Politica
Antimafia, il M5S chiede di audire Di Matteo e Melillo
I parlamentari pentastellati chiedono alla Commissione Antimafia di ascoltare i due magistrati sulle contestazioni di Di Matteo al coordinamento delle indagini sulle stragi. Nell’ordine del giorno del 3 novembre le audizioni non compaiono.
Il Movimento 5 Stelle ha chiesto alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, di audire Antonino Di Matteo e Giovanni Melillo sulle contestazioni riguardanti il coordinamento delle indagini sulle stragi mafiose del 1992 e 1993. La richiesta è stata inviata il 30 ottobre 2026, dopo la pubblicazione di un esposto di Di Matteo. Non è però una convocazione: nell’ordine del giorno ufficiale della seduta del 3 novembre, consultato il 31 ottobre, le audizioni non risultano in programma.
La richiesta formale dei componenti M5S sollecita un confronto con entrambi i magistrati. I parlamentari chiedono di chiarire le criticità denunciate da Di Matteo e il funzionamento del coordinamento investigativo: il passaggio in Commissione, se sarà calendarizzato, servirà a raccogliere elementi e risposte, ma non accerterà da solo la fondatezza delle contestazioni.
Che cosa contesta Di Matteo
L’esposto è stato indirizzato al procuratore generale della Corte di Cassazione e alla Settima commissione del Consiglio superiore della magistratura. Secondo i resoconti giornalistici consultati, Di Matteo lamenta un progressivo indebolimento del cosiddetto Gruppo stragi della Direzione nazionale antimafia (Dna) e una circolazione insufficiente delle informazioni sulle indagini condotte da diverse procure. Sostiene, tra l’altro, di aver appreso dalla stampa alcuni sviluppi investigativi che, a suo giudizio, avrebbero dovuto essere condivisi attraverso i canali interni.
Tra gli episodi riferiti nell’esposto figurano la scarsa frequenza delle riunioni del gruppo e il coinvolgimento dei suoi componenti nelle attività di coordinamento, compreso il filone mafia-appalti. I dettagli sono riportati dal resoconto delle contestazioni contenute nell’esposto; il testo integrale dell’atto non è tra le fonti consultate. Si tratta quindi della ricostruzione attribuita a Di Matteo, non di fatti accertati in questa sede. Nelle fonti consultate non è stata trovata una replica pubblica di Melillo o della Dna.
Perché la questione riguarda il coordinamento investigativo
Il tema sottostante è il ruolo della Procura nazionale antimafia nel raccordare le indagini. L’articolo 371-bis del codice di procedura penale attribuisce al procuratore nazionale funzioni di impulso per rendere effettivo il coordinamento tra le procure distrettuali e assicurare completezza e tempestività delle investigazioni, come indica il testo normativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Le contestazioni di Di Matteo riguardano dunque, nella sua prospettiva, non soltanto i rapporti tra magistrati, ma anche la condivisione delle informazioni nell’ambito di quel coordinamento.
Il M5S ha definito la denuncia di rilevanza istituzionale e ha chiesto di ascoltare sia Di Matteo sia Melillo. La richiesta è stata sottoscritta dai componenti pentastellati della Commissione, tra cui Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato, come riferisce il resoconto della loro iniziativa. È una posizione politica dei firmatari, distinta dalle verifiche che competono agli organi destinatari dell’esposto.
Che cosa è previsto e che cosa resta da decidere
Nell’ordine del giorno pubblicato dalla Camera per il 3 novembre figurano l’esame di proposte di relazione, ma non le audizioni richieste dal M5S. La situazione fotografata dal calendario è quindi chiara: alla data del 31 ottobre non risulta fissata una data per ascoltare Di Matteo e Melillo. Un successivo aggiornamento del programma resta possibile.
La Commissione ha già ascoltato sul filone di via D’Amelio il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca: il 20 ottobre si è svolto il seguito della sua audizione, come documenta la registrazione ufficiale della seduta. Il M5S richiama anche le dichiarazioni rese da De Luca tra gli elementi da approfondire; il suo ascolto, tuttavia, non risponde automaticamente alle diverse contestazioni di Di Matteo sulla circolazione delle informazioni nel Gruppo stragi.
Il prossimo passaggio concreto è verificare se la Commissione inserirà le audizioni in una convocazione successiva o aggiornerà il calendario. Fino ad allora, la richiesta resta un’iniziativa dei parlamentari e le contestazioni sull’organizzazione della Dna restano da valutare separatamente.
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