Politica
Caso Siher, consiglieri del Csm chiedono tutela per la gip Landoni
La richiesta è stata depositata al Comitato di presidenza dopo le critiche di Giorgia Meloni alla decisione della gip. Il regolamento affida alla Prima commissione la verifica dei presupposti; le fonti consultate non documentano ancora l’apertura della pratica.
Quasi tutti i consiglieri togati del Consiglio superiore della magistratura (Csm), insieme a tre componenti laici, hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela della gip milanese Tiziana Landoni, dopo le critiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla decisione sul caso di Youssef Siher. La richiesta è stata depositata al Comitato di presidenza il 29 ottobre. Il resoconto della richiesta e delle motivazioni dei firmatari non documenta però che la pratica sia già stata aperta: il deposito è un passaggio dell’iter, non la decisione conclusiva del Consiglio.
La vicenda ha anche un risvolto immediato per la sicurezza della giudice: il 30 ottobre Il Giorno ha riferito che i vertici del Tribunale di Milano monitorano i social e che i carabinieri stanno cercando messaggi minatori. Una possibile segnalazione alla Prefettura per valutare misure di protezione è descritta come un’ipotesi, non come una misura già disposta.
Chi ha firmato e che cosa contesta
La richiesta è stata sottoscritta dai consiglieri togati del Csm, con l’eccezione di sei componenti di Magistratura Indipendente, e dai consiglieri laici Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli. I firmatari collegano l’iniziativa alle parole di Meloni sulla decisione con cui Landoni non ha convalidato il fermo di Siher.
Il 28 ottobre la premier aveva definito il provvedimento «una decisione vergognosa» e una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine. Nella richiesta, secondo il testo riportato da ANSA, i consiglieri sostengono che le decisioni giudiziarie si possano criticare anche severamente, ma non presentare come un ostacolo alla sicurezza o come una mortificazione dell’attività delle forze dell’ordine. A loro giudizio, dichiarazioni di questo tipo rischiano di delegittimare la giudice e la funzione giurisdizionale. È la posizione dei firmatari, non una valutazione già adottata dal Csm.
Come procede una pratica a tutela
La procedura è disciplinata dall’articolo 21-bis del regolamento interno del Csm. Il Comitato di presidenza trasmette le richieste alla Prima commissione, che verifica se ricorrono i presupposti per avviare la pratica. Il regolamento indica come criterio comportamenti che ledano il prestigio e l’indipendente esercizio della giurisdizione, fino a turbare il regolare svolgimento o la credibilità della funzione giudiziaria.
Se la commissione delibera l’apertura a maggioranza dei suoi componenti, svolge l’istruttoria e prepara una proposta per il plenum, cioè l’assemblea del Consiglio. Se non apre la pratica, propone l’archiviazione. L’articolo 21-bis pubblicato in Gazzetta Ufficiale descrive questi passaggi e chiarisce che la pratica riguarda la tutela dell’indipendenza e del prestigio della magistratura.
Allo stato delle fonti consultate, la notizia riguarda dunque la richiesta depositata: non è documentata una decisione del Csm che abbia già aperto la pratica. Anche un’eventuale deliberazione di tutela non cambierebbe la decisione di Landoni sul fermo di Siher e non stabilirebbe la fondatezza delle accuse a carico dell’indagato. Sono piani distinti: da una parte il procedimento giudiziario, dall’altra la valutazione istituzionale sulle dichiarazioni rivolte alla magistrata.
Le posizioni nel confronto politico e istituzionale
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha escluso l’invio di ispettori a Milano. Ha detto di essere rimasto sorpreso dal provvedimento e ha giudicato «improprio» che i magistrati si lamentino delle critiche politiche quando, a suo avviso, criticano a loro volta le leggi. Sono valutazioni espresse dal ministro, distinte dalla decisione di non avviare ispezioni.
Nel Csm non c’è stata adesione unanime alla richiesta: il consigliere laico Enrico Aimi ha dichiarato di non ravvisare il presupposto di un grave turbamento delle funzioni giudiziarie. La maggioranza di governo ha difeso le parole della premier, mentre dall’opposizione sono arrivate critiche. Il resoconto ANSA riferisce anche la posizione di Letizia Moratti, esponente di Forza Italia, che ha richiamato le garanzie dello Stato di diritto assicurate a Siher.
Il prossimo passaggio concreto, secondo il regolamento, è la verifica della Prima commissione; le fonti consultate non indicano una data per la decisione. La ricostruzione della decisione della gip e dei suoi effetti sul procedimento è disponibile in un precedente articolo.
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