USA
Hegseth rimuove Brett Sylvia dal J5: nessun successore annunciato
Il tenente generale lascia la direzione che propone strategie e piani militari allo Stato maggiore congiunto. Il Joint Staff lo ringrazia per 32 anni di servizio, ma non spiega la decisione né annuncia chi prenderà il posto.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rimosso il tenente generale Brett Sylvia dalla direzione J5 dello Stato maggiore congiunto statunitense. Il cambio riguarda l’ufficio che prepara proposte di strategia, piani e politiche militari per il presidente degli Stati maggiori riuniti. Il Joint Staff ha ringraziato Sylvia per i suoi 32 anni di servizio, ma non ha indicato le ragioni della partenza né annunciato un successore. La rimozione è stata riferita dalle testate statunitensi il 28 ottobre 2026; l’Associated Press ha riportato che non era previsto un sostituto immediato.
La notizia arriva mentre Donald Trump valuta possibili nuove azioni militari contro l’Iran. La coincidenza rende rilevante la continuità della pianificazione, ma non prova un legame tra i piani sull’Iran e la rimozione. Non risulta neppure che il cambio al vertice abbia interrotto o modificato una specifica operazione.
Il ruolo del J5 nella pianificazione militare
J5 è il nome con cui è conosciuta la direzione per strategia, piani e politiche del Joint Staff, l’organismo che assiste il presidente degli Stati maggiori riuniti. Secondo la descrizione ufficiale della sua missione, l’ufficio propone strategie, piani e raccomandazioni di politica militare, coordinandoli con le altre agenzie e con gli alleati e tenendo conto delle valutazioni dei comandanti operativi.
Il J5 non è il comando che dirige sul campo le forze armate. Il suo compito è contribuire alla pianificazione e fornire al presidente degli Stati maggiori riuniti elementi per il consiglio militare destinato al presidente e agli altri vertici nazionali. Per questo, la partenza del direttore apre una questione di continuità e di assegnazione delle responsabilità, ma da sola non dimostra che una decisione operativa sia cambiata.
Al momento, le fonti non chiariscono chi eserciterà la funzione nell’immediato. The Atlantic riferisce che in passato il vice direttore o un altro dirigente della direzione poteva assumere temporaneamente l’incarico; non conferma però chi sia stato designato in questo caso. L’Associated Press parla di assenza di un sostituto immediato: non è quindi possibile concludere, sulla base delle informazioni pubbliche, che l’ufficio sia senza personale alla guida o che le attività siano ferme.
Le ragioni della rimozione non sono state comunicate
La dichiarazione del Joint Staff esprime gratitudine a Sylvia e alla sua famiglia, senza motivare la decisione. L’Associated Press ha citato un funzionario della difesa anonimo secondo cui non era stata fornita una ragione per il licenziamento. Anche The Atlantic ha riferito che non era stata resa pubblica una spiegazione ufficiale.
La stessa testata attribuisce a funzionari del Dipartimento della Difesa, non identificati, la ricostruzione secondo cui Hegseth avrebbe perso fiducia in Sylvia e il generale avrebbe avuto rapporti difficili con Elbridge Colby, responsabile civile delle politiche del Pentagono. Si tratta di una versione giornalistica basata su fonti anonime, non di una motivazione confermata dall’amministrazione o dal diretto interessato. Sylvia non ha risposto alla richiesta di commento di The Atlantic.
La vicenda ha un precedente nello stesso ufficio: Sylvia era subentrato al tenente generale Joseph McGee, costretto a lasciare l’incarico nell’ottobre 2025, secondo AP. È il secondo direttore J5 allontanato durante il mandato di Hegseth. Le due uscite in circa un anno rendono più rilevante la domanda sulla continuità della direzione, ma non bastano a dimostrare un’interruzione della pianificazione.
Iran, le decisioni restano da prendere
Il contesto di sicurezza è concreto, ma distinto dalla ragione del cambio. L’Associated Press riferisce che Trump non aveva ancora preso una decisione definitiva su nuovi attacchi e che aveva indicato come possibile orizzonte il periodo dopo le elezioni statunitensi del 3 novembre. La stessa agenzia, citando due diplomatici informati, scrive che Washington ha avvertito alcuni Paesi della regione di prepararsi a una possibile ripresa delle operazioni e a eventuali ritorsioni iraniane. Sono valutazioni riferite da fonti anonime, non l’annuncio di un attacco approvato.
The Atlantic ha riportato che il Comando centrale statunitense avrebbe preparato diverse opzioni, da una breve serie di attacchi contro obiettivi nucleari a una campagna più lunga. La testata ha aggiunto che Trump non aveva ancora deciso come procedere e che eventuali attacchi non erano attesi prima della settimana successiva. Anche queste informazioni descrivono opzioni e tempistiche riferite, non una decisione operativa annunciata.
Per l’Europa e l’Italia, le informazioni pubbliche non indicano una conseguenza specifica del cambio al J5. Il dato da seguire è se il Pentagono comunicherà chi assume le responsabilità di Sylvia e se chiarirà la ragione della sua partenza. Sul fronte iraniano, il passaggio concreto successivo è la decisione di Trump, che al momento le fonti consultate descrivono come ancora aperta.
Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook