USA
Usa, divieto d’ingresso per Almasri e la moglie
La designazione statunitense riguarda l’ingresso negli Usa, non un arresto o il congelamento di beni. Resta distinto il deferimento dell’Italia alla Cpi; in Libia Almasri è stato condannato a sette anni e quattro mesi in un procedimento nazionale.
Gli Stati Uniti hanno reso l’ex funzionario libico Osema Almasri Habeesh Najeem, noto anche come Osama Almasri Njeem, e sua moglie Aml Faraj Mohamed Makhluf inammissibili all’ingresso nel Paese. La misura, annunciata il 30 ottobre 2026 ai sensi della sezione 7031(c), riguarda accuse di gravi violazioni dei diritti umani attribuite a Najeem dal Dipartimento di Stato. Non è un arresto né un congelamento di beni e non modifica il procedimento della Corte penale internazionale (Cpi) sulla mancata consegna alla Corte nel 2025. Il comunicato del Dipartimento di Stato, ripubblicato da Mirage News, non annuncia altri provvedimenti.
Il quadro è cambiato rispetto alle prime fasi del caso: nel giugno 2026 un tribunale di Tripoli ha condannato Najeem a sette anni e quattro mesi di carcere per violazioni dei diritti dei detenuti. È una sentenza libica distinta dalle accuse ancora pendenti davanti alla Cpi, e non risolve il contenzioso sulla cooperazione dell’Italia con la Corte. L’Associated Press riferisce che la condanna riguarda maltrattamenti denunciati dai detenuti.
Che cosa comporta la misura statunitense
La sezione 7031(c) prevede l’inammissibilità all’ingresso negli Stati Uniti per funzionari stranieri e familiari stretti nei casi in cui il segretario di Stato ritenga di disporre di informazioni credibili sul loro coinvolgimento in gravi violazioni dei diritti umani o corruzione. La designazione è quindi una restrizione di ingresso: non equivale a un mandato di arresto, a una richiesta di estradizione o a un provvedimento di congelamento patrimoniale. Il testo della legge di bilancio statunitense per il 2026 contiene la disposizione richiamata dal Dipartimento di Stato; il comunicato precisa che è stata mantenuta anche con la normativa transitoria per il 2027.
Washington attribuisce a Najeem torture e trattamenti crudeli o degradanti dei detenuti nelle carceri di Mitiga e al Jadida, oltre a omicidi, lavoro forzato e persecuzioni contro cristiani e altre minoranze. Sono accuse del governo statunitense, non conclusioni di una sentenza. La moglie è inclusa nella designazione, ma il comunicato non le attribuisce separatamente gli abusi descritti per il marito.
Il procedimento davanti alla Cpi e la condanna in Libia
La Cpi emise un mandato di arresto per Najeem il 18 gennaio 2025 per presunti crimini di guerra e contro l’umanità. Fu arrestato a Torino il 19 gennaio e rilasciato il 21 gennaio, quando venne riportato in Libia senza essere consegnato alla Corte. Il mandato elenca, tra le accuse, omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale; non costituisce una condanna. La Cpi ricostruisce l’emissione del mandato e l’arresto.
Il procedimento libico ha avuto un esito diverso e circoscritto. Secondo quanto riportato dall’Associated Press sulla base di una dichiarazione della procura generale, il tribunale di Tripoli ha inflitto a Najeem sette anni e quattro mesi per violazioni dei diritti dei detenuti, segnalate come torture e trattamenti degradanti. La sentenza nazionale non coincide con il giudizio della Cpi sui crimini internazionali contestati. Human Rights Watch ha riferito che il processo libico riguarderebbe in modo limitato le condotte contestate all’Aia e ha precisato di non aver monitorato le udienze.
La vicenda italiana segue un altro binario. Il 17 ottobre 2025 la Camera preliminare della Cpi ha dichiarato l’Italia non conforme agli obblighi di cooperazione per non aver eseguito la richiesta di arresto e consegna e per non aver consultato la Corte sulle questioni sollevate. Il 26 gennaio 2026 la Camera ha disposto il deferimento della questione all’Assemblea degli Stati parte; la Presidenza della Cpi ha trasmesso la decisione il 29 gennaio e l’ha resa pubblica il 2 aprile. Il deferimento riguarda il comportamento dell’Italia, non la responsabilità penale di Najeem. La comunicazione della Corte sul deferimento ricostruisce i passaggi e la contestazione relativa alla cooperazione.
| Data | Passaggio | Che cosa riguarda |
|---|---|---|
| 18 gennaio 2025 | La Cpi emette il mandato d’arresto. | Le accuse di crimini di guerra e contro l’umanità in Libia. |
| 19–21 gennaio 2025 | Najeem viene arrestato a Torino, poi rilasciato e riportato in Libia. | La mancata consegna alla Corte. |
| 17 ottobre 2025 | La Cpi dichiara l’Italia non conforme agli obblighi di cooperazione. | La risposta italiana alla richiesta della Corte. |
| 26 gennaio 2026 | La Camera preliminare dispone il deferimento all’Assemblea degli Stati parte. | Le conseguenze istituzionali della mancata cooperazione. |
| 21 giugno 2026 | Un tribunale di Tripoli condanna Najeem a sette anni e quattro mesi. | Un procedimento penale nazionale per violazioni dei diritti dei detenuti. |
| 30 ottobre 2026 | Gli Stati Uniti rendono Najeem e la moglie inammissibili all’ingresso. | Una misura statunitense sui visti e sull’accesso al Paese. |
I prossimi passaggi
La 25ª sessione dell’Assemblea degli Stati parte è programmata all’Aia dal 30 novembre al 7 dicembre 2026, dopo il trasferimento della sede da New York. Il calendario ufficiale indica date e luogo; le fonti consultate non chiariscono quando la questione italiana sarà trattata né consentono di collegare lo spostamento alla nuova designazione statunitense contro Najeem. Per l’Italia, il passaggio da seguire resta dunque l’esame del deferimento nelle sedi dell’Assemblea. Il provvedimento di Washington, invece, ha un effetto concreto distinto: Najeem e la moglie non possono entrare negli Stati Uniti.
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