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Energia

Gas europeo oltre 100 euro: pesa lo stop alle forniture dal Medio Oriente

Il TTF ha toccato brevemente 100 euro al megawattora il 28 ottobre. Scorte europee ridotte e interruzioni delle spedizioni di GNL alimentano la pressione, ma il picco non si trasferisce automaticamente sulle bollette italiane.

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Illustrazione di un terminale industriale per il gas naturale liquefatto, con serbatoi e tubazioni, nei toni del blu petrolio e dell’ambra.
Un terminale per il gas naturale liquefatto richiama le incertezze sulle forniture che alimentano la tensione sul mercato europeo. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Il prezzo di riferimento del gas europeo ha toccato brevemente 100 euro al megawattora nel pomeriggio di mercoledì 28 ottobre, per la prima volta dal dicembre 2022. Il contratto TTF olandese con consegna il mese successivo è arrivato a quella soglia intorno alle 14:35, ora italiana, secondo i dati ICE riportati da Reuters. La pressione riflette le interruzioni delle spedizioni di gas naturale liquefatto (GNL) dal Medio Oriente e il difficile riempimento delle riserve europee prima dell’inverno.

È un prezzo all’ingrosso, non l’importo che compare automaticamente nelle bollette. Il picco segnala la tensione sul mercato e il costo atteso delle forniture: da solo non consente di calcolare quanto pagheranno famiglie e imprese in Italia.

Forniture incerte e riserve sotto la media

Il rialzo arriva mentre il mercato deve fare i conti con meno GNL disponibile dalla regione. Nel suo aggiornamento del 27 ottobre, l’Agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori dell’energia (ACER) ha rilevato che durante l’estate non sono arrivati volumi significativi di GNL dal Qatar all’Unione europea. L’agenzia collega le interruzioni dei flussi al conflitto in Medio Oriente e segnala una maggiore competizione internazionale per i carichi disponibili.

Anche le scorte partivano da un livello basso: alla fine dell’inverno 2025-2026 gli stoccaggi europei erano pieni al 28%; al 21 ottobre avevano raggiunto il 75%, ancora sotto la media degli ultimi nove anni. Sono dati che aiutano a capire perché le notizie sulle rotte e sulle forniture possano pesare tanto sulle quotazioni mentre si avvicina la stagione di maggiore domanda. Non equivalgono, però, a una previsione certa di carenze: a settembre la Commissione europea aveva affermato che non vedeva un rischio immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti, pur chiedendo di monitorare attentamente la situazione.

Che cosa può cambiare per le bollette in Italia

Il TTF è un riferimento europeo, ma non è il prezzo applicato direttamente a ogni cliente italiano: sul mercato nazionale conta anche il PSV, oltre alle condizioni del contratto, ai costi di rete e alle imposte. Per i clienti vulnerabili nel servizio regolato, la componente di approvvigionamento viene aggiornata su base mensile sulla media dei prezzi all’ingrosso italiani. Nel mercato libero, invece, un’offerta può essere a prezzo fisso oppure indicizzata: per la parte variabile conta la formula prevista dal contratto. ARERA spiega il funzionamento del prezzo mensile legato al PSV e distingue le offerte fisse da quelle variabili.

Perciò un rialzo del TTF può contribuire alla pressione sui prezzi, ma il passaggio al cliente dipende dagli indici e dai tempi di aggiornamento previsti per ciascuna fornitura. Il dato del 28 ottobre non dimostra da solo un aumento immediato né quantifica l’effetto sulle bollette italiane. Per valutarlo serviranno le successive quotazioni del mercato nazionale e gli aggiornamenti delle componenti applicate ai clienti.

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