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Vaticano

Leone XIV ai leader di Assisi: «Solo la pace è santa»

Nel videomessaggio per i 40 anni dell’incontro voluto da Giovanni Paolo II, il Papa rifiuta la giustificazione religiosa della guerra e chiede dialogo e mediazione. L’appello letto ad Assisi invoca disarmo e investimenti nei bisogni umani, ma non è un accordo tra governi.

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Ritratto illustrato di Leone XIV, basato sulla foto di riferimento, mentre tiene un libro davanti a un fondale chiaro e neutro.
Nel videomessaggio ai partecipanti riuniti ad Assisi, Leone XIV ha affermato che la guerra non può essere fatta in nome di Dio e ha chiesto di promuovere dialogo e negoziato. (© Diario del Web / AI)

«La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio»; «non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa». Nel videomessaggio inviato ai partecipanti riuniti ad Assisi, Leone XIV ha rilanciato il rifiuto della legittimazione religiosa dei conflitti e ha chiesto ai leader delle diverse fedi di promuovere dialogo, negoziato e comprensione. Il Papa è rimasto in Vaticano: i medici gli avevano sconsigliato il viaggio per consentirgli di proseguire il recupero dopo l’intervento del 13 ottobre.

L’incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante», promosso dalla Comunità di Sant’Egidio dal 25 al 27 ottobre 2026, si è concluso con preghiere secondo le diverse tradizioni e la lettura di un appello comune. Nel testo, i partecipanti chiedono di contrastare la corsa agli armamenti e di destinare risorse a bisogni come acqua, cibo, scuola e cure. È una presa di posizione morale e interreligiosa: non annuncia un’intesa diplomatica, un cessate il fuoco o impegni operativi assunti dai governi.

Il messaggio del Papa: dalla preghiera alla mediazione

Leone XIV collega il quarantesimo anniversario dell’incontro del 1986 allo scenario attuale. Nel videomessaggio parla di una «cultura della potenza» e di una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale. Richiama anche il Catechismo della Chiesa cattolica, che descrive la fiducia nell’accumulo di armi come mezzo per garantire la pace tra le nazioni. Il testo integrale del videomessaggio presenta la risposta del Papa come un impegno insieme spirituale e pubblico.

La preghiera, scrive, può sembrare debole davanti alle potenze, ma è la «forza umile dei credenti». Non è però l’unico passaggio del suo appello. Leone XIV affida ai leader religiosi un compito concreto: alimentare il dialogo tra i fedeli e nella società, così che al linguaggio dell’arroganza subentrino quello del negoziato e della comprensione. Il Pontefice non sostiene che una riunione religiosa possa da sola fermare una guerra e non annuncia iniziative diplomatiche specifiche.

La sua assenza fisica non era prevista all’inizio: alla presentazione dell’evento era stata annunciata la partecipazione del Papa alla cerimonia conclusiva. In seguito, per favorire la ripresa, i medici hanno sconsigliato il viaggio in elicottero ad Assisi. Il videomessaggio ha così sostituito la presenza programmata, mentre la cerimonia si è svolta con i leader riuniti presso la Basilica di San Francesco.

L’appello comune chiede disarmo e risorse per i bisogni umani

Il documento finale, pubblicato dalla Comunità di Sant’Egidio, dà conto dei temi emersi nell’incontro: la mancanza di dialogo, il rischio nucleare e l’escalation degli armamenti. I partecipanti chiedono di trasformare le spese militari in investimenti per acqua, cibo, scuola, lavoro, aria pulita e cure accessibili. L’appello si chiude con un rifiuto esplicito della guerra in nome di Dio, in sintonia con le parole pronunciate dal Papa.

La frase più incisiva del testo avverte: «O riusciremo a porre fine alle guerre o davvero le guerre porranno fine all’umanità». Il documento è rivolto ai popoli e ai responsabili pubblici, ma resta un appello: non stabilisce obblighi per gli Stati né definisce un percorso negoziale fra le parti di un conflitto. Il testo integrale dell’Appello di Pace 2026 precisa anche la dimensione sociale della richiesta, collegando la pace alla solidarietà e alla cura delle persone.

Alla cerimonia è intervenuto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. Ha descritto lo «Spirito di Assisi» come «dialogo anche in tempi di guerra» e amicizia nei momenti di scontro tra civiltà: è la valutazione dell’organizzatore sul significato del percorso, non la dichiarazione di un risultato diplomatico ottenuto durante la tre giorni. Secondo l’Agenzia SIR, l’incontro ha riunito oltre 380 leader religiosi; Sant’Egidio aveva inoltre indicato 384 partecipanti provenienti da 53 Paesi, comprendendo rappresentanti delle religioni, della cultura e delle istituzioni. Le due cifre si riferiscono a categorie formulate diversamente.

Che cosa significa l’anniversario del 1986

Il 27 ottobre 1986 Giovanni Paolo II convocò ad Assisi una giornata di preghiera per la pace con rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni del mondo. Il Pontefice invitò a proseguire lo «Spirito di Assisi», un metodo di incontro che permette alle diverse comunità di pregare e confrontarsi senza cancellare le rispettive identità. Il discorso di Giovanni Paolo II ad Assisi documenta la cornice religiosa e interreligiosa dell’iniziativa.

Quella giornata si svolse durante la Guerra fredda; l’anniversario del 2026 cade in un contesto diverso. Leone XIV richiama esplicitamente questo scarto e collega la necessità di coltivare lo spirito di Assisi alla ripresa della guerra come strumento politico. L’idea di continuità, dunque, non significa riprodurre le condizioni storiche del 1986: riguarda il metodo del dialogo e il rifiuto di attribuire alle religioni la giustificazione della violenza.

Il programma del 2026 ha ampliato il confronto a 24 forum. Tra i temi figuravano il disarmo nucleare, le migrazioni, la democrazia, l’ambiente, le nuove tecnologie e il ruolo delle religioni nella costruzione della pace. L’ampiezza dei temi indica l’ambizione del confronto, non prova che dai lavori siano nate proposte adottate da istituzioni o governi. Il programma dei forum di Assisi permette di distinguere l’agenda dell’incontro dai risultati formalmente annunciati.

Che cosa può seguire all’incontro

Da Assisi escono due messaggi convergenti ma distinti: quello di Leone XIV, che nega legittimità religiosa alla guerra e sollecita mediazione, e l’appello dei partecipanti, che chiede dialogo, disarmo e una diversa destinazione delle risorse. Il loro effetto immediato è una presa di posizione pubblica condivisa; il passaggio dalla denuncia a un’iniziativa concreta richiede interlocutori politici, negoziati e decisioni verificabili.

Al 27 ottobre 2026, le comunicazioni sull’incontro non annunciano accordi di questo tipo. I prossimi passaggi dipendono quindi da ciò che faranno governi e parti coinvolte nei conflitti, oltre che dalla capacità delle comunità religiose di mantenere aperti canali di dialogo. L’appello di Assisi indica una direzione e un criterio di giudizio, ma non sostituisce quei passaggi.

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