Politica
Meloni difende Giorgetti sulla manovra: «Il lavoro è condiviso»
A Fieracavalli la premier respinge l’accusa di eccessivo rigore al ministro e rivendica il lavoro comune. Intanto, la manovra 2027 prosegue l’esame parlamentare dopo lo stralcio di tre disposizioni.
Giorgia Meloni difende l’impostazione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulla manovra 2027 e rivendica un lavoro condiviso. Il 6 novembre, a margine di Fieracavalli a Verona, la presidente del Consiglio ha respinto l’accusa di eccessivo rigore: una presa di posizione politica che non annuncia modifiche al testo né anticipa l’esito del confronto parlamentare.
«Non credo che il suo approccio sia troppo rigorista, nel qual caso lo sarebbe anche il mio perché abbiamo condiviso il lavoro che abbiamo fatto in questi anni», ha detto Meloni. Ha poi definito una questione di responsabilità aver cercato di aiutare cittadini e imprese, destinando le risorse dove servivano senza sprecarle. Le dichiarazioni sono riportate nel resoconto dell’intervento della premier a Fieracavalli.
La manovra prosegue alla Camera dopo uno stralcio
Il disegno di legge di bilancio per il 2027 e il triennio 2027-2029 è stato presentato alla Camera il 30 ottobre. Il 4 novembre, durante la verifica del contenuto proprio del provvedimento, tre disposizioni sono state stralciate: riguardavano il documento riepilogativo delle prestazioni sanitarie, le versioni digitali stampabili dei libri di testo e alcuni aspetti della ricostruzione post-calamità. Secondo il resoconto stenografico della seduta, le norme separate dovranno diventare autonomi disegni di legge.
Il testo della manovra, identificato come C. 3174-bis dopo lo stralcio, è stato assegnato alla Commissione Bilancio della Camera in sede referente. La scheda dell’iter parlamentare registra la presentazione del provvedimento e la conclusione per stralcio del progetto iniziale; il resoconto della seduta del 4 novembre documenta la decisione sulle tre disposizioni e l’assegnazione alla Commissione. Lo stralcio non equivale a una bocciatura nel merito: quelle norme proseguono fuori dal disegno di legge di bilancio.
L’esame parlamentare può ancora portare a emendamenti. Terminata la discussione alla Camera, il testo eventualmente modificato passerà al Senato per la seconda lettura, come spiega la Ragioneria generale dello Stato nella nota sull’avvio dell’iter. La difesa di Meloni riguarda quindi l’impostazione complessiva del lavoro del Governo, non attesta un accordo già raggiunto su ogni misura.
La linea politica rivendicata dalla premier
Le parole di Meloni hanno due obiettivi: respingere l’etichetta di eccessivo rigore attribuita a Giorgetti e presentare la gestione delle risorse come una scelta di responsabilità verso cittadini e imprese. La premier si assume così la responsabilità politica della linea condivisa con il ministro, ma non indica quali eventuali modifiche il Governo sarebbe disposto ad accettare o a contrastare.
Per valutare gli effetti concreti su famiglie, contribuenti e imprese occorrerà attendere il testo approvato. I prossimi passaggi saranno l’esame in Commissione e in Aula alla Camera, quindi la lettura del Senato: fino all’approvazione definitiva, contenuti e conseguenze delle misure possono cambiare.
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