDW. L’autorità spiega che inizialmente il provvedimento valeva nei Paesi Bassi e che l’estensione all’intera Unione richiede un passaggio ulteriore presso la Commissione e il comitato competente.

La procedura è prevista dall’articolo 39 del regolamento Ue 2018/858. In presenza di nuove tecnologie non compatibili con alcune norme tecniche, l’autorità nazionale può rilasciare un’omologazione provvisoria, valida nel proprio territorio. Gli altri Stati membri possono accettarla a livello nazionale; per l’autorizzazione estesa a tutta l’Ue è invece necessaria una decisione della Commissione, adottata con la procedura prevista dal regolamento.

È questo il punto che spiega perché il conteggio dei Paesi in cui il sistema può essere usato non coincide con un via libera europeo generale. Tesla indicava nove Paesi Ue nel suo aggiornamento del terzo trimestre; il 26 ottobre l’autorità lettone ha riconosciuto l’omologazione provvisoria olandese, portando a dieci i Paesi che l’hanno accettata a livello nazionale. La decisione annunciata dal ministero dei Trasporti lettone non trasforma, da sola, il provvedimento in un’autorizzazione valida in tutti gli Stati membri.

La discussione europea è ancora aperta

Il 6 ottobre il Comitato tecnico sui veicoli a motore ha proseguito l’esame della richiesta olandese: l’ordine del giorno della riunione pubblicato dalla Commissione prevedeva una discussione, non una votazione. Reuters ha riferito che la riunione successiva in calendario era prevista a dicembre, quindi quella data rappresentava la prima possibile occasione successiva per un voto, non una scadenza certa o una decisione già programmata.

Per l’approvazione serve una maggioranza qualificata: secondo la ricostruzione di Reuters, almeno 15 dei 27 Stati membri, rappresentativi del 65% della popolazione dell’Unione. Il numero di Paesi che hanno riconosciuto l’omologazione olandese sul proprio territorio, dunque, non basta da solo a stabilire l’esito della procedura europea.

La richiesta di Salvini può esprimere il sostegno politico italiano a un esito rapido, ma non sostituisce la valutazione tecnica né il voto degli Stati membri. L’indicazione ai tecnici del ministero di agire «a normativa vigente» è distinta dall’iter europeo: non annuncia una nuova autorizzazione nazionale, né fissa una data per l’arrivo della funzione sulle auto in Italia.

Che cosa può fare il sistema e chi resta responsabile

La distinzione tra guida assistita e guida autonoma ha conseguenze pratiche per chi usa l’auto. La RDW afferma che FSD Supervised non rende il veicolo autonomo: il sistema può svolgere diverse attività di guida, ma il conducente resta responsabile e deve mantenere il controllo, prestare attenzione alla strada ed essere pronto a intervenire. L’autorità olandese descrive inoltre controlli sull’attenzione del conducente e segnali quando il sistema rileva che non è sufficientemente vigile.

La stessa autorità avverte che la versione europea non è direttamente comparabile con quella statunitense: software e funzioni sono diversi, anche per le differenti regole di omologazione. Un’eventuale estensione europea riguarderebbe quindi il sistema sottoposto alla procedura Ue, non una generica autorizzazione alla circolazione di auto senza conducente.

I prossimi passaggi concreti sono l’esame della richiesta da parte degli organi europei e una decisione secondo la procedura prevista. Fino ad allora, le riconoscenze nazionali restano distinte dall’autorizzazione estesa all’Ue e la dichiarazione di Salvini non cambia, da sola, le regole d’uso in Italia.

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