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Opinioni

Paolo Borgognone: «Alle elezioni europee trionferanno i sovranisti»

Lo storico e scrittore Paolo Borgognone prevede ai microfoni del DiariodelWeb.it un boom del voto populista ed euroscettico alle prossime consultazioni continentali

Fabrizio Corgnati

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Il partito euroscettico di Alternative für Deutschland (© Fotogramma)

La data cerchiata in rosso sul calendario politico italiano e internazionale è quella del 6 giugno prossimo. L’appuntamento clou è quello con le elezioni europee, che nel nostro Paese dovrebbero sancire la conferma dell’egemonia del centrodestra, ma a livello continentale rischiano di terremotare l’attuale assetto dei rapporti di forze in parlamento. Il DiariodelWeb.it ha chiesto una previsione allo storico e scrittore Paolo Borgognone, che non sembra avere dubbi: andiamo verso un boom del gruppo Identità e democrazia.

Paolo Borgognone, che cosa si aspetta dalle elezioni europee del giugno prossimo?
Mi aspetto un successo dei partiti cosiddetti populisti, sovranisti ed euroscettici in Paesi come Germania, Austria, Francia, Belgio, Spagna, Ungheria, Finlandia, Svezia, forse anche in Danimarca e nell’Europa centro-orientale, come in Polonia e Bulgaria.

Insomma, una rivolta elettorale vera e propria.
Frutto di un malcontento e di una rabbia sociale diffusi che ormai si sta coagulando nell’Unione europea, sia attraverso il percorso elettorale che le proteste di piazza: lo abbiamo visto anche recentemente con gli agricoltori tedeschi.

Sarà un voto di protesta, dunque.
Che poi questi partiti, che faranno da sponda politica all’elettorato dissidente, siano realmente antisistema duri e puri, questo è un altro discorso. Ci sono anche partiti di sinistra dall’approccio simile, anche se pochi: quello di Sahra Wagenknecht in Germania e in parte quello di Mélenchon in Francia.

In che misura si aspetta questa vittoria?
Ci sono indicatori che lasciano intendere che il gruppo sovranista al parlamento europeo, attualmente collaterale, sarà addirittura il terzo, con ampie possibilità di sopravanzare quello dei conservatori, incalzando i due principali: popolari e socialdemocratici.

Sarebbe una novità non da poco.
In effetti neanche tanto: semmai la prosecuzione di un trend iniziato già nel 2014 e che non si è fermato.

E per quanto riguarda l’Italia?
Non mi aspetto un’ondata di protesta elettorale popolare. O meglio, quest’ondata si incanalerà su quei partiti come Fratelli d’Italia e Lega. Che, pur essendo a vario titolo euroscettici di facciata, poi nei fatti sono pro-Ue, atlantisti, liberali ben camuffati. Mi sorprende che gli elettori italiani siano ancora così ingenui da lasciarsi cooptare da questi partiti che, a parole, propugnano una retorica dal sapore vagamente protestatario, ma in realtà sono cortigiani dell’ordine dominante.

Se i sovranisti diventeranno veramente il terzo partito, allora forse non ci saranno più i numeri per un’altra «maggioranza Ursula» tra popolari e socialisti.
Le maggioranze si aggiustano. Come in Italia hanno cooptato partiti dichiaratamente sovranisti nelle maggioranze liberali, possono farlo anche in Ue. Questi soggetti politici sono come un termometro: ti fanno vedere che hai la febbre, non la curano. Sono indicatori.

In che senso?
Stando agli ultimi sondaggi, la Afd potrebbe raggiungere il 24% in Germania. È un partito antisistema? No: per esempio, sulla questione palestinese, sembra avere simpatie prevalenti per Israele. Lo stesso vale per Il Rassemblement National di Marine Le Pen. Ma i loro elettori spesso sono antisistema, tuttavia votano per questi movimenti che affabulano una retorica antisistemica e dunque vengono percepiti come meno schierati sul fronte sionista rispetto ai partiti liberali di sistema.

E il sistema come reagirà a quest’avanzata?
In Germania si chiede lo scioglimento di Afd: a mio parere una misura impraticabile. Come lo sciogli un partito con il 24% dei voti, centinaia di migliaia di iscritti, una presenza territoriale diffusa e una capacità operativa importante? Chiudi le sedi con il fuoco?

Quella sì che sarebbe una misura fascista.
Quella sarebbe una misura liberale. L’ordine liberale, oggi, blandisce e tollera dove può mantenere il controllo sociale, ma quando si sente sotto pressione adotta misure repressive anche militari. Ma queste misure non sono così facili da applicare con movimenti numericamente così grandi.

In effetti sembra impensabile.
Infatti i socialdemocratici, che sono al governo in Germania, mi paiono scettici verso la misura di scioglimento di Afd. Rischierebbero disordini sociali, un carico di responsabilità spropositato, una ricaduta politica importante, addirittura un incremento del malcontento dei milioni di persone espulse dal processo democratico e che potrebbero finire in clandestinità. Al contrario i democristiani, all’opposizione, li incalzano perché pensano di pescare nello stesso bacino elettorale di centrodestra, di dragare i voti dispersi.

Quindi come andrà a finire?
Che cercheranno di depotenziare Afd in altro modo, con strategie consentite dalla legge: delegittimandolo, magari provando a orientarne l’azione politica in direzione più moderata, attraverso operazioni di intelligence, cioè facendolo implodere.

1 Commento

1 Commento

  1. Avatar

    Ida

    30 Gennaio 2024 at 3:15

    il problema è la fedeltà ai programmi elettorali. tutti hanno sempre tradito.

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