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Merz apre a più legami UE-Asia: la Cina invita alla «razionalità»
Dopo gli incontri a Singapore, il cancelliere tedesco rilancia la cooperazione commerciale con l’Asia e il dialogo con il CPTPP. Pechino chiede a Berlino e all’Ue di risolvere le divergenze con consultazioni; non è stato annunciato un nuovo accordo.
La Cina invita Germania e Unione europea a mantenere un approccio «obiettivo e razionale» sul commercio e sulle catene di approvvigionamento, dopo le aperture del cancelliere Friedrich Merz a legami più stretti tra Europa e partner asiatici. La risposta di Pechino, riferita da Reuters il 28 ottobre 2026, richiama il dialogo e la stabilità delle filiere: nel resoconto non è annunciata una contromisura cinese né un nuovo accordo commerciale europeo.
Il confronto segue gli incontri di Merz a Singapore, il 27 ottobre. Il cancelliere ha proposto di coordinare meglio gli accordi di libero scambio già esistenti con partner regionali e ha auspicato un’intesa più stretta tra Ue e CPTPP, il partenariato commerciale transpacifico. Ma la cooperazione tra i due blocchi esiste già: le dichiarazioni di Singapore non annunciano l’avvio di una trattativa per l’adesione tedesca o europea al CPTPP.
Che cosa hanno detto Merz e Wong sul CPTPP
Durante la conferenza stampa con il premier Lawrence Wong, Merz ha detto che la Germania è interessata da tempo a intensificare la collaborazione con il CPTPP. Ha indicato come obiettivo l’accesso ai mercati e la ricerca di partner favorevoli al libero scambio, alla concorrenza aperta e a regole condivise. Sul piano pratico, ha proposto di coordinare meglio le strutture di libero scambio esistenti con partner quali Singapore, Malaysia, India e Indonesia.
Wong ha detto di sostenere la partecipazione tedesca al CPTPP e gli sforzi per avvicinare il blocco all’Ue. Il sostegno del premier singaporiano, però, non equivale all’adesione della Germania: nella conferenza stampa non è stata annunciata una domanda formale né l’apertura di negoziati per l’ingresso. Anche la posizione di Merz è distinta: il cancelliere ha parlato di intensificare la cooperazione e migliorare l’accesso ai mercati, non di avviare l’adesione dell’Ue.
La visita ha prodotto anche un impegno bilaterale concreto: Merz e Wong hanno concordato un piano di lavoro per approfondire nei prossimi anni la partnership strategica tra Germania e Singapore, con priorità che comprendono commercio e investimenti, digitale, ricerca ed energia. È un’intesa fra i due Paesi, non un accordo commerciale tra Ue e CPTPP.
Il dialogo Ue-CPTPP era già in corso
Il CPTPP riunisce 12 Paesi, tra cui Regno Unito, Giappone, Singapore, Canada e Australia; l’Unione europea non ne fa parte. Il blocco e Bruxelles, tuttavia, hanno già un canale di confronto. La Commissione europea ha avviato il Dialogo Ue-CPTPP su commercio e investimenti il 20 novembre 2025. Le aree indicate comprendono diversificazione degli scambi, commercio digitale e resilienza delle catene di approvvigionamento. Il 27 marzo 2026 le parti hanno concordato di proseguire la cooperazione, anche su questi temi.
Il contesto aiuta a distinguere i passaggi: l’esistenza del dialogo non significa che l’Ue stia negoziando l’ingresso nel CPTPP o un nuovo accordo commerciale. Per ora, le dichiarazioni di Merz indicano una spinta politica a rafforzare i rapporti economici con la regione e a sfruttare meglio strumenti già esistenti. Il dialogo avviato dalla Commissione e la dichiarazione ministeriale del marzo 2026 documentano il percorso comune già avviato.
La posta economica e la replica di Pechino
Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha auspicato che Germania e Ue restino «obiettive e razionali», lavorino con la Cina e risolvano le divergenze attraverso consultazioni e dialogo, secondo il resoconto di Reuters. Pechino ha inoltre dichiarato di voler collaborare con tutte le parti per mantenere stabili e sicure le catene industriali e di approvvigionamento globali. Il testo integrale del briefing cinese non è stato reperito: la dichiarazione è quindi attribuita alla fonte giornalistica consultata.
La dimensione degli scambi spiega perché il tema delle filiere sia rilevante. Nel 2025 l’Ue ha esportato in Cina merci per 199,6 miliardi di euro e ne ha importate per 559,4 miliardi, registrando un disavanzo di 359,8 miliardi. Sono dati sul commercio di beni: descrivono il valore degli scambi complessivi, ma non misurano da soli la dipendenza di ciascun settore o la possibilità di sostituire fornitori. Per Bruxelles, diversificare gli scambi e rafforzare la resilienza delle catene di fornitura sono già tra gli ambiti del dialogo con il CPTPP.
Che cosa indicano i dati per l’Italia
La discussione riguarda anche le imprese italiane che acquistano componenti, materie prime e altri prodotti dall’estero. Nel rapporto sulla competitività 2026, l’Istat indica che la Cina pesava per il 10,3% delle importazioni italiane, più che in Germania, Francia e Spagna. Il rapporto segnala inoltre che il valore delle importazioni italiane di prodotti cinesi è cresciuto del 17,2% nel 2025 e che la rilevanza degli input intermedi cinesi per la manifattura è aumentata di circa il 60% dal 2017.
L’Istat riporta anche che, nel periodo 2023-2025, la Cina è stata il primo fornitore di prodotti a valenza strategica per l’Italia, con l’11,3% del valore totale. Questi indicatori descrivono esposizioni diverse: la quota sul totale delle importazioni non coincide con la dipendenza da componenti strategici e non prova che un’intesa con il CPTPP potrebbe ridurle. L’effetto di una maggiore diversificazione dipenderebbe dai beni interessati, dai costi, dalle regole commerciali e dalle scelte delle imprese. Per il dato sulle importazioni, il rapporto Istat specifica che le evidenze più recenti sono provvisorie.
I prossimi passaggi
Per capire se le aperture politiche produrranno risultati, occorrerà osservare le iniziative successive: l’attuazione del piano di lavoro tedesco-singaporiano, i prossimi sviluppi del dialogo Ue-CPTPP e l’eventuale formalizzazione di nuove proposte commerciali. Fino ad allora, la novità è l’indirizzo indicato da Merz — più cooperazione con i partner asiatici e maggiore coordinamento degli accordi esistenti — insieme alla richiesta cinese di gestire le divergenze attraverso il confronto.
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