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Torino

A Settimo apre lo Stellar Hub: assemblaggio e test per i satelliti

Space Industries inaugura a Settimo Torinese un impianto per assemblare, integrare e collaudare satelliti. I 140 all’anno sono una capacità teorica, non la produzione attuale.

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Illustrazione di un satellite compatto all’interno di una camera termovuoto in un ambiente industriale pulito.
Lo Stellar Hub di Settimo Torinese riunisce assemblaggio, integrazione e prove dei satelliti nello stesso stabilimento. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Space Industries ha inaugurato il 28 ottobre 2026 a Settimo Torinese lo Stellar Hub, uno stabilimento che concentra assemblaggio, integrazione e collaudo di satelliti nello stesso sito. La struttura, di circa 8.000 metri quadrati, è progettata per veicoli spaziali fino a 600 chilogrammi. L’azienda indica una capacità teorica massima di 140 satelliti l’anno a pieno regime, ma il volume effettivo dipenderà dai programmi ospitati: non è un risultato produttivo già raggiunto, come riporta il resoconto dell’inaugurazione e delle caratteristiche dell’impianto.

La novità per il territorio è un’infrastruttura che non si limita a mettere a disposizione spazi di montaggio: riunisce anche impianti per sottoporre i satelliti a prove ambientali e funzionali. Il modello mira a rendere più ripetibili le attività industriali e a ridurre i trasferimenti tra stabilimenti. Non equivale, però, a produrre in serie qualunque satellite senza adattamenti: dimensioni, requisiti e complessità delle singole missioni incidono sui tempi e sulla capacità utilizzabile.

Un impianto per assemblaggio, integrazione e collaudo

Nel settore queste fasi sono indicate con la sigla AIT, dall’inglese Assembly, Integration and Test. I componenti vengono assemblati e collegati secondo la configurazione prevista per la missione; seguono verifiche per controllare che sistemi e sottosistemi funzionino insieme e che il veicolo possa affrontare il lancio e l’ambiente spaziale. La guida dell’Agenzia spaziale europea alle fasi di costruzione e prova dei veicoli spaziali descrive, tra gli altri controlli, le prove in termovuoto e quelle di vibrazione.

Nel termovuoto il satellite viene esposto a condizioni di vuoto e a variazioni estreme di temperatura; le prove di vibrazione riproducono le sollecitazioni meccaniche associate al decollo. Sono controlli importanti perché un guasto dopo il lancio può essere difficile o impossibile da riparare. La struttura di Settimo comprende inoltre spazi modulari e separati, pensati per ospitare più programmi e per consentire ai clienti di usare singole infrastrutture di prova oppure affidare al sito un percorso più ampio di integrazione e collaudo.

Caratteristica Dato dichiarato Che cosa significa
Superficie complessiva Circa 8.000 m² Area dello stabilimento a Settimo Torinese
Massa dei veicoli Fino a 600 kg Limite progettuale indicato per i satelliti da assemblare e testare
Capacità produttiva Fino a 140 satelliti l’anno Capacità teorica a pieno regime, variabile in base ai programmi
Attività Assemblaggio, integrazione e test Possibile uso di singole infrastrutture o di un percorso integrato

Lo stabilimento dispone di impianti per prove termovuoto, vibrazionali, elettromagnetiche e di propulsione. Secondo le informazioni diffuse in occasione dell’apertura, le aree di integrazione possono essere organizzate in comparti separati. La modularità consente di gestire programmi diversi nello stesso impianto; la configurazione concreta, tuttavia, dipende dalle necessità del cliente e della missione.

Il valore industriale: meno trasferimenti, ma nessuna garanzia automatica sui tempi

Se assemblaggio, integrazione e test avvengono in luoghi diversi, componenti e veicoli devono essere movimentati e il coordinamento coinvolge più strutture. Riunire le fasi può semplificare la logistica e il lavoro tra le squadre. È un vantaggio potenziale del modello, non la prova che ogni commessa sarà più rapida o meno costosa: per stabilirlo serviranno dati sui programmi svolti e sui tempi effettivi.

La produzione seriale nello spazio non consiste necessariamente nel replicare satelliti identici. L’obiettivo dichiarato da Space Industries è applicare processi standardizzati e progettare satelliti e sottosistemi anche in funzione della loro producibilità: un’impostazione che l’azienda definisce Design for Production. La fabbrica si propone inoltre come piattaforma utilizzabile da clienti commerciali, istituzionali e scientifici, anche per singole prove e attività di integrazione.

Dai test su AMS-02 al contratto con D-Orbit

Prima dell’inaugurazione, la struttura ha ospitato prove sul Layer-0, un nuovo strato di tracciamento destinato all’aggiornamento del rivelatore di particelle AMS-02, installato sulla Stazione spaziale internazionale. L’Istituto nazionale di fisica nucleare conferma che i test di qualificazione sono stati svolti nella sede di Space Industries con il contributo di INFN, CERN, MIT e NASA e con una camera a vuoto realizzata da ALCA Space. Dopo aver superato le verifiche, il componente è stato inviato al CERN per le calibrazioni finali; l’INFN indicava il lancio nel 2027. AMS-02 studia le particelle cosmiche: il nuovo strato è progettato per migliorare la capacità di tracciamento e la sensibilità del rivelatore.

All’inaugurazione Space Industries ha anche annunciato un contratto con D-Orbit per prove di accettazione sulla piattaforma ION. È un’attività di collaudo, non l’annuncio di una commessa per produrre satelliti per D-Orbit. Il dato aggiunge un primo riferimento commerciale alle attività del sito, ma l’azienda non ha reso noti nel resoconto consultato i dettagli economici del contratto.

Investimenti e obiettivi aziendali

Space Industries è controllata dal gruppo torinese Comat. Secondo quanto riferito in occasione dell’apertura, Comat ha investito oltre 20 milioni di euro nella struttura. L’azienda dichiara circa 40 dipendenti e punta a superare i 200 collaboratori e a raggiungere 30 milioni di euro di fatturato entro il 2030: sono obiettivi, non risultati acquisiti.

Per misurare l’impatto dello Stellar Hub bisognerà quindi distinguere la capacità installata dai risultati: quali programmi saranno affidati alla struttura, quanti satelliti saranno effettivamente integrati e testati e come evolverà l’organico. I prossimi passaggi concreti saranno l’avvio delle linee produttive a pieno regime e la realizzazione delle commesse annunciate, a partire dalle attività di test sulla piattaforma ION.

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