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Un cliente non si conquista con una sola email: il valore delle comunicazioni nel tempo

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Invio di mail
Invio di mail (© Depositphotos)

Acquisire un nuovo cliente richiede tempo, risorse e investimenti. Ma cosa succede dopo il primo contatto? In molte aziende, una volta ottenuto un indirizzo email o concluso un acquisto, la comunicazione si interrompe oppure prosegue attraverso newsletter periodiche, spesso uguali per tutti i destinatari.

È un approccio che rischia di sprecare una parte importante del lavoro fatto per acquisire quel contatto. Un potenziale cliente potrebbe avere bisogno di ulteriori informazioni prima di prendere una decisione, mentre chi ha già acquistato potrebbe essere interessato a prodotti complementari, aggiornamenti o servizi aggiuntivi. In entrambi i casi, il momento e il contenuto del messaggio possono fare la differenza.

Per questo motivo, sempre più imprese stanno ripensando il modo in cui gestiscono le comunicazioni digitali, passando da invii programmati a percorsi costruiti sulle esigenze e sui comportamenti delle persone.

Non tutte le email devono arrivare nello stesso momento

Una newsletter tradizionale viene generalmente preparata e inviata a una lista di contatti in una data prestabilita. È uno strumento ancora utile per condividere novità, promozioni e contenuti, ma presenta un limite: non sempre tiene conto della situazione specifica di chi la riceve.

Immaginiamo, per esempio, un’azienda che vende attrezzature sportive. Un utente si iscrive al sito per ricevere informazioni, consulta più volte una determinata categoria di prodotti e, qualche giorno dopo, effettua un acquisto. Un altro contatto, invece, ha già comprato in passato ma non visita il sito da diversi mesi.

Inviare a entrambi la stessa comunicazione promozionale potrebbe non essere la scelta più efficace. Il primo potrebbe aver bisogno di approfondimenti sui prodotti che sta valutando, mentre il secondo potrebbe essere interessato a una proposta pensata per favorire un nuovo acquisto.

La differenza non sta necessariamente nel numero di email inviate, ma nella capacità di proporre un contenuto pertinente rispetto al momento in cui si trova il destinatario.

Come funziona una comunicazione automatizzata

È qui che entra in gioco l’automazione. Invece di preparare manualmente ogni invio, l’azienda può definire una serie di regole che attivano determinate comunicazioni quando si verifica un’azione o una condizione specifica.

L’iscrizione a una newsletter, il download di un documento, una richiesta di informazioni, un acquisto o un periodo di inattività possono diventare il punto di partenza di un percorso.

Un nuovo iscritto, per esempio, può ricevere un messaggio di benvenuto seguito da alcune comunicazioni che presentano l’azienda, i suoi servizi o i contenuti più utili. Chi richiede un preventivo può ricevere informazioni aggiuntive dopo alcuni giorni, mentre un cliente che ha appena acquistato può essere accompagnato con istruzioni, suggerimenti per l’utilizzo o richieste di feedback.

Questi processi vengono spesso chiamati workflow: sequenze di messaggi che si attivano in base a eventi, caratteristiche del contatto e intervalli temporali definiti in precedenza.

L’obiettivo non è inviare più comunicazioni possibili, ma fare in modo che ciascuna arrivi quando può essere realmente utile.

Dall’ecommerce alle aziende B2B: le applicazioni sono diverse

Quando si parla di email automatizzate, il primo esempio che viene in mente è spesso quello del commercio elettronico. Il carrello abbandonato, la conferma dell’ordine e le comunicazioni successive all’acquisto sono applicazioni ormai diffuse.

In realtà, queste strategie possono essere utilizzate anche in settori molto diversi.

Un’azienda che opera nel B2B, per esempio, può impostare un percorso di comunicazione per chi scarica una presentazione commerciale o partecipa a un webinar. Un potenziale cliente interessato a un servizio può ricevere approfondimenti specifici, casi applicativi e informazioni utili per valutare una possibile collaborazione.

Anche nel settore dei servizi, l’automazione può contribuire a mantenere attivo il rapporto con i clienti: dai promemoria agli aggiornamenti, fino alle comunicazioni successive alla conclusione di un progetto.

Le possibilità dipendono soprattutto dalla conoscenza del pubblico, dagli obiettivi aziendali e dai dati che è possibile utilizzare in modo corretto.

Il valore dei dati, senza perdere il rapporto umano

Per costruire comunicazioni pertinenti non basta disporre di un software. Serve innanzitutto capire quali informazioni raccogliere e come utilizzarle.

La segmentazione dei contatti permette di distinguere le persone in base a interessi, preferenze, interazioni precedenti e fase del rapporto con l’azienda. In questo modo, i messaggi possono essere adattati a gruppi con esigenze differenti, senza dover creare ogni volta una campagna completamente nuova.

La qualità dei dati è però fondamentale. Informazioni incomplete, non aggiornate o raccolte senza una gestione adeguata delle preferenze possono compromettere l’efficacia delle attività. È altrettanto importante rispettare le regole sul trattamento dei dati personali e le condizioni del consenso alle comunicazioni commerciali.

L’automazione, inoltre, non dovrebbe trasformare ogni interazione in una sequenza impersonale. Al contrario, deve aiutare le aziende a gestire le attività ripetitive, lasciando alle persone il tempo necessario per occuparsi delle relazioni che richiedono ascolto, consulenza e intervento diretto.

Come capire se la strategia sta funzionando

Un altro aspetto importante riguarda la misurazione dei risultati. Il numero di email inviate o il tasso di apertura, considerato isolatamente, non sono sufficienti per valutare il contributo di un percorso automatizzato.

È più utile osservare cosa succede dopo la comunicazione: quanti destinatari visitano una pagina, quanti richiedono informazioni, quanti completano un acquisto e quanti tornano a interagire con l’azienda.

Le metriche devono essere coerenti con l’obiettivo del singolo flusso. Una sequenza dedicata alla fidelizzazione, per esempio, non dovrebbe essere valutata soltanto in base alle vendite immediate, ma anche considerando la continuità del rapporto e il comportamento dei clienti nel tempo.

Per ottenere una visione completa, le piattaforme di invio dovrebbero inoltre dialogare con gli altri strumenti aziendali, in particolare con il CRM. Integrare le informazioni consente di evitare comunicazioni scollegate tra loro e di ricostruire con maggiore precisione la relazione con ciascun contatto.

L’automazione funziona quando segue una strategia

Automatizzare le email non significa delegare a un software la gestione dei clienti. Significa progettare in anticipo alcune comunicazioni ricorrenti, definendo a chi rivolgerle, in quale momento e con quale obiettivo.

Una strategia di email marketing automation efficace parte quindi dalla conoscenza del pubblico e dalla mappatura dei diversi momenti di contatto tra azienda e cliente. Solo in seguito entrano in gioco la scelta degli strumenti, la configurazione dei flussi e l’analisi delle performance.

In un mercato in cui acquisire nuovi clienti è sempre più impegnativo, saper coltivare le relazioni già avviate può rappresentare un vantaggio competitivo significativo. Non serve necessariamente comunicare di più: spesso, la differenza sta nel riuscire a dire la cosa giusta alla persona giusta, nel momento in cui ha davvero senso farlo.

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