EconomiaUSA
Fed, tassi fermi al 3,75-4%: Cook e Hammack votano per un rialzo
Il FOMC ha mantenuto i tassi al 3,75-4% con un voto di 10-2. La Fed segnala inflazione ancora elevata e attività economica robusta, ma non indica la prossima mossa.
La Federal Reserve ha lasciato invariato il tasso di riferimento nell’intervallo 3,75-4% il 28 ottobre 2026. La decisione del Federal Open Market Committee (FOMC) è passata con 10 voti favorevoli e due contrari: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, avrebbero preferito un aumento di un quarto di punto. Nel comunicato ufficiale della riunione, la banca centrale descrive l’attività economica come in espansione a ritmo sostenuto e afferma che l’inflazione resta elevata.
In sintesi: la Fed ha scelto di attendere altri dati, senza impegnarsi su un taglio o un nuovo rialzo. Il voto diviso rende visibile il dissenso nel comitato, ma non anticipa da solo l’esito della prossima riunione né determina automaticamente i tassi applicati in Italia.
Dopo il rialzo di settembre, la Fed sceglie di aspettare
La pausa arriva dopo l’aumento di un quarto di punto deciso il 16 settembre, che aveva portato i tassi all’intervallo attuale. Il confronto tra le due riunioni mostra una valutazione economica più robusta a ottobre, pur con l’inflazione ancora sopra l’obiettivo di lungo periodo del 2%.
| Riunione | Decisione sui tassi | Voto | Valutazione economica nel comunicato |
|---|---|---|---|
| 16 settembre 2026 | Rialzo di 0,25 punti, fino al 3,75-4% | 12-0 | Attività in espansione a ritmo solido; inflazione elevata |
| 28 ottobre 2026 | Tassi invariati al 3,75-4% | 10-2 | Attività in espansione a ritmo sostenuto; inflazione elevata |
A ottobre il FOMC ha aggiunto che la spesa interna è rimasta resiliente, la produttività è cresciuta e gli investimenti in capitale sono robusti. Ha anche rilevato che i guadagni occupazionali hanno tenuto il passo con la forza lavoro e che il tasso di disoccupazione è cambiato poco. Nel comunicato di settembre, invece, la crescita era descritta come «solida». La Fed segnala dunque un’economia che regge, ma non considera risolta la pressione sui prezzi.
Il comitato ha richiamato anche l’incertezza, dovuta in parte agli sviluppi geopolitici. Ha spiegato che raccogliere ulteriori informazioni aiuterà a determinare quale orientamento monetario sia adeguato per riportare l’inflazione all’obiettivo. La scelta di non intervenire in questa riunione è quindi una decisione presente, non un’indicazione vincolante sulla direzione successiva.
Che cosa indicano i due voti contrari
Cook e Hammack hanno preferito alzare il tasso di riferimento di 0,25 punti percentuali. Il comunicato ufficiale registra questa preferenza, ma non specifica ulteriori motivazioni individuali: attribuire a ciascuna una spiegazione più precisa andrebbe oltre quanto reso noto dalla Fed.
Il dato politico-monetario certo è il dissenso: due componenti del FOMC avrebbero scelto una stretta mentre la maggioranza ha votato per mantenere i tassi. Il risultato mostra che il comitato non è unanime sul livello appropriato del costo del denaro, ma non equivale a una previsione ufficiale di rialzo a dicembre.
Nella conferenza stampa successiva alla decisione, il presidente Kevin Warsh ha riferito che per alcune imprese e famiglie le condizioni del credito si sono già irrigidite, presentando questi segnali come indicazione che la politica monetaria comincia a produrre effetti, secondo il resoconto della conferenza stampa. È un elemento di contesto, non un annuncio di una mossa futura: la dichiarazione ufficiale del FOMC non prefigura un percorso prestabilito.
Come il tasso Fed arriva a famiglie e imprese
Il tasso sui federal funds è il riferimento per i prestiti a brevissimo termine tra banche. Il FOMC non stabilisce direttamente il tasso di ogni mutuo o finanziamento: interviene sul proprio intervallo-obiettivo e la variazione si trasmette, con intensità e tempi diversi, agli altri tassi e alle condizioni finanziarie. La spiegazione della Fed sul funzionamento della politica monetaria descrive il passaggio dai tassi di breve termine alle decisioni di spesa e investimento di famiglie e imprese.
In generale, un costo del credito più alto può frenare prestiti, consumi e investimenti e contribuire a contenere la domanda e l’inflazione; può però incidere anche sull’attività economica e sull’occupazione. Gli effetti non sono immediati né identici per tutti i settori. Perciò un tasso fermo non significa che ogni finanziamento resterà invariato: entrano in gioco anche le condizioni di mercato e le scelte degli intermediari.
Per l’Italia il collegamento è indiretto. La politica monetaria dell’area euro è decisa dalla Banca centrale europea, che stabilisce i propri tassi in base alle condizioni dell’eurozona; la spiegazione della BCE sulla politica monetaria illustra come le sue decisioni influenzino i tassi applicati dalle banche nell’area. La pausa della Fed, da sola, non consente quindi di prevedere se mutui e prestiti italiani aumenteranno o diminuiranno.
Il prossimo appuntamento è a dicembre
La prossima riunione del FOMC è fissata per l’8 e 9 dicembre 2026, secondo il calendario ufficiale della Federal Reserve. Fino ad allora il comitato potrà valutare i nuovi dati economici e finanziari. Il comunicato del 28 ottobre non assume impegni su una decisione successiva: l’indicazione concreta per ora resta la conferma dei tassi al 3,75-4%, accompagnata dalla valutazione che l’inflazione è ancora elevata.
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