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CNR, adolescenti: il 26,8% supera quattro ore sui social

Nel secondo rapporto MiB, basato su 2.821 interviste in scuole romane, cresce la quota di quindicenni oltre quattro ore al giorno sui social. Il 73,1% usa l’IA; il rapporto rileva anche segnali di disagio e isolamento.

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Illustrazione di una mano anonima che tiene uno smartphone con forme astratte sullo schermo.
Un telefono tenuto in mano evoca il tempo trascorso sui social dagli studenti coinvolti nello studio MiB del CNR a Roma. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Tra gli studenti di scuole romane seguiti dal CNR, la quota di quindicenni che trascorre più di quattro ore al giorno sui social è salita dal 20,7% nel 2025 al 26,8% nel 2026. Nella stessa rilevazione, il 73,1% dichiara di usare strumenti di intelligenza artificiale. Sono alcuni dei dati del secondo rapporto del progetto MiB, condotto su 2.821 studenti: descrivono un gruppo di adolescenti della Capitale, non l’intera popolazione italiana. Il rapporto 2026 del CNR rileva anche un aumento del distress psicologico e un’incidenza stabile dell’isolamento in casa.

Lo studio, i cui risultati sono stati presentati a Roma il 5 novembre 2026, segue nel tempo gli stessi studenti per osservare come cambiano abitudini e condizioni. Il quadro non riguarda soltanto quanto i ragazzi restano connessi: comprende anche le relazioni fuori dallo schermo, il benessere e alcuni comportamenti a rischio.

Più tempo sui social, soprattutto tra le ragazze

Nel 2026 il 26,8% degli intervistati rientra nella categoria definita dal progetto come “iperconnessa”, cioè trascorre oltre quattro ore al giorno sui social. Un anno prima la quota era del 20,7%: l’aumento è di 6,1 punti percentuali. La crescita interessa entrambi i generi, ma il dato è più alto tra le ragazze: 35% contro il 20,4% dei ragazzi. Nel campione, TikTok è la piattaforma più utilizzata, con il 47,3%; seguono Instagram al 28,2% e WhatsApp al 13,3%.

La fascia con esposizione media ai social comprende il 55,4% dei rispondenti; il 14,3% ha un’esposizione bassa e il 3,5% dichiara di non usare queste piattaforme. Il rapporto registra inoltre una crescita, dal 10,5% al 21,4%, di chi non dedica tempo all’informazione o alla ricerca sul web. Sono indicatori di abitudini dichiarate: non misurano da soli gli effetti dei social sulla salute o sul rendimento scolastico.

Indicatore 2025 2026 Lettura del confronto
Oltre quattro ore al giorno sui social 20,7% 26,8% Aumento di 6,1 punti percentuali
Distress alto, con sintomi di ansia associati a depressione 17,8% 20,7% Aumento di circa 3 punti percentuali
Bassa autostima 34,2% 37,3% Aumento di oltre 3 punti percentuali
Almeno un periodo di isolamento in casa, uscendo solo per andare a scuola 48,7% 49,9% Incidenza descritta dal rapporto come sostanzialmente stabile

I valori sono percentuali dei campioni rilevati nei due anni. Per il confronto sul distress, il rapporto 2025 riporta il 17,8% di livello alto; il nuovo rapporto segnala il 20,7%. L’indagine MiB del 2025 è la base del confronto, ma il numero di interviste è passato da 3.068 nel primo ciclo a 2.821 nel secondo.

IA: uso diffuso, ma non equivale a uso prolungato

Il 73,1% degli adolescenti coinvolti dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale. Tra gli impieghi indicati da chi la usa ci sono chiarire dubbi sugli argomenti studiati in classe (64,5%), soddisfare curiosità (60,1%) e farsi aiutare nei compiti (57,6%). Le risposte possono riferirsi a più attività e le percentuali non vanno sommate.

Il rapporto distingue la diffusione dell’IA dall’intensità e dalle modalità d’uso. Il 4,6% del campione dichiara di trascorrere oltre quattro ore al giorno con questi strumenti. Un diverso indicatore, definito dagli autori “uso disfunzionale” e basato su coinvolgimento emotivo, fiducia incondizionata e dipendenza, riguarda il 16,2% di chi utilizza l’IA, non il 16,2% dell’intero campione. Queste categorie descrivono indicatori della ricerca e non costituiscono diagnosi cliniche.

Benessere e isolamento: indicatori da leggere insieme

Nel secondo ciclo, il 20,7% presenta un livello alto di distress, definito nel rapporto come stress negativo con sintomi di ansia associati a depressione; nel 2025 la quota era del 17,8%. La misura è più diffusa tra le ragazze: 33% contro il 10,9% dei ragazzi. La bassa autostima riguarda il 37,3% degli intervistati, rispetto al 34,2% del primo ciclo. Il rapporto segnala inoltre livelli elevati di aggressività nel 26,2% e di alessitimia — difficoltà nell’elaborare, riconoscere e comunicare le emozioni — nel 16,9%.

Questi indicatori non dimostrano che l’uso dei social o dell’IA provochi disagio psicologico. Sono misure raccolte nella stessa indagine e descrivono fenomeni che possono coesistere; il confronto di due rilevazioni, da solo, non stabilisce un rapporto di causa ed effetto.

Un periodo in cui si resta in casa uscendo soltanto per andare a scuola è capitato al 49,9% dei partecipanti, dato che il rapporto considera sostanzialmente invariato rispetto al 48,7% del 2025. Nel 6,6% del campione l’isolamento è durato almeno sei mesi, soglia convenzionalmente usata per definire l’hikikomori. Tra le ragioni riferite da chi ha vissuto l’isolamento compaiono sentirsi incompresi (26,8%), gli impegni di studio (23,1%), sentirsi depressi (21,4%) e il bullismo (10%). La quota che indica il sentirsi depressi è cresciuta di 6,5 punti rispetto all’anno precedente. Si tratta di motivazioni dichiarate dai partecipanti, non di cause accertate dell’isolamento.

Il rapporto rileva anche che, durante i periodi di isolamento, il 18,4% indicava come attività la fruizione passiva dei social, cioè leggere contenuti senza interagire. Rispetto al 2025 questa modalità è aumentata di 3,8 punti, mentre è diminuito il ricorso alla chat con gli amici. È un dato circoscritto alle attività riferite durante l’isolamento, non una descrizione dell’uso dei social da parte di tutti gli intervistati.

Che cosa può dire — e che cosa non può dire — il MiB

Il MiB è uno studio longitudinale del gruppo MUSA del CNR-IRPPS: prevede cinque rilevazioni annuali tra il 2025 e il 2029. Il secondo ciclo si è svolto tra gennaio e aprile 2026 con interviste faccia a faccia, assistite da questionario elettronico, a studenti del secondo anno di 25 scuole pubbliche superiori di Roma; la popolazione osservata è prevalentemente quindicenne. Il progetto e la sua impostazione sono descritti nella pagina del MiB del CNR-IRPPS.

Seguire gli stessi studenti permette di confrontare i risultati nel tempo, ma il campione riguarda Roma e non è una rilevazione nazionale rappresentativa. Inoltre, il numero di interviste è inferiore nel secondo ciclo rispetto al primo. Il CNR indica che a partire dalla terza rilevazione sarà possibile approfondire in modo causale gli effetti dei mutamenti osservati: i dati attuali, quindi, documentano tendenze e associazioni, non spiegano da soli perché siano avvenute.

La prossima tappa concreta è il terzo ciclo annuale: sarà il passaggio successivo del progetto per capire se i cambiamenti osservati nel 2026 si confermano e come si sviluppano nel tempo. Fino ad allora, i risultati offrono una fotografia circoscritta ma articolata delle abitudini digitali e di alcuni aspetti del benessere degli adolescenti intervistati a Roma.

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