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Ucraina e autonomia, Salvini e Meloni: due dossier aperti

Salvini chiede di fermare gli aiuti a Kiev, mentre il governo porta in Parlamento le intese sull’autonomia per quattro Regioni. Per entrambi i dossier restano passaggi decisivi: il rinnovo dell’autorizzazione agli aiuti e il voto sulle leggi regionali.

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Illustrazione editoriale di Matteo Salvini e Giorgia Meloni affiancati in un ambiente istituzionale, con due fascicoli chiusi in primo piano.
Il confronto politico tra Salvini e Meloni riguarda gli aiuti all’Ucraina e l’autonomia differenziata, due iter con passaggi ancora da completare. (© Diario del Web / AI)

Matteo Salvini contesta l’invio di armi e fondi all’Ucraina, mentre la Lega spinge per l’autonomia differenziata. Le due iniziative investono dossier in fasi diverse: la cornice che autorizza le cessioni a Kiev scade il 31 dicembre 2026; le intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sono arrivate in Parlamento, ma non sono ancora leggi. Per Giorgia Meloni il punto politico è tenere insieme le posizioni della maggioranza; quello istituzionale è che nessuna delle due partite si decide con una dichiarazione di partito.

Al congresso della Lega del 25 ottobre, Salvini ha chiesto di non continuare a mandare «soldi e armi» all’Ucraina e ha invocato una soluzione diplomatica. Il giorno successivo il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito il sostegno italiano a Kiev e dichiarato che un nuovo pacchetto di aiuti militari è pronto. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affermato che «la linea sull’Ucraina non può cambiare», richiamando gli impegni internazionali, europei e Nato. Sono posizioni pubbliche divergenti: non equivalgono né a un cambio già deliberato della politica del governo, né alla prova che il pacchetto annunciato sia già stato inviato.

La distanza si misura anche rispetto alla linea espressa da Meloni in Parlamento il 14 ottobre. Nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la premier ha confermato il sostegno a Kiev e la necessità di mantenere la pressione sulla Russia. Il Senato ha approvato una risoluzione di maggioranza che impegna il governo a sostenere l’Ucraina e le iniziative diplomatiche per la pace. Il testo della risoluzione approvata dal Senato affianca dunque il sostegno a Kiev alla ricerca di una soluzione diplomatica.

Aiuti a Kiev, che cosa scade a fine anno

Il decreto-legge n. 201 del 2025 proroga fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti alle autorità ucraine, subordinandola a un atto di indirizzo delle Camere. La norma indica come prioritarie le forniture logistiche, sanitarie, civili e di protezione dagli attacchi. Il dossier della Camera sulla proroga ricostruisce la cornice normativa: la scadenza riguarda l’autorizzazione prevista per il 2026, non costituisce da sola una decisione di sospendere immediatamente ogni forma di assistenza.

Per continuare a cedere materiali nel 2027 serviranno nuovi atti. Al 27 ottobre non risulta approvata una proroga per l’anno successivo. Tajani ha annunciato un pacchetto già pronto, ma l’annuncio non è il provvedimento che autorizza le cessioni né conferma l’avvenuta spedizione: secondo le informazioni riportate da ANSA il 26 ottobre, non era ancora stata richiesta l’audizione al Copasir, passaggio propedeutico indicato per il nuovo invio. La distinzione è importante: si può annunciare la preparazione di aiuti mentre restano da compiere gli atti necessari alla loro trasmissione.

La presa di posizione di Salvini, quindi, segnala un dissenso politico e la volontà della Lega di portarlo al tavolo del governo. Non modifica da sola la risoluzione parlamentare né la disciplina in vigore. La scadenza di fine anno rende però concreto il confronto: sarà necessario capire se l’esecutivo proporrà un nuovo provvedimento e quale indirizzo daranno le Camere.

Autonomia, il passaggio in Parlamento non chiude l’iter

Sull’autonomia l’iter è più avanzato, ma ancora incompleto. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 13 ottobre i disegni di legge relativi alle intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Il 22 ottobre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha autorizzato la presentazione dei provvedimenti al Parlamento; l’esame partirà dalla Camera. L’autorizzazione alla presentazione e l’avvio dell’esame non sono approvazione: per attribuire le nuove forme di autonomia occorrono leggi parlamentari, approvate a maggioranza assoluta dei componenti di entrambe le Camere.

Le intese si concentrano su funzioni in quattro ambiti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. Non prevedono, secondo il perimetro illustrato nella documentazione parlamentare, un trasferimento generalizzato di intere materie: riguardano competenze specifiche e non includono l’istruzione. La differenza incide su che cosa il Parlamento dovrà valutare: non un via libera astratto all’autonomia, ma i contenuti delle singole funzioni e le condizioni del loro eventuale trasferimento.

Il percorso ha avuto tappe precedenti. Le quattro Regioni avevano chiesto l’avvio dei negoziati nel 2024; gli accordi preliminari sono stati firmati nel novembre 2025 e gli schemi preliminari approvati dal Consiglio dei ministri nel febbraio 2026. Tra luglio e l’autunno si sono svolti ulteriori passaggi parlamentari e istituzionali, prima dei disegni di legge con le intese definitive. La ricostruzione della Camera sull’iter regionale consente di distinguere questa fase preparatoria dal voto sulle leggi che potrà attribuire le competenze.

C’è inoltre un vincolo costituzionale rilevante. Nella sentenza n. 192 del 2024, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime alcune disposizioni della legge n. 86 del 2024 e ha chiarito che l’autonomia deve riguardare funzioni specifiche e motivate, non intere materie trasferite in blocco. La Corte ha legato la scelta al principio di sussidiarietà: l’assegnazione di una funzione a un livello di governo diverso va giustificata in rapporto alle caratteristiche della funzione e al contesto. La sentenza della Consulta è quindi un riferimento per l’esame parlamentare, non un dettaglio superato dall’approvazione delle intese in Consiglio dei ministri.

Due iter, due prossime decisioni

Dossier Situazione al 27 ottobre 2026 Passaggio ancora necessario
Aiuti all’Ucraina Autorizzazione valida fino al 31 dicembre 2026; un nuovo pacchetto è stato annunciato da Tajani. Atti per l’invio del pacchetto e, per proseguire nel 2027, una nuova autorizzazione.
Autonomia differenziata Disegni di legge sulle intese con quattro Regioni presentati al Parlamento; esame previsto alla Camera. Esame e approvazione delle leggi a maggioranza assoluta in entrambe le Camere.

Il confronto politico tra Meloni e Salvini si sviluppa dunque su due tempi diversi: per Kiev incombe una scadenza ravvicinata, mentre sull’autonomia comincia l’esame parlamentare delle intese. È documentato che la Lega rivendica l’autonomia e che Salvini ha contestato gli aiuti; non è invece dimostrato, sulla base degli atti richiamati, che i due dossier siano stati inseriti in una trattativa coordinata o in uno scambio formale tra alleati. Le ipotesi di elezioni anticipate circolate sulla stampa restano scenari, non decisioni ufficiali annunciate al 27 ottobre. I prossimi riscontri saranno gli atti sul pacchetto per Kiev e l’assegnazione e l’avvio dell’esame parlamentare dei disegni di legge regionali.

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