Salute
Energy drink e stimolanti: più segnalazioni cardiache, ma non una misura del rischio
Un’analisi preliminare presentata alle Scientific Sessions 2026 dell’AHA ha confrontato 28.345 segnalazioni alla FDA. Gli eventi cardiaci comparivano più spesso nei rapporti su prodotti stimolanti, ma i dati non provano un nesso causale né misurano il rischio per chi li consuma.
Arresti cardiaci, infarti e aritmie compaiono più spesso nelle segnalazioni alla FDA che riguardano bevande energetiche e integratori con caffeina o altri stimolanti rispetto a quelle su prodotti senza questi ingredienti. È il risultato di un’analisi preliminare presentata alle Scientific Sessions 2026 dell’American Heart Association (AHA), basata su 28.345 segnalazioni raccolte negli Stati Uniti dal 2017 al 2025. Ma i rapporti non dicono quante persone abbiano consumato quei prodotti senza conseguenze: non misurano il rischio per il singolo consumatore e non dimostrano che i prodotti abbiano causato gli eventi.
La sintesi ufficiale AHA dell’abstract MDP0323 riporta 854 segnalazioni relative a bevande o integratori con caffeina e altri stimolanti, confrontate con 27.491 riferite a prodotti senza quegli ingredienti. Tra gli eventi cardiovascolari associati ai prodotti stimolanti, l’arresto cardiaco compariva circa 11 volte più spesso nei rapporti; gli infarti circa 4,5 volte e le aritmie ventricolari o le palpitazioni circa quattro volte.
Che cosa indicano i numeri — e che cosa no
I rapporti descrivono la frequenza con cui gli eventi compaiono nelle segnalazioni confrontate, non il numero di casi ogni tot consumatori. In assenza del dato su quante persone abbiano usato ciascun prodotto e per quanto tempo, non si può ricavare un rischio assoluto né confrontare la probabilità che un consumatore abbia un evento cardiaco.
| Evento | Frequenza relativa nelle segnalazioni |
|---|---|
| Arresto cardiaco | Circa 11 volte più spesso |
| Infarto | Circa 4,5 volte più spesso |
| Aritmie ventricolari o palpitazioni | Circa 4 volte più spesso |
| Frequenza cardiaca elevata | Quasi 3 volte più spesso |
| Dolore toracico | Circa 2,7 volte più spesso |
| Svenimento | Circa 2 volte più spesso |
La FDA avverte che le segnalazioni raccolte nel suo sistema di monitoraggio degli eventi avversi non bastano a stabilire che un prodotto abbia causato un evento né a calcolare quanto spesso questo si verifichi nella popolazione. I rapporti possono essere incompleti o duplicati e l’evento può dipendere anche da condizioni preesistenti, farmaci o altri fattori. Sono utili per individuare possibili segnali da approfondire, ma non sostituiscono studi disegnati per misurare incidenza e causalità.
Prodotti e ingredienti diversi nello stesso gruppo
I ricercatori hanno classificato i prodotti in base agli ingredienti, non alla marca. Nel gruppo degli stimolanti rientravano caffeina, metilxantine — tra cui guaranà, yerba mate ed estratti di tè verde o caffè — e sostanze simpaticomimetiche come sinefrina e yohimbina. L’analisi non permette quindi di attribuire i rapporti a un singolo marchio o di isolare l’effetto di una particolare sostanza.
Il Council for Responsible Nutrition (CRN), organizzazione che rappresenta il settore degli integratori, contesta l’accorpamento di prodotti e composti diversi. Nella sua risposta all’analisi sostiene che senza informazioni sufficienti sulle quantità e sulle esposizioni specifiche non si può capire quale categoria di prodotto contribuisca ai segnali osservati. È una posizione espressa da un’organizzazione di settore; la difficoltà di stimare l’incidenza, invece, deriva anche dall’assenza di un denominatore di consumatori nei dati analizzati.
Circa il 45% delle segnalazioni cardiovascolari riferite ai prodotti con caffeina o stimolanti riguardava persone tra 18 e 34 anni. La sintesi AHA indica che non è chiaro perché: il dato potrebbe riflettere le abitudini di consumo, le circostanze d’uso — per esempio prima di un’attività fisica intensa o insieme ad alcol o droghe — oppure condizioni cardiache non diagnosticate. Non dimostra che i giovani adulti siano esposti a un rischio individuale maggiore.
Un risultato preliminare, non una stima per l’Italia
L’abstract MDP0323 non è stato sottoposto a revisione paritaria: l’AHA considera preliminari i risultati fino alla pubblicazione di un articolo scientifico completo. Gregory M. Marcus, cardiologo dell’Università della California a San Francisco e non coinvolto nell’analisi, ha sottolineato nella sintesi dell’Associazione che lo studio non prova che i prodotti con caffeina causino gli eventi riportati e che servono ulteriori ricerche.
I dati provengono da segnalazioni raccolte negli Stati Uniti e non consentono di stimare il rischio per i consumatori italiani. Per chiarire il possibile legame servono studi che registrino quante persone consumano i diversi prodotti, le dosi e le modalità d’uso, distinguendo ingredienti e formulazioni e considerando altri fattori di salute. Finché questi elementi non saranno disponibili, il risultato va letto come un segnale da verificare, non come una misura del pericolo per chiunque beva un energy drink o assuma un integratore stimolante.
Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook