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T-MED, la Ue lancia la piattaforma energia: garanzie fino a 4,5 miliardi

La Commissione avvia a Bruxelles lo strumento per collegare progetti energetici nel Mediterraneo a banche e investitori. I 4,5 miliardi sono garanzie massime, non fondi già versati; l’obiettivo è mobilitare investimenti fino a 25 miliardi entro il 2035.

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Illustrazione di pannelli solari e una turbina eolica collegati a una sottostazione elettrica lungo una costa mediterranea.
La piattaforma T-MED punta a mettere in contatto progetti di energia pulita nel Mediterraneo e potenziali finanziatori. Le garanzie annunciate non equivalgono a fondi già assegnati. (© Diario del Web / AI)

La Commissione europea ha lanciato a Bruxelles il 26 ottobre 2026 la piattaforma d’investimento T-MED, pensata per mettere in contatto progetti di energia rinnovabile e tecnologie pulite nel Mediterraneo con istituzioni finanziarie e investitori. Il sostegno Ue potrà contare su fino a 4,5 miliardi di euro in garanzie: non si tratta di contributi già assegnati ai promotori né di denaro già versato.

Lo strumento punta a ridurre parte dei rischi che possono frenare gli investimenti e ad aiutare progetti considerati sostenibili a trovare finanziatori. L’effetto concreto dipenderà dalle singole operazioni, dalle valutazioni e dagli accordi con gli intermediari: la cifra annunciata è una capacità massima di garanzia, non un investimento già realizzato. La commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, ha detto che la piattaforma aiuterà a «trasformare progetti promettenti in investimenti concreti» (traduzione dall’inglese).

Una piattaforma dentro un programma più ampio

La piattaforma non coincide con l’intero programma. La cooperazione transmediterranea per le energie rinnovabili e le tecnologie pulite T-MED è stata lanciata il 9 giugno 2026 nell’ambito del Patto per il Mediterraneo, avviato con i partner della sponda sud il 28 novembre 2025. La novità del 26 ottobre è l’avvio del suo strumento di coordinamento degli investimenti, presentato da Šuica a un evento con istituzioni finanziarie europee e internazionali, investitori privati e promotori di progetti.

T-MED punta a mobilitare fino a 25 miliardi di euro entro il 2035 per investimenti in energie rinnovabili, reti elettriche, interconnessioni e tecnologie pulite, e a formare o aggiornare le competenze di un massimo di 10.000 lavoratori. Sono obiettivi futuri, non risultati già conseguiti. Le garanzie, previste attraverso il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD+), mirano a ridurre i rischi per gli operatori e facilitare il coinvolgimento di capitali pubblici e privati. Non garantiscono che ogni progetto ottenga un finanziamento o venga costruito.

Importo Che cosa indica
Fino a 4,5 miliardi di euro Capacità massima di garanzia Ue associata alla piattaforma, tramite EFSD+.
Fino a 25 miliardi di euro Investimenti complessivi che T-MED mira a mobilitare entro il 2035.

Resta da chiarire il rapporto con un altro importo diffuso dalla Commissione: al lancio di T-MED, il 9 giugno, Bruxelles aveva indicato una capacità di garanzia superiore a 5 miliardi di euro; il 26 ottobre ha associato alla piattaforma garanzie fino a 4,5 miliardi. Le comunicazioni consultate non spiegano nel dettaglio come si rapportino le due cifre. Non vanno quindi sommate come se fossero stanziamenti separati.

Come la piattaforma cerca di far arrivare i progetti al finanziamento

Il compito della piattaforma è coordinare istituzioni finanziarie, investitori e promotori, aiutando a individuare e strutturare progetti e a metterli in contatto con possibili fonti di finanziamento. I settori indicati dalla Commissione comprendono produzione di elettricità rinnovabile, idrogeno rinnovabile, reti di trasmissione e distribuzione, accumulo, interconnessioni e produzione di tecnologie pulite.

Il programma prevede anche interventi che non sono garanzie finanziarie: migliorare le procedure autorizzative, l’accesso alla rete e le regole per gli accordi di acquisto dell’elettricità, oltre a sviluppare competenze e filiere locali. Una centrale solare o eolica, per esempio, deve poter immettere l’energia prodotta nella rete e trovare condizioni di vendita compatibili con il finanziamento. Per questo la Commissione presenta T-MED come un insieme di investimenti e misure di contesto, non soltanto come un fondo.

Il primo avviso per i promotori europei fissava requisiti concreti: imprese con sede nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo, progetti nei Paesi partner indicati e investimenti di almeno 300 milioni di euro, con una partecipazione del promotore pari almeno al 20% del costo. La finestra pubblicata si è chiusa il 31 agosto 2026; la Commissione prevede che possa essere riaperta per fasi successive. La valutazione di allineamento alle priorità Ue può portare a un contatto con istituzioni finanziarie, ma non dà diritto automatico a fondi o garanzie. I dettagli sono riportati nell’avviso per i promotori di progetti T-MED.

Egitto e Tunisia: operazioni di dimensioni e fasi diverse

La Commissione indica in Egitto e Tunisia alcuni interventi che illustrano le ambizioni del programma. La loro citazione non significa che la presentazione della piattaforma abbia assegnato nuovi finanziamenti: importi, strumenti e fasi di realizzazione variano da progetto a progetto.

In Egitto, il programma di ammodernamento e ampliamento della rete elettrica è valutato 1,6 miliardi di euro. Prevede stazioni e linee per integrare nella rete nazionale energia solare ed eolica prodotta nelle regioni del Mar Rosso e del Golfo di Suez. Un pacchetto annunciato a giugno ammonta a un massimo di 690 milioni: un prestito di 600 milioni della Banca europea per gli investimenti e contributi Ue fino a 90 milioni. La Commissione indica che il pacchetto copre il 44% del costo complessivo, mentre la parte restante sarà finanziata dalla società elettrica statale egiziana EETC. La fase sostenuta dalla BEI è prevista tra il 2027 e il 2030; il programma punta a integrare 22 gigawatt di capacità rinnovabile nella rete entro il 2030. Sono quindi importi e scadenze di un programma specifico, non denaro già erogato tutto né una garanzia automatica della nuova piattaforma.

Tra gli altri esempi presentati da Bruxelles figurano un progetto di ammoniaca verde ad Ain Sokhna, valutato 575 milioni di euro, e un impianto fotovoltaico ibrido da circa 430 milioni sostenuto da una garanzia Ue. I progetti eolici Niat e Rasgha sono indicati come destinati ad aggiungere 500 megawatt nel Golfo di Suez.

Per la Tunisia, la Commissione cita due impianti fotovoltaici da 100 megawatt ciascuno e le relative infrastrutture di trasmissione, con sostegno Ue indicato in circa 92 e 80 milioni di euro. Non ne riporta i nomi né dettaglia la ripartizione delle cifre. Separatamente, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha descritto un progetto fotovoltaico da 100 megawatt nella regione di Sidi Bouzid, sostenuto da prestiti della stessa banca e della BEI, da garanzie EFSD+ e da un contributo Ue di 5,5 milioni per le infrastrutture di trasmissione. Le comunicazioni consultate non consentono di stabilire se questo intervento corrisponda a uno dei due impianti citati nel comunicato T-MED.

Distinguere tra costo complessivo di un progetto, prestito, contributo a fondo perduto e garanzia è essenziale per capire che cosa sia stato effettivamente finanziato. Una garanzia può facilitare l’accesso al credito o l’ingresso di altri investitori, ma non dimostra da sola che l’intero costo sia coperto o che l’impianto sia operativo.

Le ricadute possibili per l’Italia passano dalle reti

Per le imprese europee, la cooperazione può aprire opportunità nella fornitura di componenti, tecnologie e servizi; per i Paesi partner, può contribuire a integrare più fonti rinnovabili. Ma il lancio non annuncia nuove forniture energetiche immediatamente disponibili e non permette di prevedere un calo dei prezzi in Italia. La stessa Commissione segnala che la domanda elettrica sulla sponda sud del Mediterraneo potrebbe crescere del 50% entro il 2035, anche per effetto di raffrescamento, desalinizzazione e digitalizzazione: una stima, non un risultato acquisito, che rende centrali anche le necessità locali.

Un’infrastruttura di interesse per l’Italia è ELMED, il collegamento elettrico tra Italia e Tunisia, sviluppato da Terna e dalla tunisina STEG. È un progetto distinto da T-MED: prevede un cavo in corrente continua da 600 megawatt, lungo circa 220 chilometri, in gran parte sottomarino. Terna indica che nel 2023 è stato firmato un accordo di finanziamento Ue da 307 milioni e che nel giugno 2026 è stato assegnato un contratto da circa 770 milioni per le stazioni di conversione. Il lancio della piattaforma non costituisce un finanziamento specifico a ELMED.

Il banco di prova sarà dunque l’attuazione: quante garanzie verranno effettivamente impiegate, quanti capitali aggiuntivi saranno mobilitati e quali progetti arriveranno alla costruzione e all’entrata in esercizio. Per ora, la Commissione ha annunciato lo strumento e i suoi obiettivi; i prossimi passaggi dipendono dalla selezione e dalla maturazione dei progetti, dagli accordi con i finanziatori e dall’avanzamento delle reti e delle procedure nei Paesi coinvolti.

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