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Esteri

Embargo a Cuba, l’Italia si astiene all’ONU: prima volta in 34 anni

La risoluzione che chiede agli Stati Uniti di revocare l’embargo è passata con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni. Roma riconosce i danni per la popolazione cubana, ma sollecita riforme e progressi sui diritti umani.

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Illustrazione editoriale di un terminale di voto su un banco nell’aula dell’Assemblea generale dell’Onu.
Il terminale di voto richiama la decisione italiana di astenersi sulla risoluzione dell’Onu relativa all’embargo a Cuba. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Per la prima volta in 34 anni, secondo l’Associated Press, l’Italia si è astenuta all’Assemblea generale dell’Onu sulla risoluzione che chiede agli Stati Uniti di revocare l’embargo economico, commerciale e finanziario contro Cuba. Il testo è stato approvato il 28 ottobre 2026 con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni. Il risultato conferma la maggioranza a sostegno della richiesta, ma segna un calo rispetto al voto dell’anno precedente.

La scelta di Roma non equivale a un voto a favore dell’embargo. Nella nota della Farnesina sull’astensione, il governo afferma che le restrizioni hanno conseguenze economiche e umanitarie negative per la popolazione cubana, ma attribuisce la crisi anche alle decisioni delle autorità dell’isola, alle debolezze strutturali e alle inefficienze del sistema economico. Roma accompagna così la critica all’embargo con richieste di riforma rivolte al governo cubano.

Le ragioni della scelta italiana

La Farnesina chiede riforme politiche, economiche, sociali e giudiziarie e ribadisce la preoccupazione italiana per la situazione dei diritti umani a Cuba, sollecitando la liberazione dei prigionieri politici. Il ministero richiama anche il voto cubano contrario, il 24 febbraio 2026, a una risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu che promuoveva un cessate il fuoco e una pace duratura in Ucraina.

Nel comunicato, il governo italiano sostiene che revocare l’embargo potrebbe rendere più efficaci le riforme economiche e favorire una maggiore apertura dell’economia cubana. Allo stesso tempo, sollecita l’attuazione rapida delle 176 misure economiche e sociali adottate dalle autorità cubane nel giugno 2026. La posizione italiana, dunque, non presenta la fine delle restrizioni come l’unica risposta alla crisi: la collega a cambiamenti interni che, secondo Roma, non sono stati realizzati abbastanza rapidamente.

Astensione e aiuti: cosa resta operativo

Il voto non coincide con un’interruzione dell’assistenza. La Farnesina riferisce che nel 2026 l’Unione europea ha aumentato a 16 milioni di euro gli aiuti umanitari a Cuba, dando priorità alla sanità, agli aiuti alimentari d’emergenza e all’accesso ad acqua ed energia. Il ministero segnala inoltre programmi di cooperazione italiani e nuovi interventi previsti per l’anno.

Intervento indicato dalla Farnesina Importo e stato Destinazione o ambito
Aiuti umanitari dell’Unione europea 16 milioni di euro nel 2026 Sanità, alimenti d’emergenza, acqua ed energia
Cooperazione allo sviluppo italiana 12 iniziative in corso, per circa 30 milioni di euro Programmi di cooperazione a Cuba
Cooperazione delegata dell’Unione europea Circa 32 milioni di euro Risorse aggiuntive indicate dalla Farnesina
Interventi previsti per il 2026 250.000 euro al WFP e 3,5 milioni di euro Sostegno nutrizionale ai gruppi vulnerabili; sviluppo rurale e sicurezza alimentare con la Fondazione Lavazza

Gli importi descrivono strumenti e periodi diversi: non vanno sommati come se fossero un unico stanziamento omogeneo. In particolare, la Farnesina presenta i contributi al WFP e al progetto con la Fondazione Lavazza come interventi previsti per il 2026, mentre le 12 iniziative di cooperazione risultano già in corso.

Il confronto con il voto del 2025

La delegazione italiana si è astenuta insieme, tra gli altri, a Germania, Paesi Bassi, Polonia, Grecia e Croazia. Nel 2025 il testo aveva ottenuto 165 voti favorevoli, 7 contrari e 12 astensioni, come riporta il documento dell’Assemblea generale sul voto precedente.

Votazione Favorevoli Contrari Astenuti
28 ottobre 2026 130 17 25
29 ottobre 2025 165 7 12

Il confronto mostra 35 voti favorevoli in meno in un anno, dieci contrari in più e tredici astensioni in più. La maggioranza a sostegno della risoluzione resta ampia, ma il risultato del 2026 segnala una minore convergenza diplomatica rispetto al 2025. L’Associated Press riferisce che anche Germania, Italia e Lettonia hanno scelto di non votare a favore per la prima volta in 34 anni.

La seduta è consultabile anche nel servizio di trascrizione delle riunioni dell’Onu, che riporta l’esito 130-17-25. La stessa pagina avverte però che la trascrizione è generata con riconoscimento automatico e non costituisce un verbale o un documento ufficiale.

Che cosa decide l’Assemblea generale e che cosa no

La risoluzione esprime la posizione dell’Assemblea generale e chiede la revoca dell’embargo, ma non modifica da sola le misure statunitensi. La guida della Biblioteca Dag Hammarskjöld dell’Onu spiega che, salvo eccezioni limitate, le risoluzioni dell’Assemblea generale non sono vincolanti per gli Stati e formulano raccomandazioni di cui spetta ai singoli Paesi decidere l’attuazione. Perciò l’approvazione del testo ha un effetto diplomatico, mentre l’embargo resta in vigore.

L’astensione modifica il segnale inviato dall’Italia in questa votazione, non determina automaticamente una nuova politica statunitense né definisce da sola la linea italiana per i prossimi appuntamenti. Il precedente confronto tra il rappresentante statunitense Mike Waltz e il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez, avvenuto durante il dibattito, è ricostruito nell’articolo sul confronto all’Onu alla vigilia del voto. Il passaggio concreto successivo per l’embargo dipende da eventuali decisioni delle autorità statunitensi: la risoluzione approvata a New York non le sostituisce.

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