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La Commissione UE del Senato contesta la proposta europea sulla casa

Il 28 ottobre la Commissione Politiche Ue del Senato ha approvato un parere motivato contrario alla proposta europea sugli alloggi. Il voto non cambia le regole per proprietari e affitti brevi: il regolamento è ancora all’inizio dell’iter legislativo.

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Illustrazione di facciate residenziali ispirate agli edifici della foto di riferimento, sul tema della proposta europea sugli alloggi contestata dal Senato.
Le facciate residenziali richiamano il tema della proposta europea sugli alloggi, ancora all’esame delle istituzioni Ue. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

La Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato ha approvato il 28 ottobre una risoluzione contraria alla proposta di regolamento europeo sugli alloggi accessibili, contestandone la conformità al principio di sussidiarietà. La decisione riguarda il controllo parlamentare sull’iniziativa Ue: non introduce nuovi divieti o obblighi per proprietari, affitti brevi e Comuni e non blocca da sola il percorso legislativo. La notizia dell’approvazione è riportata nell’archivio ufficiale del Senato.

Il regolamento, presentato dalla Commissione europea il 9 settembre come Affordable Housing Act, è ancora una proposta. Il suo oggetto non è fissare un limite europeo uniforme alle notti di affitto o imporre ai territori di restringere le locazioni turistiche: mira a definire criteri comuni per valutare alcune misure nazionali e locali che incidono sull’uso degli immobili, quando sono giustificate dalla tutela della disponibilità e dell’accessibilità economica delle abitazioni. Il testo originale è consultabile nella proposta COM(2026) 599 della Commissione europea.

Per chi oggi possiede o affitta un immobile, il voto non cambia le regole vigenti. Un’eventuale disciplina europea dovrà ancora essere discussa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. La risoluzione del Senato esprime una posizione parlamentare e politica, non equivale a un veto.

In breve: la Commissione del Senato contesta che l’intervento europeo sia necessario e aggiunga valore rispetto alle decisioni degli Stati; la proposta Ue, invece, definisce un quadro per valutare alcune restrizioni, senza imporre un tetto comune agli affitti brevi; l’iter europeo è ancora in fase preparatoria.

Perché la Commissione del Senato contesta la proposta

Nel resoconto della seduta del 20 ottobre, il relatore Roberto Rosso aveva annunciato un parere motivato sulla conformità della proposta ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. Nel resoconto dell’approvazione, Radiocor riferisce che il parere contesta la sussidiarietà: a giudizio della Commissione, non sarebbe stata dimostrata a sufficienza né la necessità dell’intervento Ue né il suo valore aggiunto rispetto all’azione degli Stati membri.

Nel dibattito preparatorio erano state sollevate anche preoccupazioni per i possibili effetti delle restrizioni sui diritti dei proprietari, sugli investimenti e sulle attività turistiche, soprattutto nei piccoli Comuni, nei borghi e nelle località stagionali. Tra le richieste emerse figuravano una distinzione tra piccoli proprietari che affittano occasionalmente e gestori professionali, oltre all’esclusione di immobili destinati alla costruzione, alla ristrutturazione o alla riconversione abitativa. Si tratta di rilievi e proposte emersi durante l’esame, non di deroghe già approvate o inserite nella normativa europea. Il resoconto della seduta del 20 ottobre ricostruisce il confronto e le osservazioni del relatore.

Secondo quanto riferito da Radiocor, Rosso ha definito la proposta un’ingerenza nelle competenze degli Stati membri; la stessa fonte riferisce che anche il Governo, tramite il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, avrebbe espresso una posizione contraria. Sono dichiarazioni e posizioni attribuite, distinte dal contenuto normativo della proposta.

Che cosa prevede il progetto europeo

La proposta COM(2026) 599 riguarda le misure che le autorità possono adottare per tutelare l’accessibilità e la disponibilità delle case in aree sotto pressione abitativa. Può interessare, per esempio, restrizioni alle locazioni brevi o all’uso di immobili residenziali per finalità diverse dalla residenza principale. Il testo non stabilisce un numero massimo europeo di notti affittabili e non obbliga le autorità a introdurre restrizioni.

Il progetto propone criteri comuni per valutare le misure eventualmente scelte dalle autorità: l’intervento dovrebbe riguardare aree in cui la pressione abitativa sia dimostrabile e risultare giustificato, necessario, non discriminatorio e proporzionato. In altre parole, la proposta mira a regolare il modo in cui si motivano e si valutano certe restrizioni, non a imporre a tutti i territori un’unica politica abitativa. La Commissione spiega il funzionamento del quadro nella sua presentazione della disciplina proposta.

La distinzione è rilevante anche per capire il contrasto politico: il Senato contesta la necessità di un quadro vincolante europeo in un settore segnato da differenze locali; la Commissione europea sostiene invece che criteri comuni possano rendere più chiaro come valutare misure che incidono sul mercato interno. La proposta non trasforma automaticamente ogni seconda casa o affitto turistico in un’attività soggetta a divieti.

Perché la risoluzione non blocca il regolamento

Il parere motivato rientra nel meccanismo con cui i parlamenti nazionali possono segnalare alle istituzioni Ue una possibile violazione del principio di sussidiarietà. I pareri devono essere trasmessi entro otto settimane dalla comunicazione del progetto. Se raggiungono almeno un terzo dei voti attribuiti ai parlamenti nazionali, la proposta deve essere riesaminata; dopo il riesame, la Commissione può mantenerla, modificarla o ritirarla, motivando la scelta. Il meccanismo è descritto nel Protocollo n. 2 dei Trattati Ue.

Il voto della Commissione del Senato, da solo, non raggiunge quella soglia e non determina un blocco automatico. Intanto, la proposta resta nel percorso legislativo ordinario: alla data della scheda consultata, il Parlamento europeo la indicava nella fase preparatoria. La scheda della procedura 2026/0268(COD) registra la pubblicazione della proposta il 9 settembre e il suo esame ancora aperto. I prossimi passaggi concreti sono quindi il confronto tra Parlamento e Consiglio e la definizione del testo eventualmente approvato; solo dopo si potrà stabilire quale disciplina entrerà in vigore e con quali tempi.

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