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Caso Fakir, la perizia: lo schiacciamento contribuì alla morte

La consulenza indica più fattori nella morte: intossicazione da cocaina, cardiopatia e posizione prona. Segnala criticità anche nei soccorsi, ma stima che le probabilità di sopravvivenza sarebbero rimaste basse anche con un intervento tempestivo.

Redazione Bologna

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Ritratto illustrato e sobrio del soggetto della foto di riferimento su fondo scuro.
Un ritratto editoriale accompagna l’analisi delle conclusioni medico-legali sul caso Fakir e dei prossimi passaggi giudiziari. (© Diario del Web / AI)

La posizione prona con le braccia immobilizzate dietro la schiena contribuì alla morte di Abderrahim Fakir, ma non fu l’unico fattore: la relazione medico-legale individua anche l’intossicazione acuta da cocaina, l’agitazione e l’ipertermia associate alla sostanza e una grave cardiopatia. I consulenti della Procura di Bologna riferiscono inoltre criticità nella condotta dei soccorritori e del personale sanitario; precisano però che, anche con un intervento tempestivo e corretto, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state intorno al 15%.

La relazione è stata depositata il 26 ottobre 2026. Fakir, 42 anni, è morto il 19 luglio nel quartiere Pilastro, durante un intervento di polizia. Le conclusioni offrono ai magistrati una ricostruzione medica articolata, ma non stabiliscono da sole le responsabilità penali dei singoli: per quello servirà valutare le condotte di ciascuno insieme agli altri elementi dell’inchiesta.

Le concause: cocaina, cuore e posizione prona

Secondo le conclusioni riportate dall’agenzia ANSA, la morte è riconducibile a un’insufficienza respiratoria acuta in un quadro di intossicazione acuta da cocaina e di grave cardiopatia. I consulenti descrivono una compromissione respiratoria legata all’intossicazione; agitazione psicomotoria e ipertermia avrebbero aumentato il consumo di ossigeno e la richiesta di respirazione. La posizione prona, mantenuta per circa sei minuti e 27 secondi con gli arti superiori immobilizzati dietro il corpo, avrebbe ridotto ulteriormente la riserva respiratoria.

Elemento indicato dai consulenti Ruolo descritto nella relazione
Intossicazione acuta da cocaina Associata alla compromissione respiratoria, all’agitazione e all’ipertermia.
Grave cardiopatia Condizione che limitava la riserva cardiorespiratoria.
Posizione prona con braccia immobilizzate Ulteriore fattore concorrente, valutato come probabilmente di entità minore e non autonomamente letale.

La distinzione tra concause è importante: i consulenti non attribuiscono a tutti gli elementi lo stesso peso e non indicano la posizione prona come causa unica. La descrivono come un fattore ulteriore, capace di ridurre la capacità di far fronte alle esigenze respiratorie in una persona già in condizioni critiche. La valutazione del peso relativo di ciascun elemento spetta ora ai magistrati.

La relazione riferisce anche un esteso quadro di traumi contusivi. Secondo i consulenti, le lesioni non hanno avuto un ruolo causale diretto nel decesso. Alcune sono associate alle manovre di contenimento, ma non è possibile attribuirle a una singola manovra o a un singolo operatore; i consulenti le considerano un indice dell’intensità della colluttazione, non una causa autonoma della morte.

Le criticità rilevate nei soccorsi

Un passaggio distinto riguarda l’intervento di soccorritori e personale sanitario. Nelle conclusioni riportate da ANSA, i consulenti rilevano criticità rispetto ai protocolli dell’emergenza sanitaria, sia per la tempestività sia per l’efficacia delle manovre. Aggiungono tuttavia che, anche ipotizzando un intervento tempestivo e correttamente eseguito, le possibilità di sopravvivenza sarebbero state circa il 15%.

Questo dato non cancella le criticità indicate, né equivale a un accertamento di responsabilità. Descrive la stima dei consulenti sulle possibilità di sopravvivenza nello scenario ipotetico considerato. Ai pm resta il compito di valutare la condotta dei soccorritori e il rapporto tra le omissioni o i ritardi ipotizzati e l’esito finale, insieme agli altri elementi del fascicolo.

Dalle posizioni contrapposte alle conclusioni tecniche

Prima del deposito della relazione, le ricostruzioni giornalistiche avevano riferito divergenze tra i consulenti di parte sul peso della posizione prona e dell’assunzione di cocaina. Al termine di un confronto tra esperti a Padova, Fabio Anselmo, legale della famiglia, aveva descritto la morte come ipossica e collegata alla posizione prona. A ottobre, prima della consegna della relazione, Rai aveva riportato anche la posizione dell’avvocato dei due agenti, Gabriele Bordoni, che richiamava le cause legate alla cocaina. La ricostruzione del confronto tra i consulenti a Padova documenta quella fase precedente agli esiti scritti.

Le conclusioni depositate non riducono il caso a una sola delle tesi: individuano più fattori concorrenti, ne graduano il ruolo e distinguono le concause dai traumi, che non avrebbero inciso direttamente sul decesso. La relazione medico-legale, tuttavia, non decide se le modalità del fermo o dei soccorsi siano state penalmente rilevanti.

Che cosa devono decidere i magistrati

Il fascicolo è aperto per omicidio colposo. Secondo le informazioni diffuse il 27 ottobre, due agenti e quattro volontari della Croce Rossa risultano iscritti nel registro delle annotazioni preliminari, ma non sono formalmente indagati. L’iscrizione in questa fase non costituisce un’accusa né un giudizio di colpevolezza.

Per il 28 ottobre è previsto un confronto tra i magistrati sul contenuto della relazione e sui passi successivi. Le ricostruzioni giornalistiche indicano il 19 novembre come termine entro cui la Procura dovrà valutare se chiedere l’archiviazione o procedere con le iscrizioni nel registro degli indagati. La sintesi delle conclusioni medico-legali e delle criticità sui soccorsi riporta gli elementi resi noti finora; la relazione integrale non è disponibile nelle fonti consultate.

Il passaggio successivo è quindi giudiziario, non medico: i pm dovranno stabilire se gli elementi raccolti giustificano ulteriori iscrizioni o l’archiviazione. Fino a quella decisione, le conclusioni dei consulenti restano un accertamento tecnico acquisito all’inchiesta, non il suo verdetto.

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