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Due diligence, dall’UE nuove direttive sulla sostenibilità aziendale

Due diligence e sostenibilità nella proposta di direttiva UE

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Con l’espressione inglese “due diligence” – traducibile alla larga con “diligenza dovuta” o “necessaria diligenza” – si è soliti identificare una procedura di accertamento a carico di società e aziende. Si tratta, in altre parole, di verifiche preliminari di conformità, che possono interessare un particolare ambito operativo o gestionale (amministrazione, contabilità, bilancio) oppure l’intero complesso delle attività svolte da un determinato soggetto economico.

Lo strumento della due diligence viene impiegato principalmente nel settore finanziario delle fusioni e delle acquisizioni; prima (o durante) le trattative per la compravendita di un’azienda, di un ramo aziendale o di un pacchetto azionario, le parti in causa si rivolgono a specialisti del settore per effettuare delle indagini preliminari. Nella maggior parte dei casi, tale iniziativa rientra in una prassi consolidata espletata su base volontaria; talvolta, invece, la due diligence rappresenta un obbligo contrattuale (per una o entrambe le parti) il cui mancato rispetto può determinare ripercussioni o sanzioni. In linea di principio, le verifiche di questo tipo rientrano tra gli strumenti di tutela che possono essere attivati tanto dai potenziali acquirenti quanto dai venditori, al fine di accertare l’affidabilità e la trasparenza del proprio interlocutore e fornire ad azionisti e stakeholders le necessarie garanzie economico finanziarie.

I vari tipi di due diligence

A seconda del momento scelto per effettuare le indagini, è possibile individuare almeno tre tipi diversi di due diligence. La prima è quella “precontrattuale”, in quanto precede la stipula di impegni reciproci o vincoli di contratto ed interessa i profili oggetto di negoziazione. Gli esiti di questo tipo di accertamenti tendono a condizionare, in un senso o nell’altro, l’esito delle trattative; eventuali difformità, infatti, possono imporre una revisione dei termini di compravendita o pregiudicare il raggiungimento di un accordo definitivo tra le parti.

Molte delle informazioni relative alla struttura ed alle attività di un’azienda (purché operante in Italia) possono essere estrapolate dagli archivi del Registro delle Imprese mediante un’apposita procedura: la visura camerale. Il servizio è disponibile per privati e professionisti, rivolgendosi alla Camera di Commercio oppure ad un portale specializzato come Ivisura.

Quando, invece, già sussiste un vincolo contrattuale, la due diligence è “post-stipula”; in questa fase, le verifiche servono soprattutto a valutare i dati acquisiti in vista delle successive fasi di negoziazione. Infine, vi sono gli accertamenti “post-closing”, che vengono svolti dopo la chiusura degli accordi contrattuali; lo scopo è quello di comprovare la conformità del bene acquisito rispetto ai dati forniti dal venditore.

Due diligence e sostenibilità nella proposta di direttiva UE

Sul fronte normativo si registrano alcune potenziali novità per quanto concerne la due diligence; dall’Unione Europea, infatti, potrebbero arrivare nuove direttive, inerenti soprattutto all’ambito della sostenibilità delle attività aziendali.

In particolare, lo scorso febbraio la Commissione Europea ha adottato una proposta di direttiva incentrata su una due diligence che possa incentivare iniziative e comportamenti sostenibili da parte delle imprese europee. Questo tipo di orientamento è motivato da una semplice constatazione di fondo: chi svolge attività di impresa ricopre un ruolo fondamentale nella creazione di sistemi improntati alla sostenibilità, non solo ambientale ma anche sociale. La due diligence, in tal senso, diventa uno strumento utile per individuare pratiche che violano i diritti umani (sfruttamento, lavoro minorile) o non sono ecocompatibili (aumento delle emissioni inquinanti, depauperamento della biodiversità locale). Nelle intenzioni del legislatore, quindi, le indagini di conformità incentrate sulla sostenibilità potranno, da un lato, garantire maggiori certezze alle aziende dal punto di vista giuridico e, dall’altro, fornire a investitori e consumatori maggiori garanzie in termini di trasparenza.

In termini pratici, la proposta di direttiva prevede che le aziende debbano integrare la due diligence nelle proprie politiche operative e gestionali, per poi darne conto pubblicamente. Inoltre, saranno chiamate ad individuare effetti potenzialmente e concretamente negativi delle proprie attività sull’ambiente, nonché a istituire appositi meccanismi di denuncia e di monitoraggio dell’efficienza della due diligence stessa.

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