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Opinioni

Michele Dalla Palma: «Gli Usa sono al tramonto, l’Europa è merce di scambio»

Il giornalista e fotografo Michele Dalla Palma presenta ai microfoni del DiariodelWeb.it il suo ultimo libro sui cambiamenti del mondo, intitolato «Kaosland»

Fabrizio Corgnati

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Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, quello degli Stati Uniti, Joe Biden, e quella della Commissione europea, Ursula von der Leyen (© Fotogramma)

«Kaosland»: questo l’immaginifico titolo che Michele Dalla Palma, giornalista e fotografo nonché grande viaggiatore, ha deciso di dare al suo ultimo libro, edito da Byoblu. In cui racconta i rapidi quanto epocali cambiamenti che il nostro mondo sta affrontando nell’attuale epoca storica. «La situazione è spaventosamente tragica e sembra non interessare a nessuno», esordisce quando il DiariodelWeb.it lo raggiunge al telefono.

Cosa intende, Michele Dalla Palma?
Sulla nostra testa stanno facendo cose allucinanti, ormai senza nemmeno più coinvolgere alcun governo. Hanno capito che godono dell’impunità assoluta e possono fare tutto ciò che desiderano. E le persone non si ribellano perché l’80% di loro sembrano lobotomizzate. Ovviamente sto parlando della civiltà occidentale.

E le altre?
Noi pensiamo che il mondo sia quello che viviamo noi e che ci raccontano, ma questa è una stupidaggine gigantesca. Per rendertene conto dovresti avere la fortuna di girarlo, come faccio io.

Che cosa ha capito osservando quello che si muove nelle altre parti del pianeta?
Che l’Europa, nella migliore delle ipotesi, è destinata ad essere campo di battaglia e poi merce di scambio fra le due grandi realtà: da una parte i Brics, dall’altra la morente economia finanziaria statunitense. Che sembra al massimo della potenza, ma solo perché ha ormai sparato tutte le cartucce e non gliene restano più.

Anche nel sottotitolo di «Kaosland» fa riferimento al «possibile tramonto dell’impero americano». A cosa si riferisce?
Quello che chiamavamo terzo mondo, che ora si definisce mondo emergente, domani sarà l’antagonista primario della finanza americana. Noi occidentali rappresentiamo un decimo della popolazione mondiale. Già oggi i Brics, con gli ultimi ingressi, ammontano al 50% della popolazione e al 40% delle risorse economiche.

Lo squilibrio numerico è evidente.
La situazione è strana, perché all’interno dei Brics non mancano le conflittualità: ci sono la Russia, ma anche la Cina, l’India e gli staterelli del Sud-Est asiatico. In teoria sono tutti uno contro l’altro, ma si coalizzano per mettere in discussione il predominio mondiale del dollaro.

Questo è l’obiettivo della Cina?
La Cina, da almeno un decennio, sta accumulando ogni genere di materia prima. Ha costruito un hub immenso in Sri Lanka dove sta stoccando quantità inimmaginabili di petrolio mediorientale, di cui è diventata il primo acquirente. E poi le terre rare: ha praticamente monopolizzato l’Africa offrendo infrastrutture in cambio dello sfruttamento del sottosuolo.

A cosa le servono?
Il progetto è quello di mettere in piedi una moneta di riferimento alternativa, il renminbi, il cui valore sia basato su beni reali. Proprio com’era il dollaro prima della catastrofe di Nixon, che lo sganciò dall’oro, trasformandolo oggettivamente in carta igienica, come sostengono persino i più grandi economisti.

Quindi i Brics puntano far crollare il valore del dollaro?
Al momento non fanno manovre azzardate o improvvisate, perché ricordiamoci che la Cina detiene il debito pubblico americano. Ma, quando saranno sufficientemente forti da mettersi sul mercato, è chiaro che la loro valuta prevarrà sulla carta straccia del dollaro.

Ma a cosa si riferisce con questo appellativo di «Kaosland»?
Al fatto che stanno litigando tutti contro tutti, l’attuale situazione del mondo è fluida. Pensiamo prima di tutto all’Africa, divisa da mille faide più o meno tribali, ma che sarà il continente emergente del futuro. Cinquant’anni fa rappresentava il 2,6% della popolazione mondiale, oggi il 25%. L’incremento demografico è stato inimmaginabile, con una popolazione estremamente giovane.

L’esatto contrario di quanto accade da noi.
Non abbiamo nessuna chance rispetto all’evoluzione prossima ventura del mondo. Dunque cosa fa quell’associazione per delinquere chiamata Unione europea? Tenta con le unghie e con i denti di aggrapparsi ai poteri economico-finanziari che ancora oggi tengono in piedi l’Occidente. I governi sono stati svuotati di ogni valore.

E i popoli europei come reagiscono?
Almeno in Francia e in Germania ci sono opinioni pubbliche forti e aggressive, che nei limiti del possibile si stanno ribellando, sono scese in strada in questi giorni per protestare contro le nuove politiche europee criminali sull’agricoltura. In Italia neanche questo.

Come mai, secondo lei?
Perché per ribellarsi bisognerebbe prima di tutto avere la coscienza di quanto succede. Il mio scopo è proprio quello di creare una consapevolezza, di far conoscere a qualcuno come stanno realmente le cose. Non basandomi su opinioni o teorie complottistiche, ma su dati e argomentazioni degli studiosi e degli esperti.

Questa è la strada possibile per venirne fuori?
Solo così possiamo salvarci dalla deriva dittatoriale della finanza, che sa perfettamente che nel lungo periodo perderà la guerra, ma al momento sta sparando i missili più potenti che ha, per accaparrarsi il più possibile a discapito dei popoli, dei governi, dell’ambiente e del nostro futuro.

3 Commenti

3 Comments

  1. Avatar

    requis

    15 Gennaio 2024 at 8:38

    Il libro sembra contenere argomentazioni interessanti; vedremo quanti le leggeranno e quali saranno le reazioni. Sino ad oggi “la pubblica opinione” sembra essere costituita individui insensibili ad ogni stimolo riguardante il vivere comune, la comunità. Auguriamoci che le cose cambino, anche se la buona volontà di Dalla Palma e colleghi credo non avrà il riscontro che meritano.

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    Piero Cappelli

    15 Gennaio 2024 at 9:13

    è una grande intervista. condivido pienamente ogni affermazione di Michele dalla Palma. purtroppo si rischia che questi precari equilibri geopoliticoeconomici rischio di saltare e non sappiamo cosa ci attenderà. le guerre in ucraina e in medio oriente sono solo un modo per far vedere i muscoli agli avversari coinvolgendo i soci come l’italia in queste disavventure colme di morte al fine di affermare il potere atlantista. intanto in Italia si sopravvive nella miseria sempre più devastante e diffusa per molti ambiti sociali.

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    Benito

    16 Gennaio 2024 at 11:42

    se protestiamo contro tutta la classe politica forse il partito trasversale dei compari si unirà apertamente e cercherà a pensare di cosa ha di bisogno la gente comune. La gente comune, che ha problemi esistenziali e se non è formata e informata, risponde di pancia facendo gli interessi di chi è causa del suo stato. Oppure (spero sempre meno) pensa allo stadio e tifa per la sua squadra politica del cuore

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