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Economia

Strnad offre 30 miliardi per Delfin: il nodo è il voto degli eredi

La proposta del finanziere ceco riguarda la holding della famiglia Del Vecchio, non direttamente le sue partecipate. Per passare, deve superare un quorum statutario che, secondo le ricostruzioni disponibili, richiede l’accordo di tutti gli otto soci.

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Illustrazione con due uomini ispirati ai soggetti della foto, un fascicolo societario chiuso e otto elementi uguali in rame.
La proposta di Michal Strnad riguarda Delfin; il possibile cambio delle regole della holding è legato al voto degli otto soci. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Michal Strnad ha offerto circa 30 miliardi di euro per acquistare Delfin, la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio. La lettera, datata 20 ottobre 2026 e pubblicata da Domani insieme alla ricostruzione delle condizioni, punta al 100% della società; Strnad sarebbe disposto a rilevare anche il 62,5%, purché ottenga il controllo. Al 31 ottobre non risulta un’accettazione pubblica da parte di Delfin: la holding non ha commentato.

Il passaggio, se avvenisse, riguarderebbe la proprietà di Delfin, non trasferirebbe direttamente le azioni delle società in portafoglio. Fra queste ci sono EssilorLuxottica e partecipazioni in Generali, Mps e UniCredit. La proposta incontra inoltre un ostacolo societario: secondo le ricostruzioni pubblicate, per modificarne lo statuto serve una maggioranza dell’88%, soglia che con otto quote uguali da parte degli eredi richiederebbe il consenso di tutti.

Prezzo, durata e condizioni dell’offerta

La lettera propone un corrispettivo interamente in contanti, calcolato applicando uno sconto del 30% al valore netto degli attivi di Delfin. La valutazione indicata è nell’ordine dei 30 miliardi. Poiché gli attivi comprendono partecipazioni quotate, il valore può variare con i prezzi di Borsa. L’offerta avrebbe validità di 30 giorni dalla data della lettera.

La proposta riguarda il capitale della holding: non è un’offerta pubblica d’acquisto sulle azioni di EssilorLuxottica, Generali o delle banche partecipate. Strnad, secondo Domani, prenderebbe in considerazione anche l’acquisto di cinque delle otto quote familiari — il 62,5% complessivo — se ciò bastasse a ottenere il controllo. La lettera prospetterebbe anche una modifica dello statuto, necessaria per consentire l’ingresso di un acquirente esterno. La disponibilità a valutare una quota di maggioranza, quindi, non elimina da sola il problema delle regole interne.

Sull’eventuale finanziamento, Domani riferisce che Strnad sarebbe pronto a ricorrere anche a prestiti bancari e al sostegno di partner non identificati. Le fonti pubbliche consultate non permettono di stabilire quali finanziamenti siano già impegnati né di ricostruire tutte le condizioni dell’operazione.

Il quorum che può decidere il futuro di Delfin

La holding ha otto soci familiari, ciascuno titolare del 12,5% secondo le ricostruzioni pubblicate. Se per cambiare la clausola statutaria è necessaria una maggioranza dell’88%, sette quote raggiungono soltanto l’87,5%: servirebbe il voto di tutti e otto. È questo il passaggio che rende diverso l’obiettivo di Strnad — ottenere il 62,5% — dalla modifica delle regole che renderebbe possibile l’ingresso di un compratore esterno.

Il nodo non è soltanto economico. Leonardo Maria Del Vecchio, socio della holding, ha dichiarato il 29 ottobre: «Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell’Italia», secondo la dichiarazione riportata da ANSA. È una posizione personale e non equivale a una delibera di Delfin o degli altri soci. Il giorno successivo Strnad non ha commentato la proposta specifica; ha detto di considerare l’Italia un mercato con opportunità di lungo periodo, come riferito da Teleborsa.

La stampa riferisce che alcuni azionisti avrebbero contestato tempi e modalità con cui sono stati informati della lettera. Non è disponibile, nelle fonti consultate, una comunicazione ufficiale di Delfin che chiarisca l’iter deliberativo o la posizione comune degli eredi. Per questo l’offerta va distinta da una decisione di vendita: al momento sono pubblici i termini attribuiti alla proposta, non un accordo concluso.

Le partecipazioni: che cosa cambierebbe e che cosa no

Il valore strategico di Delfin deriva dalla presenza nel capitale di società industriali e finanziarie. Le percentuali riportate non hanno tutte la stessa data né lo stesso perimetro: in particolare, il dato di Generali riguarda il Gruppo Del Vecchio, mentre quello di EssilorLuxottica è riferito a fine 2024.

Società Partecipazione riportata Precisazione utile
EssilorLuxottica 32,26% del capitale al 31 dicembre 2024 Lo statuto della società prevede un limite del 31% ai diritti di voto esercitabili da un singolo azionista, secondo il documento societario.
Generali 10,15% al 7 ottobre 2026 La quota è indicata da Generali come partecipazione del Gruppo Del Vecchio, non come dato riferito esclusivamente a Delfin.
Mps 17,53% nella pagina azionariato aggiornata al 20 ottobre 2026 Il 4 ottobre Delfin si è impegnata a conferire le proprie azioni nell’OPAS di Intesa, a determinate condizioni.
UniCredit Circa 2,7%, secondo Domani Non è stato reperito un dato primario aggiornato della società che confermi questa percentuale.

Per EssilorLuxottica, la quota del 32,26% è attestata dal documento societario relativo alla struttura azionaria al 31 dicembre 2024. Lo stesso documento specifica il tetto del 31% ai diritti di voto: la quota di capitale e il peso esercitabile in assemblea non coincidono necessariamente.

Per Generali, il dato del 10,15% compare nella struttura azionaria aggiornata al 7 ottobre 2026 e si riferisce al Gruppo Del Vecchio. Mps indica Delfin al 17,53% nella propria pagina sull’azionariato. Il valore del 17,6% riportato nell’accordo con Intesa si riferisce invece alle 534.676.825 azioni detenute da Delfin alla data dell’impegno: la differenza riflette l’arrotondamento e il riferimento a date diverse.

Mps: la partecipazione è legata all’OPAS di Intesa

La quota di Mps è anche interessata da un’operazione distinta dalla proposta di Strnad. Il comunicato di Intesa Sanpaolo del 4 ottobre documenta l’impegno di Delfin a conferire nell’OPAS le azioni Mps detenute, salvo il verificarsi delle condizioni indicate nell’accordo. L’impegno non significa che il trasferimento sia già avvenuto.

Il 29 ottobre l’assemblea di Mps ha bocciato le proposte che avrebbero sostenuto la strategia alternativa dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, comprese le offerte su Banco Bpm e Banca Generali e la fusione con Mediobanca, come riferito da ANSA sull’esito dell’assemblea. Il voto ha favorito il percorso dell’OPAS di Intesa, ma non ha concluso l’offerta né trasferito la quota di Delfin. Per la partecipazione in Mps, dunque, la situazione dipende sia dall’esito dell’OPAS sia dall’eventuale operazione sulla holding.

Perché l’eventuale cambio di controllo richiede altre verifiche

Un passaggio di proprietà di Delfin potrebbe avere conseguenze indirette sulle società in portafoglio, ma non comporterebbe automaticamente il controllo di ciascuna partecipata. Per EssilorLuxottica, la questione ulteriore è l’eventuale obbligo di un’offerta agli altri azionisti: Domani riferisce che alcuni legali ritengono che un cambio di controllo della holding possa porre il tema delle regole francesi sulle OPA. Il regolamento dell’Autorité des marchés financiers prevede, in generale, un’offerta obbligatoria al superamento indiretto della soglia del 30% in determinate circostanze. L’applicazione al caso concreto, comprese eventuali eccezioni, deve però essere valutata dalle autorità e dai consulenti competenti: non è possibile affermare sulla base della sola proposta che l’OPA scatterebbe.

Al 31 ottobre 2026 i prossimi passaggi da seguire sono quindi la posizione formale dei soci e gli eventuali sviluppi sulla modifica dello statuto; sul versante Mps, restano da completare i passaggi dell’OPAS di Intesa e verificare se Delfin conferirà le proprie azioni. Fino a un accordo e agli adempimenti necessari, l’offerta di Strnad resta una proposta per la holding, non un cambio di proprietà già realizzato.

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