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Audi taglia le stime 2026: il terzo trimestre frena ricavi e margini

Audi abbassa le previsioni annuali dopo un forte peggioramento nel terzo trimestre. Nei primi nove mesi ricavi a 42,1 miliardi, utile operativo in calo del 26% e consegne in Cina giù del 24,5%.

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Illustrazione di un’automobile moderna ispirata alla vettura della foto di riferimento, su uno sfondo essenziale.
Un’automobile rappresenta il gruppo Audi, che ha ridotto le previsioni finanziarie per il 2026. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Audi riduce ancora le previsioni finanziarie per il 2026: il gruppo stima ora ricavi tra 55 e 59 miliardi di euro, un margine operativo del 3-5% e un flusso di cassa netto tra 2,5 e 3,5 miliardi. A pesare è il deterioramento del terzo trimestre, soprattutto in Cina, insieme alla concorrenza e alla pressione sui prezzi. Nei primi nove mesi i ricavi sono scesi a 42,1 miliardi e l’utile operativo a 1,15 miliardi, il 26% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. I risultati e le nuove stime sono nel comunicato ufficiale diffuso da Audi il 30 ottobre 2026.

La revisione riguarda le attese per l’intero esercizio: non è un risultato già consuntivato. Rispetto alle previsioni comunicate a luglio, Audi abbassa ricavi e margine attesi e riduce di mezzo miliardo i limiti minimo e massimo della stima sul flusso di cassa.

Indicatore 2026 Stima di luglio Stima aggiornata
Ricavi 58-63 miliardi di euro 55-59 miliardi di euro
Margine operativo 5-7% 3-5%
Flusso di cassa netto 3-4 miliardi di euro 2,5-3,5 miliardi di euro

Il deterioramento si concentra nel terzo trimestre

Il confronto tra i risultati semestrali e quelli cumulativi dei primi nove mesi mostra quanto si sia indebolita la performance nell’ultimo trimestre. Per ricavare una stima del solo terzo trimestre si sottraggono i dati del primo semestre da quelli gennaio-settembre: è un calcolo sui valori comunicati da Audi, non una voce trimestrale riportata separatamente nella tabella dei risultati.

Valore ricavato per il terzo trimestre 2026 2025
Ricavi 12,886 miliardi di euro 15,807 miliardi di euro
Utile operativo 28 milioni di euro 468 milioni di euro

Il quadro è diverso da quello del primo semestre, quando l’utile operativo del gruppo era leggermente salito a 1,122 miliardi di euro, contro 1,087 miliardi nel 2025, e il margine era migliorato dal 3,3% al 3,8%. In quella fase Audi aveva indicato la disciplina sui costi e minori accantonamenti legati alla conformità alle norme sulle emissioni di CO₂ come fattori favorevoli. Il resoconto del primo semestre consente quindi di inquadrare il cambio di passo: il margine sui nove mesi è sceso al 2,7%, dal 3,2% dell’anno precedente.

Nel periodo gennaio-settembre i ricavi sono diminuiti del 13% e l’utile operativo del 26%. Il flusso di cassa netto, invece, è salito a 2,439 miliardi dai 2,107 miliardi del 2025. Il dato cumulativo positivo sulla cassa non annulla la revisione delle attese annuali: riguarda i primi nove mesi, mentre la nuova previsione copre tutto il 2026. Il perimetro dei risultati economici è quello dell’Audi Group, che comprende anche Bentley, Lamborghini e Ducati; le consegne per area geografica citate sotto si riferiscono invece al marchio Audi.

La Cina è il mercato più debole, ma l’andamento varia per area e motorizzazione

Da gennaio a settembre le consegne del marchio Audi sono diminuite dell’11,4% nel mondo. La flessione più marcata tra i mercati riportati dall’azienda è in Cina: −24,5%. Il Nord America, escluso il Messico, ha perso il 17,3%; Germania ed Europa, esclusa la Germania, hanno invece registrato aumenti rispettivamente dell’1,8% e dell’1,3%. I dati cinesi comprendono Hong Kong.

Il calo complessivo non è uniforme neppure tra le alimentazioni. Le consegne globali delle Audi ibride plug-in sono cresciute del 103%, mentre quelle dei modelli elettrici a batteria sono diminuite del 12%, a 143.748 vetture. In Cina, nello stesso periodo, le consegne di elettriche Audi sono aumentate dell’84,7%, pur in un mercato complessivamente molto più difficile per il marchio. Sono andamenti distinti: il dato sulle elettriche non contraddice la flessione delle consegne complessive in Cina.

Audi attribuisce la pressione sui risultati alla contrazione del mercato cinese, in particolare per i modelli con motore termico, alla concorrenza più intensa e alla pressione sui prezzi. Nel comunicato cita inoltre la concorrenza dei produttori cinesi in Europa, i dazi statunitensi, l’aumento dei costi energetici connesso alla situazione in Medio Oriente e il passaggio della gamma d’ingresso dai modelli A1 e Q2 alla futura A2 e-tron. La società non quantifica il contributo separato di ciascun fattore.

La revisione Audi arriva pochi giorni dopo quella di Mercedes-Benz: anche il costruttore tedesco ha ridotto alcune previsioni 2026, tra cui il margine operativo atteso per la divisione auto. Il confronto con le stime aggiornate di Mercedes aiuta a distinguere il peggioramento delle singole aziende dal contesto più ampio di pressione sul settore; i due gruppi, però, comunicano indicatori e perimetri previsionali non del tutto sovrapponibili.

Risparmi e nuovi modelli nella risposta del gruppo

L’amministratore delegato Gernot Döllner indica come priorità la riduzione dei costi e il miglioramento di qualità e produttività, insieme a investimenti mirati in nuovi prodotti e tecnologie. Audi dichiara di voler ridurre costi e complessità e aumentare l’efficienza nei siti. Tra gli ambiti tecnologici citati nel comunicato figurano software, intelligenza artificiale e sistemi di assistenza alla guida.

Sul prodotto, la società annuncia l’apertura a novembre degli ordini per il Q9, nuovo modello al vertice della gamma, e l’avvio a dicembre in Europa della commercializzazione dell’elettrica A2 e-tron, che sarà prodotta a Ingolstadt. Sono passaggi annunciati dall’azienda, non risultati di vendita già osservati. Audi indica inoltre che intende sviluppare altre misure per sostenere competitività e occupazione nei siti tedeschi, confrontandosi con il consiglio aziendale. Le nuove stime non includono eventuali ulteriori costi di ristrutturazione oltre a quelli concordati nel 2025.

Il comunicato non specifica effetti della revisione su stabilimenti o fornitori italiani e non annuncia tagli occupazionali in Italia: eventuali ricadute sulla filiera nazionale non sono quindi quantificabili sulla base delle informazioni diffuse. I prossimi elementi da osservare sono l’andamento delle consegne e dei margini nell’ultimo trimestre, l’attuazione delle misure di efficienza e la risposta dei clienti ai nuovi modelli.

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