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Ue, dialogo con le raffinerie: più carburanti allo studio, nessun fondo annunciato

La Commissione valuterà proposte per aumentare la produzione negli impianti esistenti e preparare una tabella di marcia per la trasformazione del settore. Per ora non ha annunciato fondi, incentivi o obiettivi vincolanti.

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Illustrazione editoriale di tubazioni e torre di distillazione in una raffineria esistente.
La Commissione europea ha avviato un confronto con le raffinerie per valutare come aumentare la produzione negli impianti esistenti e preparare la trasformazione del settore. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

La Commissione europea ha avviato il confronto con le raffinerie per valutare come aumentare la produzione di carburanti negli impianti esistenti e preparare una tabella di marcia per trasformare il settore. Il primo dialogo si è tenuto a Bruxelles il 28 ottobre 2026: per ora non sono stati annunciati fondi, incentivi o obiettivi vincolanti di capacità. Nel resoconto ufficiale dell’incontro, la Commissione definisce l’appuntamento l’avvio di un confronto più ampio, non un piano operativo già finanziato.

La posta in gioco riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti, la competitività industriale e l’occupazione. Secondo Bruxelles, le raffinerie dell’Unione forniscono circa il 70% del carburante per aerei e l’85% del diesel consumati in Europa. Il commissario all’Energia Dan Jørgensen ha detto che la Commissione lavorerà per aumentare la produzione degli impianti europei, ma ha definito il dialogo «un primo passo». L’obiettivo dichiarato è affrontare le necessità immediate e, insieme, preparare la trasformazione del comparto durante la transizione energetica.

Che cosa si discute: capacità esistente e filiere dei carburanti

Il confronto ha riguardato come sfruttare meglio la capacità di raffinazione già disponibile, rendere più resilienti le catene di fornitura e assicurare carburanti sufficienti anche in caso di crisi o per esigenze di difesa. Gli operatori hanno presentato proposte che la Commissione intende esaminare; il comunicato, però, non specifica quali interventi siano allo studio, quanto potrebbero aumentare la produzione né con quali tempi o risorse. Non è quindi ancora possibile valutare se il confronto porterà a nuovi investimenti o a più carburante nel breve periodo.

Tra le pressioni discusse figurano gli alti costi energetici e la concorrenza internazionale. La futura tabella di marcia dovrà inoltre considerare gli investimenti necessari per produrre biocarburanti e carburanti sintetici, cercando di accompagnare la transizione senza compromettere sicurezza energetica, competitività e posti di lavoro. La Commissione collega così due esigenze: conservare capacità produttiva strategica e rendere le raffinerie compatibili con gli obiettivi climatici dell’Ue.

Il tema si inserisce in un mercato dei carburanti sotto pressione. Il 22 ottobre la Commissione aveva riferito che le forniture di diesel e carburante per aerei erano tese, pur senza una carenza fisica in Europa in quel momento. L’istituzione aveva annunciato il dialogo con le raffinerie dopo che i leader europei avevano chiesto di affrontare gli effetti delle tensioni geopolitiche sui prezzi e sugli approvvigionamenti.

Un settore ridimensionato, ma centrale per le forniture

Secondo Euronews, la Commissione stima che nell’arco di vent’anni abbia chiuso circa un quarto delle raffinerie europee e che la capacità complessiva sia diminuita di circa il 10%. Il dato aiuta a inquadrare la richiesta di preservare la produzione, ma non indica quanta capacità aggiuntiva possa essere recuperata con gli interventi ora allo studio. La Commissione non ha precisato se le proposte degli operatori riguardino l’ammodernamento degli impianti attivi, la riapertura di siti chiusi o nuovi investimenti.

La difficoltà è anche industriale: aumentare la produzione in impianti esistenti e costruire nuova capacità sono percorsi diversi, con tempi e fabbisogni d’investimento differenti. Al tempo stesso, le imprese devono valutare la competitività dei prodotti e la domanda futura, mentre il settore si prepara a produrre combustibili alternativi. Per questo, il dialogo non equivale a una decisione di riaprire o costruire raffinerie: la Commissione deve ancora valutare le proposte e definire le priorità comuni.

Italia seconda per produzione nel 2024

I dati Eurostat per il 2024 collocano l’Italia al secondo posto nell’Ue per produzione di prodotti petroliferi da raffinazione, dopo la Germania. Si tratta dei volumi prodotti nell’anno, non di una classifica della capacità installata o degli impianti oggi operativi.

Paese o area Produzione nel 2024
Unione europea 543,7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtoe)
Germania 99,0 Mtoe
Italia 68,8 Mtoe
Spagna 64,3 Mtoe
Paesi Bassi 57,1 Mtoe

Nel 2024 la produzione Ue è cresciuta dell’1,2% rispetto all’anno precedente, secondo i dati Eurostat sulla produzione di prodotti petroliferi. Il dato italiano mostra il peso del Paese nel sistema europeo, ma il dialogo avviato a Bruxelles non prevede, al momento, misure specifiche per gli impianti italiani.

Più produzione non significa prezzi più bassi alla pompa

Jørgensen ha collegato l’aumento della produzione alla possibilità di ridurre la pressione sui prezzi dei carburanti. È un obiettivo dichiarato, non un risultato garantito: l’incontro non ha fissato un tetto ai prezzi, uno sconto o un meccanismo diretto per intervenire sui listini. Anche un eventuale aumento dell’offerta europea non assicurerebbe, da solo, un calo alla pompa: i prezzi dipendono anche dal costo del petrolio e dalle condizioni dei mercati.

Il prossimo passaggio, secondo Euronews, sarà il proseguimento dei colloqui tecnici, con un nuovo incontro previsto all’inizio del 2027 per fare il punto sui progressi. Non è ancora disponibile un calendario operativo con misure, scadenze o risorse. Sarà quindi la definizione della tabella di marcia — e non l’avvio del dialogo in sé — a chiarire se e come le proposte dell’industria potranno tradursi in maggiore produzione e in una strategia di lungo periodo per le raffinerie europee.

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