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Egitto, chiusura di Mada Masr e multa da 3 milioni a Lina Attalah

Il tribunale del Nuovo Cairo ha ordinato la chiusura di Mada Masr e condannato in primo grado la direttrice Lina Attalah per gestione di un sito senza licenza. Attalah è stata liberata dopo il pagamento della multa; la difesa intende fare ricorso.

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Illustrazione editoriale di Lina Attalah in una redazione, accanto a un documento senza scritte e a un computer.
Il tribunale del Nuovo Cairo ha ordinato la chiusura di Mada Masr e condannato in primo grado la direttrice Lina Attalah; l’esecuzione degli ordini non risulta confermata. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Un tribunale del Nuovo Cairo ha ordinato la chiusura di Mada Masr e ha condannato in primo grado la direttrice Lina Attalah a una multa di 3 milioni di sterline egiziane per gestione di un sito senza licenza. La sentenza, pronunciata il 27 ottobre 2026, prevede anche la confisca delle attrezzature; Attalah è stata trattenuta dopo l’udienza e rilasciata circa sette ore più tardi, dopo il pagamento della multa. La difesa ha annunciato l’intenzione di impugnare il verdetto: al 28 ottobre non risultava confermato che il ricorso fosse già stato depositato. I dettagli della decisione sono riportati da Mada Masr e confermati da Ahram Online.

La conseguenza immediata è una nuova minaccia legale per una redazione il cui sito è già bloccato in Egitto dal 2017, secondo Mada Masr e l’Associated Press. L’ordine di chiusura non equivale, da solo, alla prova che sia già stato eseguito: le fonti consultate non ne confermano l’attuazione né quella della confisca. Il sito, intanto, aveva continuato a pubblicare.

Che cosa ha deciso il tribunale

La Corte dei reati minori del Nuovo Cairo ha riconosciuto Attalah colpevole di aver costituito, gestito e operato un sito web senza licenza. Ahram Online riferisce che si tratta di una decisione di primo grado, ancora impugnabile. La condanna ha raggiunto il massimo della sanzione pecuniaria prevista per questa contestazione: tre milioni di sterline egiziane. Il tribunale ha inoltre ordinato la chiusura del sito e la confisca delle attrezzature.

La misura di fermo legata al pagamento della multa si è conclusa con il rilascio di Attalah. Secondo Mada Masr, ripresa da Associated Press, la testata ha pagato la somma e la direttrice è stata liberata dopo sette ore. Il pagamento ha quindi consentito il rilascio, ma non ha cancellato la condanna né l’ordine di chiusura, che restano contestabili in appello.

La licenza e le sanzioni previste dalla legge

Il procedimento riguarda un requisito amministrativo, non la veridicità di un articolo specifico. La legge egiziana n. 180 del 2018 stabilisce all’articolo 59 che un sito o un mezzo d’informazione non può essere avviato o gestito senza una licenza del Consiglio supremo per la regolamentazione dei media. L’articolo 60 prevede che il Consiglio decida sulle domande entro 90 giorni dal loro completamento. L’articolo 105, applicabile alle violazioni indicate dalla norma, fissa multe da uno a tre milioni di sterline egiziane e consente di ordinare la chiusura e la confisca delle attrezzature. È il quadro normativo consultabile nel testo della legge egiziana sulla stampa e i media.

Il percorso della domanda di Mada Masr è più articolato di una semplice istanza rimasta senza risposta. Secondo una ricostruzione pubblicata dall’organizzazione egiziana AFTE, la testata presentò una domanda nell’ottobre 2018 e ripeté la richiesta nell’agosto 2020, dopo l’emanazione dei regolamenti attuativi. L’organo di regolamentazione non rispose entro i termini previsti. Nel 2022 la società editrice avviò un’azione davanti alla giustizia amministrativa; nel maggio 2023 il tribunale amministrativo confermò il rigetto della licenza, citando tra le ragioni l’assenza di documenti e della prova di registrazione del marchio. La direzione di Mada Masr sostenne di aver presentato documentazione aggiuntiva. La ricostruzione dell’Association for Freedom of Thought and Expression distingue questa vicenda amministrativa dai successivi procedimenti penali a carico di Attalah.

La differenza rispetto al blocco già in vigore è dunque anche giuridica: il sito era inaccessibile attraverso le normali connessioni in Egitto dal 2017, mentre la nuova sentenza dispone formalmente la chiusura e la confisca. Le fonti consultate non chiariscono quali passaggi pratici siano stati avviati per dare esecuzione a questi ordini.

Le contestazioni della difesa e il procedimento separato del 2024

Secondo il resoconto di Mada Masr, durante l’udienza del 27 ottobre la difesa aveva chiesto tempo per esaminare gli atti, depositare documenti sulle domande di licenza e ascoltare testimoni. La testata riferisce che il giudice respinse le richieste e nominò un avvocato d’ufficio benché Attalah fosse assistita dai suoi legali; lei contestò la nomina. Associated Press e il quotidiano egiziano Al Manassa riportano le obiezioni attribuendole ai legali e a Hossam Bahgat, direttore dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali, presente in aula. Sono contestazioni della difesa, non accertamenti contenuti nel testo integrale della sentenza, che non è stato consultato.

Il rilascio ha fatto emergere anche una vicenda distinta. Durante le procedure per uscire dal tribunale, Attalah ha appreso di una condanna in contumacia del 2024 a un anno di carcere, emessa in un altro procedimento per accuse di diffusione di notizie false e gestione di un sito senza licenza. Mada Masr riferisce che i legali hanno presentato opposizione e che l’udienza per riesaminare quel caso è fissata all’11 novembre. Questa data riguarda il procedimento del 2024, non l’appello contro la sentenza pronunciata il 27 ottobre 2026.

Un caso che mette alla prova la continuità della redazione

La condanna concentra su una testata indipendente conseguenze economiche e operative: la multa massima, un ordine di chiusura e la confisca delle attrezzature. Il blocco online del 2017 limitava già l’accesso al sito dall’interno dell’Egitto; l’ordine giudiziario aggiunge un provvedimento formale che potrebbe incidere sulle condizioni in cui la redazione lavora, anche se la sua esecuzione non è confermata.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), prima della sentenza, aveva inserito il rinvio a giudizio di Attalah in un quadro più ampio di pressioni su giornalisti e redazioni indipendenti in Egitto. È una valutazione dell’organizzazione, non la motivazione giuridica della condanna: il tribunale ha giudicato l’accusa relativa alla licenza. La distinzione conta anche per i prossimi sviluppi, che dipendono dall’eventuale appello e dall’esecuzione degli ordini. La difesa ha detto di voler contestare la sentenza; la redazione attende inoltre l’udienza dell’11 novembre sul distinto caso del 2024.

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