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Oleshky, Leone XIV chiede che la tregua apra nuove iniziative di pace

Dopo l’evacuazione completata il 31 ottobre, il Papa ha chiesto all’Angelus che la collaborazione tra Russia e Ucraina favorisca il dialogo. La tregua locale è prevista fino alla sera del 1° novembre.

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Ritratto editoriale di Leone XIV, ispirato alla foto di riferimento, su sfondo scuro essenziale.
Leone XIV auspica che la collaborazione che ha reso possibile l’operazione umanitaria a Oleshky favorisca nuove iniziative di dialogo. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Dopo la conclusione dell’operazione umanitaria a Oleshky, Leone XIV ha chiesto che la collaborazione tra le parti non si fermi all’evacuazione e favorisca nuove iniziative di pace. All’Angelus di domenica 1° novembre, il Papa ha auspicato che l’intesa che ha reso possibile l’intervento «faccia crescere la volontà di dialogo» e apra la strada a passi concreti. Il testo ufficiale dell’Angelus non attribuisce al Pontefice la mediazione dell’accordo.

L’operazione è stata annunciata come conclusa il 31 ottobre: i residenti evacuati che volevano raggiungere il territorio controllato da Kyiv sono arrivati in Ucraina, secondo l’annuncio dell’ombudsman ucraino riportato da Reuters. Le fonti consultate non precisano quanti siano stati i trasferiti. Il cessate il fuoco locale, distinto dalla missione, era previsto fino alle 22:59 ora di Kyiv del 1° novembre, cioè alle 21:59 in Italia.

Le richieste del Papa prima della tregua

Il richiamo del Pontefice arriva dopo due colloqui telefonici. Il 16 ottobre Leone XIV parlò con Vladimir Putin e chiese una tregua che consentisse l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura dei civili. Il 19 ottobre, sentendo Volodymyr Zelensky, richiamò la grave situazione a Oleshky e la richiesta già rivolta al presidente russo. La cronologia è riportata nei comunicati della Santa Sede sul colloquio con Putin e su quello con Zelensky.

Il Papa aveva dunque invocato condizioni umanitarie e una tregua, ma questi appelli non equivalgono alla mediazione che ha portato all’intesa. La Casa Bianca ha attribuito alla first lady Melania Trump un ruolo nel raggiungimento del cessate il fuoco; l’operazione è stata poi coordinata dai commissari per i diritti umani ucraino e russo. La pausa è iniziata il 27 ottobre, secondo i resoconti dell’Associated Press, ed era limitata all’area di Oleshky: non ha fermato i combattimenti nel resto dell’Ucraina.

Una tregua locale, non un accordo di pace

La missione ha permesso di portare aiuti e trasferire i residenti che hanno scelto di partire. È un risultato umanitario concreto, ma circoscritto: non risolve il conflitto né comporta, di per sé, un’intesa politica più ampia. Nell’appello del 1° novembre Leone XIV indica proprio il passaggio ancora da compiere: trasformare una collaborazione temporanea in una maggiore disponibilità al dialogo.

La scadenza della tregua era attesa per la sera del 1° novembre; al momento dell’Angelus, la sua conclusione non era ancora avvenuta. L’auspicio del Papa riguarda possibili iniziative successive, non un’estensione già concordata. Per la ricostruzione delle tappe dell’evacuazione di Oleshky, resta inoltre essenziale distinguere il termine previsto del cessate il fuoco dalla conclusione dell’operazione umanitaria, annunciata il giorno precedente.

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