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Economia

Meloni annuncia la riforma dell’artigianato: in manovra la regola dei sette anni

La premier annuncia il riordino della legge del 1985 e collega alla manovra la possibilità di conservare la qualifica artigiana dopo sette anni anche aumentando i collaboratori. Il decreto era all’ordine del giorno del Cdm per l’esame preliminare, ma il testo e l’esito della riunione non sono ancora disponibili nelle fonti consultate.

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Illustrazione editoriale di Giorgia Meloni al leggio, con un manufatto e utensili artigianali in primo piano.
Meloni ha annunciato il riordino della disciplina dell’artigianato e ha prospettato per la manovra una regola dei sette anni, ancora da definire. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Giorgia Meloni ha annunciato all’assemblea di Confartigianato del 28 ottobre 2026 il riordino della legge-quadro sull’artigianato del 1985. La premier ha anche prospettato, collegandola alla legge di Bilancio, una regola che permetterebbe alle imprese artigiane da almeno sette anni di mantenere la qualifica pur aumentando i collaboratori, con particolare attenzione a maestranze e apprendisti. Sono due passaggi distinti: la riforma della disciplina era all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri per l’esame preliminare; la misura dei sette anni è stata presentata da Meloni come un principio da introdurre con la manovra. Il video dell’intervento della premier all’assemblea documenta l’annuncio, non le regole definitive.

Un resoconto diffuso durante il pomeriggio confermava che il decreto legislativo era all’ordine del giorno del Cdm in esame preliminare. Nelle fonti consultate non è stato reperito un comunicato successivo che certifichi l’esito della riunione, né il testo dello schema: non è quindi possibile stabilire quali disposizioni siano state esaminate o approvate e con quali condizioni.

In breve: la delega per riformare l’artigianato è già legge; il decreto attuativo era atteso al Cdm; la regola dei sette anni è stata annunciata come misura della manovra, ma non è ancora verificabile nel testo di un provvedimento.

Delega, decreto e manovra: tre passaggi da non confondere

Passaggio Che cosa prevede Stato documentato
Delega per la riforma Riordinare e aggiornare la disciplina dell’artigianato Legge in vigore dal 7 aprile 2026
Decreto legislativo Tradurre i criteri della delega in modifiche alla legge-quadro All’ordine del giorno del Cdm per l’esame preliminare
Regola dei sette anni Conservare la qualifica aumentando i collaboratori, secondo le condizioni da definire Annunciata da Meloni come principio da inserire nella legge di Bilancio

La base giuridica è l’articolo 15 della legge n. 34 del 2026 sulle piccole e medie imprese. La norma delega il Governo a intervenire sulla legge-quadro n. 443 del 1985, considerando l’evoluzione del mercato e della tecnologia, lo sviluppo dimensionale delle aziende, la rimozione di vincoli societari ritenuti non più adeguati, il passaggio delle competenze tra generazioni e la sostenibilità d’impresa. La delega non cambia da sola i requisiti: per conoscere limiti, decorrenze e condizioni serviranno le norme attuative.

Il termine fissato dalla delega è di nove mesi dalla sua entrata in vigore, il 7 aprile 2026: scade quindi il 7 gennaio 2027. Dopo l’esame preliminare, gli schemi devono passare dalla Conferenza Stato-Regioni e dalle commissioni parlamentari per l’intesa e i pareri previsti dalla legge; il Governo può procedere una volta scaduti i termini. Il passaggio preliminare, perciò, non equivale all’adozione definitiva né all’entrata in vigore.

Che cosa cambierebbe per un’impresa artigiana

La qualifica non dipende soltanto dal tipo di prodotto o servizio. La disciplina vigente considera anche il ruolo dell’imprenditore nel processo produttivo, la forma societaria e limiti dimensionali differenziati in base all’attività. L’iscrizione all’Albo è inoltre condizione per il riconoscimento dello status e per le agevolazioni collegate. La promessa di poter aumentare i collaboratori senza perdere la qualifica tocca quindi un criterio che può incidere sull’organizzazione e sulla crescita dell’impresa, ma non permette ancora di calcolare gli effetti pratici.

Meloni ha indicato che l’impresa dovrebbe essere nata artigiana e avere mantenuto tale qualifica per almeno sette anni. Non sono però consultabili le disposizioni che chiarirebbero come si calcola il periodo, quali collaboratori rientrano nel conteggio, se si applicano soglie diverse per settore o forma societaria e da quando opererebbe la regola. La frase della premier «crescere non significherà più doversi snaturare» descrive l’obiettivo politico, non sostituisce i requisiti giuridici.

Per dare la misura del settore, la pubblicazione 2025 del sistema Excelsior di Unioncamere considera oltre 1,14 milioni di imprese e circa 2,72 milioni di addetti, riferiti alle imprese iscritte all’Albo e confluite nella sezione speciale del Registro delle imprese. Il rapporto descrive un comparto prevalentemente composto da microimprese, nel quale crescono il lavoro dipendente e la ricerca di una maggiore organizzazione. La dimensione dei numeri rende concreta la posta in gioco: la riforma può incidere sul confine tra crescita aziendale e conservazione dello status, ma i dati non dimostrano da soli quale sarà l’effetto della norma annunciata.

La riforma divide le associazioni d’impresa

La revisione ha suscitato obiezioni anche prima dell’annuncio del 28 ottobre. Confapi ha contestato le ipotesi circolate, sostenendo che l’ampliamento dei limiti dimensionali potrebbe alterare la concorrenza e incidere su salari e contributi; Confindustria ha sollevato timori analoghi sulla distinzione tra artigianato e piccola industria. Si tratta di valutazioni delle associazioni riferite a ipotesi precedenti, non di effetti misurati sul testo ora atteso. Confartigianato, dal canto suo, sostiene che regole aggiornate consentirebbero alle imprese di rafforzarsi, innovare e creare occupazione senza rinunciare alla qualifica. Il presidente Marco Granelli ha definito l’aggiornamento una scelta di politica economica. Senza il testo, non è possibile verificare né le stime critiche né le rassicurazioni.

La legge sulle Pmi ha già introdotto una disciplina distinta, in vigore dal 7 aprile 2026: limita l’uso commerciale dei riferimenti all’artigianato alle imprese iscritte all’Albo che realizzano direttamente i prodotti o servizi presentati come artigianali e prevede sanzioni per le violazioni. Questa norma è operativa e non va confusa con il decreto delegato né con la nuova regola dei sette anni.

Che cosa controllare nei prossimi passaggi

Per capire se l’annuncio diventerà una tutela concreta per le imprese bisognerà leggere il verbale o il comunicato del Cdm, lo schema del decreto e il testo della legge di Bilancio. Saranno poi decisivi i pareri istituzionali e la versione definitiva pubblicata: solo allora si potranno valutare soglie, lavoratori conteggiati, decorrenze e possibili effetti sulla qualifica. Fino a quel momento, la delega è legge, mentre le modifiche annunciate restano da definire.

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