USA
Usa, fiducia dei consumatori in rialzo ma gli acquisti restano cauti
A ottobre l’indice del Conference Board è salito a 91,7, ma le famiglie prevedono meno spese per servizi e beni durevoli. Il costo della vita resta al centro delle preoccupazioni.
Negli Stati Uniti la fiducia dei consumatori è risalita a ottobre, ma il miglioramento dell’umore non si traduce in piani di spesa più generosi. L’indice del Conference Board è aumentato di 7,5 punti, a 91,7, rispetto agli 84,2 di settembre. Nello stesso sondaggio, però, le famiglie hanno dichiarato di prevedere meno spese per servizi e beni durevoli nei sei mesi successivi: il rimbalzo fotografa aspettative meno negative, non acquisti già effettuati né una ripresa accertata dei consumi.
La rilevazione online, condotta da Toluna dall’1 al 21 ottobre, mostra anche il peso persistente dei prezzi. Le aspettative medie d’inflazione per i dodici mesi successivi sono scese, ma restano elevate al 5,8%. Fergus McCormick, senior economist del Conference Board, ha collegato il recupero della fiducia al calo dei prezzi al dettaglio della benzina rispetto a settembre, precisando che l’indice resta su una tendenza discendente di lungo periodo. L’organizzazione ha inoltre riferito che nei commenti aperti sono aumentati i richiami al costo di alimentari, generi di drogheria, petrolio e diesel.
Il punto centrale è la distanza tra ciò che le persone dichiarano di pensare e ciò che poi comprano. Il sondaggio rileva intenzioni e valutazioni; per capire se il rimbalzo avrà conseguenze sull’economia quotidiana serviranno i dati successivi sulle spese effettive. La rilevazione di ottobre del Conference Board segnala un miglioramento del giudizio sulle condizioni correnti e sulle prospettive, ma anche cautela negli acquisti programmati.
Il miglioramento riguarda presente e prospettive, ma il pessimismo non è scomparso
L’indice complessivo riunisce due componenti. Il Present Situation Index, basato sulle valutazioni delle condizioni economiche e del mercato del lavoro attuali, è salito di 8,6 punti a 120,4. L’Expectations Index, che misura le prospettive a breve termine per reddito, attività economica e lavoro, è cresciuto di 6,9 punti a 72,6. Quest’ultimo recupero ha compensato solo in parte tre flessioni mensili consecutive.
Il dato sulle aspettative resta sotto quota 80, livello che il Conference Board associa a un possibile segnale di recessione nei dodici mesi successivi. Non è una previsione certa né una diagnosi sull’economia: indica cautela nelle risposte e va letto insieme agli altri indicatori. A ottobre, inoltre, le valutazioni correnti sono migliorate: il 21,4% degli intervistati ha giudicato “buone” le condizioni economiche, contro il 18,8% di settembre; il 17,8% le ha definite “cattive”, in calo dal 20%.
Anche le opinioni sul lavoro sono diventate moderatamente più favorevoli. La quota di chi considera abbondanti i posti di lavoro è salita al 26,7%, dal 24,3% del mese precedente; quella di chi li ritiene difficili da trovare è rimasta al 21,4%. Si tratta delle percezioni dichiarate dai partecipanti, non di una misura diretta dell’occupazione o delle assunzioni.
Il Conference Board riferisce che le aspettative sono migliorate anche per attività economica, lavoro e reddito familiare. La quota netta di consumatori che si aspetta un aumento del reddito nei sei mesi successivi è salita al 6,7%, con un miglioramento di 3,5 punti percentuali. È un segnale incoraggiante nelle risposte, ma non equivale a una crescita già avvenuta dei salari o delle entrate delle famiglie.
Le intenzioni di spesa restano deboli soprattutto per i beni durevoli
Il contrasto con il rimbalzo della fiducia emerge nei programmi di acquisto. Secondo il Conference Board, la spesa prevista per i beni durevoli è diminuita nel mese in tutte le categorie considerate. Le intenzioni di acquistare elettronica — tra cui smartphone, computer, portatili e tablet — sono calate di oltre l’1%. Anche la spesa attesa per i servizi nei sei mesi successivi è generalmente diminuita; fanno eccezione cinema, teatro, spettacoli dal vivo ed eventi sportivi.
Gli acquisti più costosi mostrano un quadro analogo: sulla media mobile a sei mesi, i piani per comprare auto e abitazioni sono diminuiti leggermente. Anche le spese previste per hotel e biglietti aerei in occasione di viaggi personali si sono moderate. Quanto alle vacanze, il 43,3% degli intervistati ha dichiarato di pianificare un viaggio nei sei mesi successivi, 0,9 punti percentuali in meno rispetto al dato rivisto di settembre. Il sondaggio rileva inoltre più programmi di viaggi domestici e meno intenzioni di visitare Paesi stranieri.
Le risposte non quantificano il valore degli acquisti che verranno effettivamente realizzati. Un calo delle intenzioni non consente da solo di prevedere quanto diminuiranno le vendite; allo stesso modo, un indice di fiducia più alto non dimostra che le famiglie abbiano ripreso a spendere. Per i beni durevoli, la cautela può riflettere la scelta di rinviare una spesa importante, mentre il costo percepito di beni e servizi continua a condizionare il bilancio familiare.
La preoccupazione per i prezzi ricorre nelle risposte aperte. Le aspettative medie d’inflazione a un anno sono scese a ottobre, ma il 5,8% resta un valore elevato per le famiglie che pianificano spese future. McCormick ha spiegato che le opinioni migliori sulle condizioni correnti e attese hanno contribuito alla risalita dell’indice; ha anche sottolineato che le risposte continuano a esprimere frustrazione per i costi. Il calo della benzina tra settembre e ottobre può aver dato un sollievo, ma non dimostra da solo un miglioramento generalizzato del potere d’acquisto.
Un secondo sondaggio conferma che l’umore non è uniforme
Un’altra rilevazione, condotta dall’Università del Michigan, restituisce un quadro meno favorevole. Il suo indice di sentiment si è attestato a 48,0 nella lettura finale di ottobre, appena sotto il 48,1 di settembre, dopo una stima preliminare di 46,3. I due indicatori non sono direttamente confrontabili: provengono da indagini distinte, con metodologie e scale diverse. Il dato del Michigan, tuttavia, mostra perché il rialzo del Conference Board non vada interpretato come una svolta condivisa da tutte le misurazioni dell’umore dei consumatori.
La stessa indagine del Michigan ha segnalato che le condizioni d’acquisto dei beni durevoli erano peggiorate tra le preoccupazioni per prezzi e costi di finanziamento. Letto accanto alle minori intenzioni di spesa riportate dal Conference Board, il dato offre un elemento di contesto: le famiglie possono avere valutazioni diverse sulle prospettive generali, ma restare prudenti davanti agli acquisti impegnativi. Per approfondire i risultati e la nota della direttrice dell’indagine, sono disponibili le rilevazioni sui consumatori dell’Università del Michigan.
La distinzione tra intenzioni e spese reali è importante anche per le indagini sugli acquisti stagionali. I sondaggi su budget e regali di Natale e sulle promozioni del Black Friday riguardano comportamenti specifici e usano domande e periodi diversi: non sono confrontabili direttamente con l’indice del Conference Board e non certificano vendite già realizzate.
Cosa servirà per capire se il rimbalzo durerà
L’indice del Conference Board sintetizza le risposte sulle condizioni presenti e sulle prospettive; non conta gli acquisti delle famiglie. Fiducia e spesa effettiva possono quindi muoversi in modo diverso: sentirsi meno pessimisti non elimina il rinvio di un acquisto costoso se i prezzi restano una preoccupazione o il reddito futuro appare incerto.
Per valutare la portata del rimbalzo di ottobre occorrerà seguire le prossime rilevazioni sulla fiducia e, soprattutto, i dati sulle spese effettive. Il Conference Board ha fissato la pubblicazione del successivo indice per il 24 novembre. Fino ad allora il quadro disponibile è misto: giudizi meno cupi sulle condizioni economiche, ma programmi di spesa ancora prudenti e aspettative d’inflazione elevate.
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