Salute
Yoga ed esercizio: il trial indiano non rileva vantaggi distinti nei giovani con disabilità visiva
In uno studio randomizzato su 164 adolescenti e giovani adulti in India, yoga ed esercizio non hanno mostrato risultati migliori della lista d’attesa nelle misure di benessere considerate.
In uno studio randomizzato condotto in India su 164 adolescenti e giovani adulti con disabilità visiva, né lo yoga basato sulla mindfulness né l’esercizio fisico hanno ottenuto risultati significativamente migliori della lista d’attesa nelle misure di benessere considerate. La ricerca, pubblicata il 28 ottobre 2026 su Scientific Reports, non dimostra che queste attività siano inutili: indica che, nelle condizioni esaminate, il trial non ha rilevato un vantaggio specifico rispetto al gruppo di confronto.
In breve: i partecipanti sono stati seguiti per 32 settimane e valutati su benessere soggettivo, ansia, depressione, biomarcatori e altri indicatori. Alcuni risultati sono migliorati nel tempo, ma in modo simile nei tre gruppi: non è quindi possibile attribuire quei cambiamenti allo yoga o all’esercizio.
Come si è svolto il confronto
Lo studio multicentrico ha assegnato casualmente i partecipanti a tre gruppi: yoga basato sulla mindfulness, esercizio fisico oppure lista d’attesa. Le valutazioni sono state effettuate all’inizio, dopo otto settimane e a 32 settimane. Il protocollo pubblicato prima dello studio prevedeva lezioni di un’ora, cinque giorni alla settimana per otto settimane; descrive anche gli adattamenti pensati per rendere le istruzioni accessibili, con indicazioni verbali e, quando necessario, assistenza tattile.
Le due attività non erano identiche: il programma di yoga combinava posture, esercizi di respirazione e pratiche di mindfulness; quello di esercizio proponeva attività fisiche adattate. Il protocollo dello studio e le modalità previste per i due programmi aiutano a inquadrare il confronto, ma non sostituiscono i risultati del trial concluso.
| Gruppo | Attività o condizione |
|---|---|
| Yoga | Yoga basato sulla mindfulness, con posture, respirazione e pratiche meditative |
| Esercizio | Programma di attività fisica adattato ai partecipanti |
| Lista d’attesa | Nessuna delle due attività durante il periodo di confronto |
Che cosa è stato misurato
Tra gli esiti principali figuravano i livelli ematici di dopamina, serotonina, cortisolo, beta-endorfina e melatonina; i sintomi di ansia e depressione, misurati con la Hospital Anxiety and Depression Scale; e il benessere soggettivo, valutato con l’Oxford Happiness Questionnaire. Gli esiti secondari comprendevano qualità del sonno, funzione fisica, sostegno sociale percepito e benessere complessivo.
Per gli esiti principali e secondari, i ricercatori non hanno rilevato differenze statisticamente significative tra i gruppi né un’interazione tra gruppo e tempo che indicasse un effetto distinto delle attività. Alcune misure psicologiche, fisiche e di benessere sono cambiate nel corso dello studio, ma in modo simile in tutti e tre i gruppi.
Un risultato non equivale a provare che le pratiche non funzionino
Il confronto con la lista d’attesa permette di verificare se i cambiamenti nei gruppi che seguono un’attività risultino diversi da quelli osservati senza quell’intervento. In questo trial non è stata dimostrata la superiorità dello yoga o dell’esercizio. Ma l’assenza di una differenza significativa non prova che le pratiche non possano offrire alcun beneficio: circoscrive ciò che è stato osservato nel campione e con i programmi studiati.
Gli autori riportano anche cambiamenti esplorativi in alcuni biomarcatori all’interno di singoli gruppi. Poiché non erano accompagnati da differenze significative tra i gruppi, non costituiscono una prova di un effetto specifico. Il risultato da considerare è il confronto complessivo, non un dato isolato scelto tra le misure analizzate.
A chi si applicano i risultati
La ricerca è stata svolta in India tra dicembre 2021 e gennaio 2025 e ha coinvolto adolescenti e giovani adulti con disabilità visiva in contesti istituzionali. I risultati non stabiliscono quale sarebbe l’effetto in altre fasce d’età, in altri Paesi o con programmi diversi. Gli autori indicano la necessità di studi futuri con un follow-up più lungo, strategie migliori per favorire la partecipazione e obiettivi di valutazione più mirati.
Per chi progetta attività accessibili, il dato è circoscritto ma utile: in questo studio nessuna delle due pratiche ha mostrato un vantaggio distinto rispetto all’altra o alla lista d’attesa. Non è dunque giustificato presentare come acquisita una superiorità specifica; resta da chiarire, con altre ricerche, se programmi differenti o una partecipazione più costante possano produrre risultati diversi.
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