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Economia & Lavoro

Crisi d’impresa, 13.470 procedure nel 2025: liquidazioni quasi stabili nel primo semestre 2026

Nel 2025 le procedure registrate da Unioncamere e InfoCamere sono aumentate del 15,5%, fino a 13.470. Nel primo semestre 2026 le liquidazioni giudiziali sono rimaste vicine ai livelli di un anno prima, mentre sono cresciute le istanze di composizione negoziata: strumenti e periodi diversi, da leggere separatamente.

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Un piccolo imprenditore e un consulente esaminano insieme documenti non leggibili in un ambiente di lavoro sobrio.
La composizione negoziata permette di avviare trattative con i creditori, ma non garantisce il risanamento dell’impresa. (© Diario del Web / AI)

Nel 2025 in Italia sono state aperte 13.470 procedure legate alla crisi d’impresa, il 15,5% in più rispetto al 2024. Le liquidazioni giudiziali sono state 9.869 (+7,2%). Nel primo semestre 2026, però, queste ultime sono rimaste pressoché stabili: 5.230 contro 5.286 nello stesso periodo del 2025. Le istanze di composizione negoziata sono invece salite da 875 a 897.

I dati, ripresi dallo studio Eurispes pubblicato il 26 ottobre 2026 e dall’Osservatorio Unioncamere-InfoCamere, descrivono fenomeni collegati ma non equivalenti. Il totale annuale comprende strumenti diversi, alcuni orientati al risanamento; non significa che siano fallite 13.470 imprese. E il confronto tra un anno intero e un semestre non consente di concludere che l’andamento del 2025 sia già stato invertito.

Un totale che comprende procedure con esiti diversi

L’Osservatorio conta le aperture registrate nel Registro delle imprese per sei strumenti del Codice della crisi: composizione negoziata, concordato semplificato, accordi di ristrutturazione dei debiti, concordato preventivo, liquidazione giudiziale e liquidazione coatta amministrativa. È quindi un indicatore del ricorso alle procedure previste dalla legge, non una misura complessiva delle imprese in difficoltà né del numero di chiusure aziendali.

Il totale è cresciuto da 9.583 procedure nel 2023 a 11.660 nel 2024 e 13.470 nel 2025, secondo il rapporto Eurispes. Nel 2025 le liquidazioni giudiziali erano il 73,3% del totale. Le altre procedure hanno finalità e possibili esiti differenti: alcune cercano di ristrutturare i debiti o di raggiungere un accordo con i creditori, altre comportano una liquidazione. La denominazione “liquidazione giudiziale” ha sostituito quella di “fallimento” nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Periodo Procedure complessive Liquidazioni giudiziali Composizioni negoziate
2025, anno intero 13.470 9.869 1.776
Primo semestre 2025 Non riportato 5.286 875
Primo semestre 2026 Non riportato 5.230 897

I confronti semestrali sono con gennaio-giugno 2025. Il totale semestrale delle procedure non è indicato nella tabella.

Le liquidazioni scendono dell’1,1% nel confronto tra semestri

Tra gennaio e giugno 2026 le liquidazioni giudiziali sono state 56 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025: una flessione di circa l’1,1%. È una variazione contenuta, non una prova che le difficoltà aziendali siano rientrate. Inoltre, confronta due semestri e non va sovrapposta alla crescita registrata sull’intero 2025.

Anche altri indicatori annuali confermano la necessità di specificare che cosa viene conteggiato. Cerved, includendo insieme liquidazioni giudiziali e liquidazioni controllate, ha rilevato 10.171 casi nel 2025, il 10,6% in più sul 2024. È un perimetro più ampio di quello del dato Unioncamere sulle sole liquidazioni giudiziali: i numeri non sono direttamente confrontabili, ma mostrano perché le definizioni incidono sul totale.

L’analisi Eurispes segnala che nel secondo trimestre 2025 il commercio è stato il comparto con più liquidazioni; edilizia e servizi hanno registrato anch’essi aumenti rispetto allo stesso trimestre del 2024. Il rapporto indica inoltre Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna tra le regioni con più casi. Sono conteggi assoluti, che risentono anche della diversa concentrazione di imprese, e non bastano da soli a misurare il rischio relativo per ciascun settore o territorio.

Secondo le elaborazioni riportate da Eurispes, le imprese che accedono a strumenti strutturati di ristrutturazione sono mediamente più grandi di quelle avviate alla liquidazione giudiziale: il rapporto indica circa 40 addetti e 16 milioni di euro di fatturato medio per le prime, contro 8 addetti e 3 milioni per le seconde. Questi valori descrivono i gruppi osservati, non dimostrano da soli che la dimensione aziendale determini la scelta o l’esito della procedura.

Composizione negoziata: aumentano le istanze, non è garantito il risanamento

Nel 2025 le istanze di composizione negoziata sono state 1.776, il 69,5% in più rispetto al 2024; le domande di concordato semplificato sono salite da 85 a 143. Nel primo semestre 2026 le istanze di composizione negoziata sono state 897, contro 875 nei primi sei mesi del 2025: circa il 2,5% in più. L’aumento delle domande segnala un maggiore ricorso allo strumento, non il numero di imprese effettivamente risanate.

La composizione negoziata consente all’impresa in squilibrio economico o finanziario di avviare trattative con i creditori con l’assistenza di un esperto indipendente. È un percorso volontario che punta a verificare se ci sono condizioni per il risanamento, non una liquidazione e neppure una garanzia di salvataggio. I dati InfoCamere danno una misura distinta degli esiti: al 1° settembre 2026, su 3.453 istanze chiuse, 777 avevano avuto esito favorevole. InfoCamere stima che abbiano contribuito a preservare circa 4.000 posti di lavoro; la stima riguarda quelle pratiche, non tutte le istanze presentate.

Alla presentazione dei dati annuali, il presidente di Unioncamere Andrea Prete ha definito la composizione negoziata uno strumento che offre alle imprese «reali opportunità» per superare le difficoltà e restare sul mercato. Il rapporto Eurispes osserva che l’accesso è cresciuto soprattutto tra le aziende medio-grandi e che commercio, manifattura e costruzioni figurano tra i comparti presenti nelle istanze. Il dato occupazionale attribuito alle procedure favorevoli è rilevante, ma non equivale a una stima dell’occupazione salvata da tutte le procedure di crisi.

Il confronto sul Codice: proposte Eurispes, non nuove regole

Una parte dello studio Eurispes riguarda il rapporto tra strumenti di risanamento, debiti fiscali e tutela dei creditori. Gli autori sostengono che l’accesso alle procedure debba essere accompagnato da verifiche sulla condotta del debitore e sulla fattibilità dei piani. È la posizione del rapporto, non una conclusione automatica ricavabile dai dati sulle aperture.

Tra le proposte figurano un ente pubblico per certificare e valutare le posizioni debitorie, modelli standard per i piani di risanamento e un fondo nazionale, con contributi pubblici e privati, per prevenire il sovraindebitamento e sostenere il rilancio delle attività. Eurispes propone inoltre di rendere la verifica della meritevolezza un requisito per tutte le procedure del Codice e di limitare l’omologazione forzosa degli accordi fiscali ai casi di silenzio o diniego ingiustificato dell’amministrazione, ipotizzando un termine di 60 o 90 giorni dopo il quale il voto potrebbe considerarsi favorevole.

Si tratta di proposte degli autori, non di misure approvate o già operative. Il rapporto sostiene che la disciplina debba bilanciare continuità aziendale, tutela dei creditori e interesse fiscale. La composizione negoziata e le altre procedure di risanamento possono offrire una strada alle imprese recuperabili; i conteggi disponibili, da soli, non dicono quante la percorreranno con successo.

Il prossimo passaggio sarà osservare gli aggiornamenti dell’Osservatorio Unioncamere-InfoCamere: i dati dei semestri successivi permetteranno di capire se la stabilità delle liquidazioni registrata nella prima metà del 2026 si conferma e come evolve il ricorso agli strumenti negoziali.

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