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Energia

Manovra 2027, 6,03 miliardi per l’energia alle imprese: aiuti legati a investimenti green

Il Ddl prevede 2,5 miliardi per le imprese energivore e 3,53 per le Pmi non energivore. Gli aiuti non sono ancora richiedibili e sono vincolati a investimenti; restano da chiarire i requisiti e il percorso di autorizzazione Ue.

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Illustrazione di un contatore elettrico industriale accanto a un modulo di accumulo e a un pannello fotovoltaico.
Il disegno di legge prevede aiuti proposti per i costi elettrici delle imprese, legati a nuovi investimenti energetici. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede 6,03 miliardi di euro di risorse per ridurre il costo dell’elettricità delle imprese, vincolando l’aiuto a investimenti aggiuntivi per la transizione energetica. La proposta distingue tra aziende energivore e micro, piccole e medie imprese (Mpmi) non energivore. Non sono contributi già richiedibili: servono l’approvazione parlamentare, l’autorizzazione europea e le procedure attuative. Il disegno di legge presentato al Presidente della Repubblica il 30 ottobre 2026 contiene le misure; gli importi e le condizioni riportati qui sono ricostruiti sulla base della scheda che analizza il testo bollinato.

Il via libera del Consiglio dei ministri, già ricostruito nel quadro generale della manovra, non rende operative le singole misure: il Parlamento può modificare il Ddl e l’accesso agli aiuti dipenderà anche dalle regole che verranno definite.

Due platee, con stanziamenti distribuiti dal 2027 al 2030

Il primo regime è rivolto alle imprese ad alto consumo di energia elettrica iscritte negli elenchi della Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA). Il secondo riguarda le Mpmi non iscritte in quegli elenchi. Le dotazioni indicate sono limiti di spesa distribuiti su più anni: non equivalgono a somme già assegnate alle imprese.

Plate​a prevista Ripartizione delle risorse Totale
Imprese energivore 1 miliardo nel 2028; 800 milioni nel 2029; 700 milioni nel 2030 2,5 miliardi
Mpmi non energivore 1 miliardo nel 2027; 1,43 miliardi nel 2028; 600 milioni nel 2029; 500 milioni nel 2030 3,53 miliardi

La somma delle due dotazioni è 6,03 miliardi. Per le imprese energivore, il sostegno è descritto per il periodo 2028-2030; per le Mpmi compare invece uno stanziamento già nel 2027. La relazione tra questa prima annualità e il periodo di applicazione del sostegno ai consumi va chiarita sul testo integrale e negli atti attuativi.

Che cosa coprirebbe l’aiuto e quale investimento richiede

Per entrambi i regimi, il meccanismo descritto prevede una compensazione fino al 50% del prezzo medio all’ingrosso, calcolata su una quota non superiore al 50% dei consumi annui. È quindi un sostegno parziale: non copre l’intera bolletta. L’importo effettivo dipenderà dai consumi riconosciuti, dal prezzo di riferimento e dalle condizioni che saranno fissate per accedere alla misura.

In cambio, l’impresa dovrebbe destinare a nuovi investimenti una somma almeno pari all’intero aiuto ricevuto. Tra gli interventi indicati figurano l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, i sistemi di accumulo, l’efficienza energetica e l’elettrificazione. Per le Mpmi, la scheda sul Ddl riferisce che gli investimenti dovranno iniziare dopo la presentazione della domanda ed essere completati entro 36 mesi dalla concessione.

Il vincolo collega il contenimento dei costi elettrici a spese che possono ridurre i consumi o cambiare il modo in cui l’impresa si approvvigiona. Ma l’effetto concreto dipenderà dalle spese ammesse, dalla possibilità di cumulare l’aiuto con altri strumenti e dai controlli sull’effettiva realizzazione degli investimenti: aspetti che non risultano ancora definiti nella ricostruzione disponibile.

Il quadro europeo non equivale al via libera alla misura italiana

Per valutare il passaggio europeo è utile distinguere due quadri della Commissione. Il Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF), adottato il 25 giugno 2025 e in vigore fino al 31 dicembre 2030, contempla aiuti ai costi elettrici per specifiche categorie di utilizzatori energivori. Per queste misure, il quadro prevede in generale un sostegno fino al 50% del prezzo medio all’ingrosso su non più del 50% dei consumi e richiede investimenti aggiuntivi pari almeno al 50% dell’aiuto, con condizioni ulteriori, tra cui un prezzo minimo per l’elettricità agevolata. Il vincolo d’investimento riportato per il Ddl italiano — almeno il 100% dell’aiuto — sarebbe dunque più elevato; questo confronto, da solo, non dimostra la compatibilità della misura nazionale.

Un distinto quadro temporaneo, il Middle East Crisis Temporary State Aid Framework, è stato adottato il 29 aprile 2026 e resta in vigore fino al 31 dicembre 2026. Consente, tra l’altro, di aumentare dal 50% fino al 70% l’intensità di regimi di sostegno elettrico già approvati nell’ambito del CISAF. La sua durata non copre gli anni 2028-2030 indicati per il regime delle imprese energivore nel Ddl italiano: non va quindi presentato come un’autorizzazione preventiva di quella misura.

La Commissione spiega che, in generale, i nuovi aiuti di Stato devono essere notificati e non possono essere attuati prima della sua decisione, salvo eccezioni previste dalle regole europee. Il Ddl, inoltre, comprende un regime per Mpmi non energivore: la base europea e le condizioni applicabili a questa platea non sono chiarite dalla scheda consultata. Il passaggio europeo riguarda quindi l’esame dello schema italiano nel suo insieme e delle sue componenti, non una formalità già assolta.

Passaggi da attendere prima delle domande

Prima che le imprese possano fare domanda occorrono l’approvazione della legge, la definizione delle procedure e il completamento dell’iter europeo. Restano da precisare i requisiti puntuali di accesso, i criteri di calcolo e di erogazione, i controlli sugli investimenti e il calendario operativo. Per le Mpmi andrà chiarito anche il rapporto tra lo stanziamento previsto per il 2027 e il periodo di sostegno ai consumi. Fino a questi passaggi, i 6,03 miliardi descrivono una proposta di spesa pluriennale, non aiuti già disponibili per le aziende.

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