Energia
Dell’Acqua: più autosufficienza energetica in 2-3 anni, ma il gas servirà ancora
Il presidente di Arera prospetta una minore esposizione agli shock geopolitici grazie a rinnovabili e infrastrutture. La stima non indica un obiettivo misurabile e non è un risultato acquisito.
Entro due o tre anni l’Italia potrebbe aumentare la propria autosufficienza energetica e risentire meno degli shock geopolitici. È la prospettiva indicata il 4 novembre 2026 a Ecomondo dal presidente di Arera, Nicola Dell’Acqua, che ha collegato il possibile cambiamento agli obiettivi del Pniec e agli investimenti in infrastrutture per le fonti alternative. La stima, che porta indicativamente al 2028-2029, non specifica però una metrica, un valore-obiettivo o tappe annuali: è una previsione riferita da Dell’Acqua, non un risultato già raggiunto. Le sue dichiarazioni nell’intervista da Ecomondo riguardano anche il ruolo del gas, che secondo il presidente resterà necessario nei prossimi vent’anni.
La dipendenza energetica resta elevata
Per misurare la distanza da una maggiore autosufficienza, il dato ufficiale più recente nella serie Ispra consultata è quello del 2024: la dipendenza energetica complessiva dalle importazioni era pari al 75,8%. L’indicatore riguarda il fabbisogno energetico nazionale nel suo insieme, non soltanto l’elettricità. Nello stesso anno, l’Italia importava il 95,8% del gas naturale e il 95,5% dei prodotti petroliferi utilizzati; per le fonti rinnovabili la dipendenza dall’estero era invece del 6,1%. I numeri descrivono la situazione del 2024: non misurano l’andamento del 2026 né gli effetti futuri degli investimenti.
Questa distinzione aiuta a capire perché più impianti rinnovabili non si traducano automaticamente, e in tempi brevi, in autosufficienza dell’intero sistema. Il contributo dipende dalla quota di energia prodotta in Italia, ma anche dalla domanda e dall’uso delle fonti nei trasporti, nell’industria e nel riscaldamento. Il dato Ispra, inoltre, non è una misura dei prezzi pagati da famiglie e imprese.
La rete è uno dei passaggi decisivi
Il richiamo di Dell’Acqua alle infrastrutture riguarda una condizione concreta: l’energia prodotta deve poter essere connessa alla rete e trasportata verso i luoghi di consumo. L’OCSE segnala che i ritardi nella realizzazione delle opere e la capacità di connessione insufficiente hanno frenato lo sviluppo di nuova generazione. A giugno 2025, Terna aveva ricevuto richieste di connessione per circa 350 GW di nuova capacità rinnovabile, cinque volte l’obiettivo governativo di investimento nelle rinnovabili al 2030. Non si tratta di impianti già autorizzati o in funzione: l’OCSE rileva che molti progetti erano in attesa di approvazione o non più prioritari per gli investitori.
La produzione solare ed eolica, inoltre, non è costante. Reti, connessioni e capacità di bilanciare produzione e domanda servono a integrare queste fonti nel sistema. L’OCSE osserva anche che l’espansione della generazione rinnovabile va accompagnata da investimenti valutati per costi e utilità: non basta accumulare richieste o annunciare opere perché aumenti l’energia effettivamente disponibile. Il suo quadro sulle forniture elettriche e sulla sicurezza energetica in Italia mette in evidenza anche i ritardi autorizzativi e di connessione che possono ostacolare i nuovi impianti.
Il gas resta nel mix e i prezzi possono oscillare
Secondo Dell’Acqua, nei prossimi vent’anni servirà ancora gas e le relative infrastrutture dovranno essere mantenute. È una valutazione sul ruolo che questa fonte continuerà ad avere, non l’annuncio di un nuovo piano operativo né una previsione annuale dei consumi. La permanenza del gas, peraltro, non elimina la dipendenza dalle forniture estere: nel 2024 la quota importata del gas utilizzato in Italia era del 95,8%, secondo Ispra.
Nella stessa intervista, Dell’Acqua ha affermato che gli stoccaggi italiani di gas erano «abbondantemente sopra il 90%» e ha avvertito che resta la volatilità dei prezzi. Si tratta di un dato riferito dal presidente il 4 novembre 2026, non di una verifica indipendente inclusa nella nota pubblicata da Arera. La nota conferma la data dell’intervista e i temi trattati, ma non riporta queste dichiarazioni.
Una maggiore quota di produzione nazionale può ridurre l’esposizione agli shock delle forniture internazionali, ma non garantisce da sola bollette più basse: la previsione di Dell’Acqua non è una promessa sui prezzi. Per valutarne l’attuazione serviranno i dati degli anni successivi, la realizzazione degli impianti e delle reti e una misura esplicita della quota di fabbisogno coperta da energia prodotta in Italia.
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