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Cocaina nel Nordest: come leggere lo studio su purezza e sequestri

Lo studio del laboratorio dell’Ulss 3 Serenissima analizza campioni sequestrati tra il 2015 e il 2025: aumentano la purezza media e le dosi equivalenti ad alta concentrazione. I dati non misurano direttamente i consumi.

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Una bustina sigillata con una piccola traccia di polvere bianca su un banco di laboratorio, illustrazione dell’analisi dei campioni sequestrati.
Un campione forense sigillato richiama lo studio sui campioni di cocaina sequestrati e analizzati nel Nordest. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Nei campioni di cocaina sequestrati nel Nordest e analizzati dal laboratorio dell’Ulss 3 Serenissima, la purezza media è salita da circa 50% a 75% tra il 2015 e il 2025. Nel confronto fra il primo e l’ultimo triennio osservato, le dosi equivalenti calcolate sui sequestri sono raddoppiate, da circa 300 mila a 600 mila; quelle con concentrazione superiore all’80% sono passate da 27 mila a 300 mila. Lo studio, condotto su 6.301 campioni provenienti da sei distretti giudiziari, documenta un cambiamento nella sostanza intercettata, ma non è un censimento delle vendite o dei consumatori.

La distinzione è importante: le “dosi equivalenti” sono un’elaborazione che tiene conto della quantità sequestrata e della concentrazione misurata. Non corrispondono necessariamente a dosi effettivamente messe in vendita o assunte. I risultati aiutano a seguire l’evoluzione dei campioni affidati al laboratorio; per stimare i consumi della popolazione servono altri indicatori.

Come leggere i numeri dello studio

La ricerca copre undici anni, dal 2015 al 2025, e riguarda un territorio del Veneto di oltre 10 mila chilometri quadrati e circa due milioni di abitanti, servito dal laboratorio forense veneziano. I campioni sono stati sottoposti ad analisi tossicologiche per misurare la purezza e riconoscere le sostanze aggiunte. Secondo lo studio, la quota dei prodotti con purezza inferiore al 50% è quasi scomparsa negli ultimi anni, mentre sono aumentati quelli sopra l’80%.

Indicatore 2015-2017 2023-2025 Che cosa misura
Dosi equivalenti sequestrate Circa 300.000 Circa 600.000 Stima calcolata sui quantitativi sequestrati e sulla concentrazione
Purezza media Circa 50% Circa 75% Concentrazione media nei campioni analizzati
Dosi equivalenti con purezza superiore all’80% 27.000 300.000 Stima riferita ai campioni ad alta concentrazione

Il salto da 27 mila a 300 mila equivale a un aumento di oltre undici volte nel confronto fra i due trienni. È una variazione delle dosi equivalenti ricavate dai sequestri, non la prova che nello stesso periodo siano cresciute in misura identica le dosi consumate. Analogamente, il passaggio della purezza media dal 50% al 75% descrive i campioni ricevuti e analizzati, non necessariamente ogni prodotto disponibile sul mercato.

Per dare un riferimento più ampio, l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe riporta che nel 2024 la purezza media della cocaina al dettaglio variava dal 48% al 92% nei Paesi europei: metà dei Paesi che hanno fornito dati si collocava fra il 64% e il 75%. Il dato del laboratorio veneziano è quindi compatibile con valori elevati osservati in Europa, ma il confronto non rende direttamente equivalenti le due rilevazioni: cambiano area geografica, periodo e tipo di campioni.

Perché i sequestri non misurano i consumi

Il numero e la quantità dei sequestri dipendono da ciò che circola, ma anche dall’attività delle forze dell’ordine, dalle priorità dei controlli e dai flussi di materiali inviati ai laboratori. Inoltre, i campioni analizzati non costituiscono un campione casuale di tutte le dosi presenti sul territorio. L’Agenzia europea sulle droghe avverte che i sequestri sono un indicatore indiretto della disponibilità e riflettono anche l’intensità e le modalità dei controlli.

Lo studio offre dunque una misura circoscritta: descrive le caratteristiche chimiche delle sostanze sequestrate e trasmesse al laboratorio. Non permette, da solo, di stabilire quante persone consumino cocaina, quanta ne venga venduta o dove sia destinata ogni partita. La cronaca locale riferisce che circa metà dei quantitativi sequestrati nell’area osservata sarebbe stata collegata al Veneziano; anche questa informazione riguarda i sequestri e non consente di concludere che metà dei consumi avvenga nella provincia.

La composizione cambia e cresce l’attenzione sui rischi

Oltre alla purezza, lo studio segnala una trasformazione delle sostanze da taglio: al levamisolo, più presente in passato, si affiancano più spesso combinazioni che comprendono procaina e caffeina. Il profilo chimico interessa la tossicologia perché i campioni non contengono sempre soltanto cocaina e gli adulteranti possono avere effetti propri. A livello europeo, l’EUDA ha registrato nel 2024 un forte aumento dei sequestri di procaina; il dato riguarda il mercato europeo nel suo complesso e non prova, da solo, un legame con la tendenza locale.

Gli autori riportano inoltre traiettorie analoghe nei procedimenti giudiziari che coinvolgono minorenni. L’abstract consultabile non fornisce però un conteggio sufficiente a quantificare il fenomeno né a stimare quanti giovani consumino cocaina: il dato riguarda casi giudiziari osservati e va letto entro questo perimetro.

La maggiore concentrazione significa che, a parità di peso, un campione contiene più principio attivo. È un elemento rilevante per valutare l’esposizione potenziale, ma i soli dati chimici non dimostrano un aumento di intossicazioni o di altri danni sanitari. Per accertare gli effetti sulla salute occorre affiancare ai sequestri i dati clinici e assistenziali. L’EUDA segnala che la cocaina è stata la sostanza più frequentemente coinvolta nelle presentazioni per tossicità acuta nei reparti sentinella europei nel 2024; è un indicatore distinto, su scala europea, che non quantifica gli effetti dello studio veneto.

Il tossicologo forense dell’Ulss 3 Giampietro Frison, nelle dichiarazioni riportate da ANSA, ha richiamato i rischi del crack fumato: l’assorbimento è più rapido rispetto all’assunzione per via intranasale e, secondo il professionista, ciò può aumentare il rischio di overdose. Il richiamo riguarda la modalità di assunzione e i rischi clinici; non è una conclusione quantitativa ricavata dal confronto dei sequestri.

Sequestri e persone in cura sono indicatori diversi

Le cronache locali riportano che le persone seguite dai SerD dell’Ulss 3 per grave dipendenza da cocaina sarebbero passate da 259 nel 2015 a 389 nel 2025; quelle in carico per uso di crack da 15 a 45. Sono numeri relativi alle persone prese in carico dai servizi, non una stima di tutti i consumatori. Per interpretarli servono anche le definizioni adottate, i criteri di accesso e la continuità della rilevazione: elementi da verificare sui dati originari.

Incrociare nel tempo analisi forensi, dati sanitari e altri indicatori può aiutare i servizi a individuare cambiamenti nei prodotti e a orientare prevenzione e assistenza. È una possibile utilità del monitoraggio, non una misura annunciata o già attuata sulla base di questo studio. Per capire se le tendenze osservate nei sequestri corrispondano a un cambiamento più ampio dei consumi occorrono serie indipendenti, come indagini sulla popolazione, dati clinici comparabili e analisi delle acque reflue.

Il risultato più solido della ricerca riguarda quindi i campioni esaminati: nel decennio sono diventati mediamente più puri e sono cresciute le dosi equivalenti ad alta concentrazione ricavate dai sequestri. L’estensione di questa tendenza ai consumi effettivi e ai danni sanitari resta una questione distinta, da valutare con altri dati.

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