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Deezer: oltre metà dei nuovi caricamenti è musica generata dall’IA

A giugno 2026 i brani interamente generati dall’IA hanno superato il 50% dei caricamenti giornalieri di Deezer nei giorni di picco, ma rappresentavano l’1-3% degli stream. Uno studio preliminare su Spotify rileva un divario simile tra quantità pubblicate e ascolti.

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Una mano meccanica sfiora i tasti di un pianoforte in un’illustrazione editoriale sulla musica .
Una mano meccanica sul pianoforte rappresenta la musica e la distanza tra nuovi caricamenti e ascolti. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

A giugno 2026, nei giorni di picco, i brani interamente generati dall’intelligenza artificiale hanno superato la metà dei nuovi caricamenti su Deezer. La piattaforma riferisce di riceverne in media circa 90.000 al giorno. Il loro peso sugli ascolti, però, è molto più contenuto: Deezer stima che rappresentino tra l’1 e il 3% degli stream del servizio. Il dato riguarda una singola piattaforma e non significa che metà della musica ascoltata sia creata dall’IA.

La distanza tra brani consegnati e brani ascoltati è il punto centrale: la crescita del catalogo non si traduce automaticamente in una diffusione equivalente tra il pubblico. La notizia principale e le stime sono riportate da Deezer nel suo aggiornamento sui caricamenti e gli ascolti; non sono una rilevazione indipendente dell’intero mercato.

La quota dei caricamenti è salita dal 44% a oltre la metà

Le cifre diffuse dalla società mostrano una crescita nel corso della primavera e dell’estate. Ad aprile Deezer aveva comunicato circa 75.000 brani generati interamente dall’IA al giorno, pari a circa il 44% dei nuovi caricamenti. A luglio ha riferito che a giugno la quota aveva superato il 50% nei giorni di picco, con una media mensile di circa 90.000 tracce al giorno. Sono due aggiornamenti dell’azienda, riferiti al suo servizio: non indicano una quota del catalogo complessivo di tutte le piattaforme.

Indicatore Dato riportato Periodo e limite
Nuovi caricamenti su Deezer Circa 75.000 al giorno, pari al 44% Dato comunicato ad aprile 2026
Nuovi caricamenti su Deezer Circa 90.000 al giorno in media; oltre il 50% nei giorni di picco Dato relativo a giugno 2026, comunicato a luglio
Stream di brani interamente IA su Deezer Tra l’1 e il 3% del totale Stima della piattaforma, non dell’intero mercato
Tracce IA analizzate su Spotify Il 93% ha meno di 1.000 ascolti complessivi Risultato di uno studio preliminare; non è un dato ufficiale di Spotify

Deezer afferma di individuare nel suono tracce tecniche associate ai modelli generativi e di usare il sistema per identificare la musica creata interamente con l’IA. La piattaforma dichiara inoltre di escludere le tracce rilevate dalle raccomandazioni algoritmiche e dalle playlist editoriali. Queste misure sono un possibile motivo del basso peso degli stream, ma il dato pubblicato non consente, da solo, di stabilire quanto ciascun intervento contribuisca al risultato.

Che cosa mostra lo studio su Spotify

Un preprint pubblicato su arXiv analizza i brani presenti su Spotify incrociandone i metadati con le etichette IA di Deezer. I ricercatori sono riusciti ad associare un’etichetta a circa 40,7 milioni di tracce, su oltre 52,9 milioni pubblicate su Spotify dal 2024. Il campione e il metodo dipendono dalla possibilità di trovare la stessa traccia nei cataloghi delle due piattaforme: il risultato, quindi, non descrive necessariamente ogni brano presente su Spotify.

Nel conteggio complessivo dalla pubblicazione, lo studio rileva che il 93% dei brani classificati come generati dall’IA non raggiunge 1.000 ascolti. Per ridurre il vantaggio che i brani più vecchi avrebbero in un confronto basato sugli ascolti accumulati nel tempo, gli autori hanno anche confrontato un periodo comune di cinque mesi, dal 1° gennaio al 31 maggio 2026. In quell’intervallo, la soglia dei 1.000 ascolti non è stata raggiunta dal 92,7% delle tracce IA e dal 67,5% di quelle classificate come umane.

La soglia non distingue una traccia con pochissimi ascolti da una senza ascolti: nel dataset utilizzato, Spotify non forniva ai ricercatori conteggi esatti al di sotto dei 1.000 stream, soglia usata per la monetizzazione. I risultati indicano dunque una diversa distribuzione degli ascolti, non che ogni brano IA sia ignorato o che nessuno abbia avuto successo. Il preprint descrive il campione, il metodo e i limiti dell’analisi; non si tratta di una ricerca commissionata o certificata da Spotify.

La facilità di pubblicazione e i limiti dei rilevatori

Il volume di caricamenti è legato anche ai passaggi necessari per arrivare alle piattaforme. Nello stesso studio, i ricercatori hanno generato brani e li hanno inviati a 11 distributori indipendenti. Nei test, alcuni distributori che dichiaravano di non accettare musica IA hanno comunque approvato e inoltrato i brani. È un esperimento circoscritto, non una verifica sistematica di tutti i distributori; suggerisce però che le regole dichiarate e i controlli applicati possono non coincidere.

Gli autori hanno testato anche strumenti di rilevamento. In condizioni controllate, il metodo basato sulle tracce spettrali ha mostrato buone prestazioni, ma gli esperimenti indicano che modifiche come compressione, variazione dell’intonazione o riverbero possono renderne più difficile l’identificazione. I test sulla capacità di elusione hanno coinvolto campioni ridotti: non dimostrano che ogni rilevatore fallisca nella pratica, ma ricordano che etichettare la musica interamente sintetica resta una sfida tecnica. Inoltre, un’etichetta che identifica un brano interamente generato dall’IA non descrive necessariamente l’uso parziale di strumenti generativi in una produzione con contributo umano.

Deezer ha stimato che fino all’85% degli stream dei brani interamente IA nel 2025 fosse fraudolento e dichiara di escludere dal calcolo delle royalty gli ascolti manipolati che individua. È una stima dell’azienda, non una misura indipendente. La distinzione conta: il numero di caricamenti misura l’offerta arrivata al servizio, mentre il dato sulle frodi riguarda una parte degli ascolti e il modo in cui la piattaforma li classifica.

Le piattaforme sperimentano etichette e filtri diversi

Le misure annunciate non intervengono tutte sullo stesso problema. Deezer applica etichette agli album che rileva come interamente generati dall’IA e ha annunciato un’opzione per escludere questo tipo di contenuto dai risultati di ricerca. La funzione è attesa entro la fine del 2026: al 28 ottobre resta quindi un annuncio, non una funzione che si possa dare per già disponibile. La piattaforma afferma di avere escluso oltre 42 milioni di brani IA dalle raccomandazioni tra gennaio 2025 e agosto 2026 e di avere etichettato più di 14 milioni di album. Anche questi sono dati comunicati da Deezer.

Spotify affronta invece, tra le altre cose, l’identità pubblica dei profili. Il badge “AI Persona” segnala che l’identità dell’artista può essere generata dall’IA; non stabilisce come sia stata prodotta ogni canzone. Per l’uso dell’IA nel processo creativo la società indica strumenti distinti, come i crediti IA. Nell’aggiornamento del 20 ottobre, Spotify ha riferito che migliaia di profili avevano ricevuto il badge e che tali profili sono esclusi per impostazione predefinita dalle raccomandazioni editoriali e algoritmiche, salvo eccezioni come il seguito volontario da parte dell’utente.

Nello stesso aggiornamento Spotify ha dichiarato di aver tolto più di 50 milioni di tracce classificate come spam o contenuto di bassa qualità dalle raccomandazioni nel corso dell’anno e di aver rimosso oltre 75 milioni di tracce spam dalla piattaforma per violazioni gravi o ripetute. La società non presenta queste cifre come un conteggio di sola musica IA: la categoria comprende anche contenuti di spam non necessariamente generati dall’intelligenza artificiale.

Per gli ascoltatori, i numeri chiariscono perché una crescita vistosa del catalogo non equivalga a un’invasione degli ascolti. Per artisti e autori, la questione documentata riguarda la possibile manipolazione degli stream e la distribuzione delle royalty; i dati disponibili non misurano, da soli, quanto i brani IA sottraggano ascolti o compensi ai musicisti umani. I prossimi passaggi concreti sono l’attivazione del filtro Deezer annunciato entro fine anno e l’evoluzione dei sistemi di rilevamento, delle etichette e delle regole dei distributori. Il confronto tra piattaforme resterà limitato finché metodi e dati pubblicati non saranno più omogenei.

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