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Opinioni

David Colantoni: «Macché politica e finanza, oggi comanda l’esercito»

Al DiariodelWeb.it la teoria del pensatore e scrittore David Colantoni, espressa nel suo ultimo libro «Lineamenti generali del trattato sulla classe armata»

Fabrizio Corgnati

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La base Nato di Birgi, in provincia di Trapani (© Agenzia Fotogramma)

Sondaggi alla mano, oggi la stragrande maggioranza del popolo italiano è contraria all’intervento in Ucraina. Non solo, ma la maggioranza di governo di centro-destra, fino a qualche anno fa, si diceva fortemente contraria allo scontro aperto con la Russia e puntava invece sulla ricomposizione dei contrasti attraverso la democrazia. Allora perché tutto l’Occidente si ritrova oggi totalmente coinvolto nel conflitto? Forse perché ad avere il vero scettro del comando, ai nostri tempi, non è più né la politica né la finanza né tantomeno la tecnocrazia, ma il potere militare. È quanto afferma David Colantoni, scrittore e pensatore che vive e lavora a Mosca e che, per oltre dieci anni, ha concepito la sua nuova teoria della storia, appena confluita nel suo ultimo libro, «Lineamenti generali del trattato sulla classe armata», in vendita su Amazon. Così la spiega ai microfoni del DiariodelWeb.it.

David Colantoni, che cosa intende quando parla di «classe armata»?
Intanto intendiamoci sul significato di «classe sociale». Secondo la Treccani è un «insieme omogeneo di individui che, in una società, si differenzia per diversa posizione occupata nell’attività produttiva, nella gerarchia del potere e/o della ricchezza».

Quindi?
Io ho registrato all’anagrafe della storia una nuova classe sociale, quella che appunto ho chiamato classe armata. Che si è costituita quando, in Occidente, gli Stati-nazione hanno iniziato a professionalizzare le forze armate.

Prima i militari non erano una classe sociale?
Prima affluivano all’esercito i soldati di leva: cittadini di ogni censo, ceto, ideologia, rappresentanti di molteplici interessi. Facevano i militari per un anno per dovere, venivano da una vita civile e non vedevano l’ora di tornarci.

Qual è l’atto di nascita di questa classe sociale?
La prima a costituire un esercito interamente professionale fu l’Inghilterra, nel 1963. Seguita, a dieci anni di distanza, dagli Stati Uniti, alla fine della guerra del Vietnam. L’amministrazione Nixon istituì la commissione Gates, guidata dal famoso economista Milton Friedman, che determinò la fattibilità politica dell’abolizione della leva.

Lei, però, non si limita a descrivere questa classe sociale, ma si spinge ad affermare che è diventata la più potente del nostro tempo. Perché?
La struttura dello Stato illuminista borghese, nato dopo la Rivoluzione francese, prevedeva i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma questi tre poteri, per essere tali, hanno bisogno di uno strumento di forza a loro disposizione.

L’esercito, appunto.
Uno strumento che, fino a trent’anni fa, era assolutamente inerme dal punto di vista politico. Non aveva il minimo potere decisionale. I padri fondatori americani vollero esplicitamente un esercito debole, controllato attraverso i lacci della borsa.

E poi cosa successe?
Un errore di ingegneria statuale di Kennedy, negli anni ’60. Si creò una direzione industriale militare nel cuore del Pentagono, la cosiddetta Defense Supply Agency: una centrale che prese il controllo di 100 mila industrie americane, tra addette alla produzione di beni militari e subappaltatrici. Insomma, i militari entrarono nel processo produttivo della nazione.

E quindi in quello decisionale.
A tutti gli effetti nacque un quarto potere dello Stato, alieno agli altri tre. Dieci anni dopo, con la costituzione della nuova classe sociale, questo potere iniziò a esprimerne i bisogni automatici. La borghesia, la classe che prese il dominio della storia con la Rivoluzione francese, si ritrovò disarmata con le sue stesse mani. Perse il controllo del monopolio dei mezzi della violenza dello Stato. E un potere senza forza a disposizione è come il corpo di una persona senza muscoli.

Il potere militare diventò autonomo. Iniziò a fare i propri interessi e non più quelli dello Stato.
Esatto. Si è ribaltato il rapporto: prima lo Stato usava il mezzo militare, oggi è questa classe sociale a usare lo Stato come un mezzo per soddisfare i propri bisogni.

E qual è questo interesse della classe armata?
Quello di riprodursi come classe sociale, come potere. E lo fanno attraverso un prelievo della ricchezza pubblica, che la società riconosce loro per occuparsi della sicurezza.

L’esercito ha senso di esistere finché esiste una guerra. Quindi il loro mezzo per sopravvivere diventa la guerra infinita.
E infinibile. Come quella dell’Afghanistan. Ci siamo resi conto che il suo scopo non era vincere, ma tenerla attiva il più a lungo possibile, in modo che il potere decisionale e la quota di ricchezza pubblica che questa classe sociale e questo potere militare pretendono si espandesse in continuazione.

Per questo anche la Nato è continuata a espandere la propria sfera d’influenza territoriale?
Certo. Ogni Stato che entra nella Nato diventa un tributario di questo potere militare e di questa classe armata.

Cioè versa una quota dei propri denari nelle casse della Nato. E qui arriviamo all’attualità, cioè alle cause che hanno portato alla guerra in Ucraina.
Infatti.

Lei non è il primo analista che sento affermare che la guerra in Ucraina non punta alla sconfitta militare di una potenza atomica come la Russia, obiettivo piuttosto irrealistico, quanto quello di logorarla indefinitamente.
Sono assolutamente d’accordo. E qui si capisce come questa nuova classe sociale confligga con gli interessi della borghesia produttiva, sia quella lavoratrice che quella industriale. Si muove come una forza autonoma che crea enormi problemi allo stesso mercato.

In che senso?
Il capitalismo occidentale ha dovuto levare le tende dalla Russia. La Renault, ad esempio, aveva lì il suo secondo mercato, ma è dovuta andare via. Questo è totalmente irrazionale, suicida.

E quindi come lo si spiega?
Con l’idea che il capitalismo non sia più il motore primo della storia dell’Occidente, ma che sia diventato un motore ausiliario del potere armato.

Pensiamo alle sanzioni, all’aumento del costo dell’energia e così via, che sono antieconomiche.
Pensiamo al caso del gas in Germania.

In questa disamina internazionale che ruolo ha l’Italia?
Noi siamo il Paese più mimetico con gli Stati Uniti, quello che più ne riproduce i paradigmi. Negli Usa il segretario della Difesa è il generale Austin III, che è al vertice del consiglio d’amministrazione della Raytheon e di altre industrie militari.

E da noi?
Il ministro della Difesa è Crosetto, anch’egli un uomo del settore aerospaziale, che ha co-fondato il primo partito di governo. Lui ha un collegamento molto forte con questo potere e quindi ne riceve sicuramente un endorsement.

Ciò influisce anche sulle politiche del governo, quindi?
Nel 2014, da semplice deputata, la Meloni diceva che le sanzioni alla Russia erano una follia, che bisognava imporre la pace con la diplomazia. Tutte idee giustissime, che l’hanno portata alla maggioranza. Oggi è diventata un’ultra-interventista. Ma non solo: pochi giorni fa c’è stato uno scontro molto importante tra Tito Boeri e questo potere militare.

A cosa si riferisce?
L’ex presidente dell’Inps, a Che tempo che fa, ha denunciato che i militari prendono pensioni doppie rispetto ai contributi versati. Immediatamente Crosetto gli ha risposto su Twitter e un piccolo sindacato militare gli ha inviato una lettera durissima. Vent’anni fa, se i militari avessero attaccato un uomo delle istituzioni civili, sarebbe stato uno scandalo enorme.

Insomma, si parla tanto dei politici e dei poteri forti finanziari, ma la vera casta è quella dell’esercito.
Oggi sì. Come una volta, durante l’imperialismo, erano i capitalisti a usare gli eserciti nazionali per farsi gli affari loro e conquistare tutte le risorse in Africa e in Asia, oggi invece sono i militari a controllare violentemente la politica. Lo abbiamo visto quando la Germania ha cercato di resistere al diktat del Pentagono di cedere i carri armati in Ucraina: immediatamente Austin III è volato a Rammstein e glielo ha imposto obtorto collo.

1 Commento

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  1. Avatar

    Paolo_IT

    20 Febbraio 2023 at 10:25

    Quindi sembra di capire che il potere straussiano dei vari neocon anglo.americani ci impedirà di poter essere decisivi sulle scelte interne.

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