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Politica

Simonetta Matone lascia la Lega e aderisce a Forza Italia

La deputata ha formalizzato il passaggio al gruppo azzurro il 26 ottobre, il giorno dopo la riconferma di Matteo Salvini alla guida della Lega. Resta nel centrodestra: cambia la composizione dei gruppi, non quella tra maggioranza e opposizione.

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Un seggio vuoto nell’aula della Camera, immagine simbolica del passaggio di gruppo di Simonetta Matone
Illustrazione editoriale sul passaggio di gruppo parlamentare di Simonetta Matone. (© Diario del Web / AI)

Simonetta Matone ha lasciato il gruppo della Lega alla Camera e si è iscritta formalmente a quello di Forza Italia. Il passaggio, annunciato il 26 ottobre 2026, sposta una deputata da un gruppo all’altro nella stessa area politica: Matone ha dichiarato di restare nel centrodestra e la decisione, da sola, non modifica i rapporti numerici tra maggioranza e opposizione.

La scelta arriva il giorno dopo il congresso straordinario di Milano che ha riconfermato Matteo Salvini segretario della Lega. Matone ha motivato pubblicamente l’addio con il dissenso verso le «derive sovraniste» e le «prese di posizione estreme e irrealizzabili». La vicinanza temporale tra congresso e passaggio dà alla vicenda rilievo politico, ma non basta a provare che il voto congressuale sia stato la causa della decisione.

La motivazione pubblica e i motivi riferiti dal Corriere

Nella nota ripresa da Sky TG24 e dal Foglio, Matone ha detto di voler restare nel centrodestra e ha descritto Forza Italia come un riferimento per i moderati, richiamandone il garantismo e una visione equilibrata della politica estera. È la spiegazione che la deputata ha scelto di rendere pubblica: una presa di distanza dalla linea che attribuisce alla Lega, non dalla coalizione.

Il Corriere riferisce anche ragioni che Matone avrebbe confidato ad amici: la mancata valorizzazione nel partito, un progetto politico che a suo giudizio non darebbe più spazio al Centro e al Sud, e il dissenso dalla linea di Salvini, giudicata giustizialista, di estrema destra e antieuropeista. Sono motivazioni riportate dal quotidiano, non tutte contenute nella nota pubblica; vanno quindi tenute distinte dalle dichiarazioni ufficiali.

Il Corriere aggiunge che, prima di lasciare la Lega, Matone avrebbe scritto una lettera a Salvini e una al vicesegretario Claudio Durigon. La testata riferisce inoltre che il passaggio era stato discusso in precedenza con i vertici di Forza Italia, tra cui il segretario Antonio Tajani e il capogruppo alla Camera Enrico Costa. Questi dettagli ricostruiscono i passaggi interni dell’operazione, ma non cambiano la motivazione espressa pubblicamente dalla deputata.

Il passaggio cambia la composizione dei gruppi, non la maggioranza

Il dato parlamentare immediato è il trasferimento di un componente dalla Lega a Forza Italia. Non è un cambio di schieramento: Matone resta nella maggioranza di centrodestra. Perciò l’effetto aritmetico descritto dalla notizia riguarda la consistenza dei due gruppi, non il rapporto complessivo tra chi sostiene il governo e chi è all’opposizione.

Questo non rende irrilevante il passaggio. I gruppi organizzano il lavoro parlamentare e la loro composizione è uno dei segnali osservabili degli equilibri tra i partiti. Ma un’adesione individuale non dimostra che altri deputati intendano seguirla, né consente di prevedere un diverso orientamento della maggioranza su singoli provvedimenti. Non equivale, inoltre, a una decisione di Forza Italia o del governo su una misura legislativa.

Enrico Costa e la vicesegretaria di Forza Italia Deborah Bergamini hanno accolto l’arrivo di Matone presentandolo come un contributo al lavoro parlamentare del gruppo, in particolare sui temi della giustizia, dei principi costituzionali e dei diritti. È una valutazione dei dirigenti azzurri, non una conseguenza istituzionale automatica dell’iscrizione.

La riconferma di Salvini e il contrasto politico sul congresso

Il 25 ottobre Salvini è stato riconfermato segretario al congresso straordinario della Lega a Milano: ha ottenuto 465 voti, contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia. Il risultato ha confermato la leadership del segretario, ma non misura da solo il grado di consenso o di dissenso su ogni aspetto della linea del partito. La decisione di Matone, presa il giorno successivo, è un fatto distinto e non permette di stabilire quanto sia rappresentativa di eventuali malumori interni.

La vicenda si inserisce anche in una differenza politica resa visibile dalle dichiarazioni dei due partiti sull’Ucraina. Al congresso Salvini ha annunciato che avrebbe sostenuto in Consiglio dei ministri la fine dell’invio di soldi e armi a Kiev; Tajani ha ribadito che Forza Italia sostiene l’Ucraina e continuerà ad aiutarla. Il Foglio ha riportato entrambe le posizioni. Il confronto aiuta a descrivere la distanza tra i partiti su un tema di politica estera, ma Matone non ha indicato l’Ucraina come ragione specifica del proprio passaggio: nella nota ha parlato più in generale di una visione equilibrata della politica estera.

Che cosa resta da osservare

Il passaggio è stato formalizzato secondo quanto riferito dal Corriere, ma la ricerca non ha individuato una comunicazione aggiornata della Camera che documenti il nuovo elenco dei gruppi. Resta quindi utile verificare l’aggiornamento del registro parlamentare. Sul piano politico, i prossimi elementi concreti saranno le eventuali reazioni dei vertici della Lega e di Forza Italia e il modo in cui i gruppi si presenteranno nei successivi passaggi parlamentari. Per ora, la conseguenza accertabile è un cambio di gruppo interno alla maggioranza; ogni ipotesi di ulteriori defezioni o di effetti sui voti parlamentari resta da dimostrare.

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