Salute
Stoccolma, le nuove regole negli asili non aumentano l’attività fisica
Uno studio randomizzato in 124 scuole dell’infanzia di Stoccolma non ha rilevato più attività fisica dopo sei mesi di nuove regole. L’aumento del movimento è stato simile anche nelle strutture di controllo.
Sei mesi di nuove regole nelle scuole dell’infanzia di Stoccolma — più tempo all’aperto, gioco guidato e uscite settimanali — non hanno prodotto un aumento misurabile dell’attività fisica rispetto alle pratiche abituali. Lo indica uno studio randomizzato pubblicato su JAMA Network Open il 27 ottobre 2026, che ha coinvolto 124 scuole pubbliche e 3.751 bambini tra i 3 e i 5 anni.
In breve: il movimento è aumentato in entrambi i gruppi, ma in misura simile. Il risultato riguarda l’attività misurata durante l’orario prescolare e non dimostra che le occasioni di gioco o di movimento siano inutili.
Che cosa è stato misurato e che cosa è emerso
I ricercatori hanno assegnato casualmente 62 scuole al programma e 62 alle pratiche abituali. I bambini hanno indossato accelerometri al polso per sette giorni, all’inizio dello studio e dopo sei mesi. L’analisi ha confrontato tre esiti principali tra le 9 e le 15: minuti di attività fisica da moderata a vigorosa, attività fisica complessiva e numero di passi.
| Esito | Gruppo con la policy | Controlli | Differenza tra i cambiamenti |
|---|---|---|---|
| Attività moderata-vigorosa, minuti al giorno | 27,4 → 33,0 | 27,6 → 33,0 | +0,3 minuti; non significativa |
| Attività complessiva, minuti al giorno | 177,7 → 185,3 | 176,5 → 184,5 | −0,3 minuti; non significativa |
| Passi al giorno | 5.415 → 5.953 | 5.549 → 6.078 | +8 passi; non significativa |
I dati riportano i valori stimati al basale e al controllo successivo. Per l’attività moderata-vigorosa, la differenza tra i cambiamenti è stata di 0,3 minuti al giorno, con un intervallo di confidenza al 95% da −0,7 a 1,3 e un valore P di 0,57. Anche per attività complessiva e passi i confronti non hanno mostrato differenze statisticamente significative tra i gruppi.
La distinzione è importante: i bambini si sono mossi di più nel periodo osservato, ma l’incremento è stato simile anche nelle scuole senza il programma. Lo studio, quindi, non attribuisce alla policy l’aumento comune e non conclude che ogni singola attività prevista sia inefficace.
Le sei componenti del programma
La policy era un pacchetto co-progettato da ricercatori, amministratori comunali, dirigenti e personale educativo, con materiali e strumenti per monitorarne l’applicazione. Prevedeva:
- almeno tre ore complessive all’aperto ogni giorno, distribuite tra mattina e pomeriggio;
- almeno dieci minuti quotidiani di gioco attivo guidato dagli insegnanti;
- almeno un’uscita all’aperto alla settimana;
- accoglienza e ricongiungimento con le famiglie all’esterno, quando possibile;
- uso degli schermi per finalità didattiche;
- comunicazioni ai genitori per incoraggiare gli spostamenti attivi da e verso la scuola.
Le misure non sono state applicate tutte con la stessa frequenza. In base ai questionari settimanali compilati dal personale, l’adesione media variava dal 46% dei giorni feriali per le escursioni nelle aree naturali al 95,3% per l’accoglienza all’aperto. Per il gioco attivo guidato era del 73%; per il tempo minimo all’aperto, dell’84,7%. Sono percentuali riferite ai giorni in cui le singole pratiche venivano attuate, non alla quota di bambini che ha aumentato il proprio movimento.
Un confronto con le pratiche già esistenti
Le scuole di controllo non erano prive di iniziative sul movimento. All’avvio, una policy formale risultava presente in 31 delle 62 scuole assegnate al programma (50%) e in 26 delle 62 scuole di controllo (41,9%). Inoltre, il quadro educativo svedese già include attività e tempo nella natura. I controlli potevano adottare autonomamente pratiche simili: il confronto misurava quindi il valore aggiunto del nuovo pacchetto rispetto a un contesto in cui alcune iniziative erano già presenti, non rispetto all’assenza completa di movimento organizzato.
Un precedente studio del Centro per l’epidemiologia e la medicina di comunità di Stoccolma, condotto nel 2018 e 2019 nel quartiere di Södermalm, aveva osservato un’associazione tra routine scritte sul movimento e livelli di attività più elevati. La ricerca comprendeva 404 bambini, 337 dei quali inclusi nelle analisi. Quel risultato osservazionale non dimostrava che le routine avessero causato la differenza; il nuovo studio randomizzato ha messo alla prova una policy strutturata in più scuole e non ha rilevato un effetto aggiuntivo sui tre indicatori principali.
Il contesto della pandemia e i limiti del risultato
Le rilevazioni si sono svolte tra il 2020 e il 2021. Le scuole dell’infanzia svedesi erano generalmente rimaste aperte, mentre le indicazioni sanitarie del periodo prevedevano che i bambini con sintomi respiratori lievi, o con familiari sintomatici, restassero a casa. Gli autori considerano possibile che le assenze e la diffusione più ampia di pratiche all’aperto abbiano ridotto la differenza tra i gruppi; non dimostrano che la pandemia abbia causato il risultato.
Anche la durata di sei mesi potrebbe non essere stata sufficiente perché le nuove regole diventassero routine consolidate. Gli autori segnalano inoltre che non è stato possibile quantificare con precisione quanto le pratiche già adottate dalle scuole di controllo si sovrapponessero a quelle della policy. Tra i limiti, indicano anche la perdita di alcune misurazioni dei bambini al follow-up: l’analisi principale ha incluso 3.417 partecipanti, non tutti i 3.751 inizialmente assegnati alle scuole.
Tra gli esiti secondari, lo studio ha rilevato piccole differenze a favore del gruppo con la policy per l’indice di massa corporea e la circonferenza vita; non sono emerse differenze significative nella forza di presa o nelle misure del funzionamento psicosociale. Gli autori precisano che questi risultati erano esplorativi: non sostituiscono il risultato principale, che non ha mostrato un aumento dell’attività fisica attribuibile al programma.
Che cosa resta da valutare
Il trial mostra quanto sia difficile trasformare una regola organizzativa in un cambiamento misurabile del comportamento, soprattutto quando le strutture di confronto adottano già pratiche simili. Gli autori indicano, per le valutazioni future, un sostegno più continuativo all’applicazione, una definizione più chiara delle componenti efficaci e strategie complementari. Resta da verificare se interventi più duraturi o meglio integrati nelle routine scolastiche possano produrre cambiamenti rilevabili.
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