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Superlega, riflessioni su un nuovo modello di calcio post-sentenza della Corte Europea

La sentenza UE offre l’opportunità di riformare il calcio, mirando a un modello finanziariamente sostenibile e più integrato con il contesto locale.

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Stadio di calcio
Stadio di calcio (© Depositphotos)

La recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha innescato un’ampia discussione nel mondo del calcio professionistico. La decisione, che mira a bloccare il progetto della Superlega, offre una prospettiva di riflessione e potenziale rinnovamento per un modello di calcio finanziariamente sostenibile e maggiormente radicato nel contesto territoriale.

Coppa Italia: una superlega in miniatura?

Il calcio, da tempo, naviga in acque turbolente, oscillando tra il merito sportivo e l’esclusività dei “club dei privilegiati”. Il recente progetto di SuperLega, nonostante preveda retrocessioni e un fondo di solidarietà, non sfugge a questa dinamica. La credibilità di un calcio basato sul merito e sulla solidarietà è spesso messa in discussione, soprattutto in Italia, dove gli slogan sembrano scontrarsi con la realtà delle pratiche e delle gestioni.

La Coppa Italia emerge come un caso emblematico, un microcosmo che riflette le dinamiche più ampie del calcio europeo. Gestita dalle Leghe anziché dalla Federazione, la competizione favorisce le squadre di serie A e lascia ai margini un vasto numero di club, mostrando una tendenza verso un’elite ristretta che si contrappone allo spirito di inclusività e meritocrazia.

Il conflitto UEFA-Superlega: potere e privilegi

A livello internazionale, il contrasto tra UEFA e Superlega mette in luce una lotta di potere sotto la maschera di difesa dei valori sportivi. Da un lato, l’UEFA si oppone al progetto della Superlega, dall’altro accetta una sorta di Superlega de facto, dove pochi club, spesso sostenuti da ricchi stati o fondi di dubbia provenienza, dominano la scena, eludendo le regole del fair play finanziario.

Nel contesto nazionale, la sentenza offre l’opportunità di riflettere sulle politiche e le pratiche attuali. Il calcio italiano, con le sue peculiarità e contraddizioni, può assumere un ruolo guida nel percorso verso un modello più equo e radicato nel territorio, superando l’attuale scenario di divisioni e disparità.

Visioni per il futuro: coesistenza di modelli

Guardando al futuro, si profila uno scenario di coesistenza tra due modelli: da un lato, un calcio ultraprofessionalizzato e globalizzato, con pochi vincoli e controlli; dall’altro, un modello più sostenibile, legato alle comunità locali e alle loro esigenze. Quest’ultimo, pur essendo economicamente più modesto, ha il potenziale di riscoprire e valorizzare un’identità sociale e culturale propria, diversa da quella del calcio di élite.

La sentenza della Corte Europea non rappresenta solo un freno al progetto della Superlega ma è anche un campanello d’allarme per il calcio nel suo complesso. È un’occasione per ripensare il modello di calcio attuale, superando la logica di esclusività e privilegio e orientandosi verso un sistema più equo, sostenibile e radicato nei territori. Solo attraverso un impegno collettivo e una visione rinnovata sarà possibile garantire un futuro al calcio che sia all’altezza dei suoi valori storici e culturali.

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