Economia & Lavoro
Iren approva il piano al 2035: 10,4 miliardi e 2.800 assunzioni previste
Il piano 2026-2035 concentra circa metà degli investimenti su acqua, reti elettriche e termovalorizzatori. Iren prevede 2.800 assunzioni, ma il gruppo stima un organico complessivo più basso a fine piano.
Il Consiglio di amministrazione di Iren ha approvato il 27 ottobre 2026 un piano industriale da 10,4 miliardi di euro per il periodo 2026-2035. Circa metà degli investimenti è destinata al servizio idrico, alla distribuzione elettrica e ai termovalorizzatori. Il gruppo prevede inoltre 2.800 assunzioni nell’arco del piano, ma la cifra indica nuovi ingressi lordi: secondo quanto riportato dal Secolo XIX, l’organico complessivo dovrebbe passare da 11.900 addetti a 11.100 entro il 2035.
Il piano punta a rafforzare le infrastrutture e le attività regolate o semi-regolate, affiancando agli investimenti una riorganizzazione aziendale. La pagina ufficiale di Iren dedicata ai comunicati per gli investitori presenta il piano e i suoi obiettivi; i dettagli industriali pubblicati dopo l’approvazione distinguono le opere previste dai risultati ancora da raggiungere.
Acqua, elettricità e rifiuti assorbono circa metà del piano
Iren assegna complessivamente 5 miliardi di euro alle tre infrastrutture indicate come prioritarie: l’importo corrisponde a circa il 48% dei 10,4 miliardi complessivi, coerentemente con la quota dichiarata dall’azienda come «circa la metà».
| Ambito | Investimenti previsti | Interventi e obiettivi dichiarati |
|---|---|---|
| Servizio idrico | 2,4 miliardi di euro | Sostituire circa 1.700 chilometri di rete, realizzare nuovi impianti di depurazione e ridurre le perdite idriche al 26%. |
| Distribuzione elettrica | 1,4 miliardi di euro | Realizzare sei nuove cabine primarie e potenziarne due; aumentare del 60% la potenza disponibile e dimezzare la durata media delle interruzioni. |
| Termovalorizzatori | 1,2 miliardi di euro | Sostenere gli interventi sugli impianti e accrescere la capacità di recupero energetico dai rifiuti. |
Per l’acqua, la riduzione delle perdite al 26% è un traguardo futuro, non un risultato già conseguito. Il resoconto dei dettagli presentati da Iren indica come riferimento una riduzione dall’attuale 30%; il piano prevede inoltre nuovi depuratori. Per la rete elettrica gli obiettivi sono aumentare la potenza disponibile e ridurre la durata delle interruzioni: i benefici dipenderanno dall’esecuzione degli interventi, che comprendono nuove cabine e potenziamenti di quelle esistenti.
Sui rifiuti, la stampa riporta quattro interventi: due nuovi impianti e il rifacimento dei termovalorizzatori di Torino e Poggibonsi. Secondo il dettaglio pubblicato da La Stampa, i nuovi impianti avrebbero una capacità di 400 mila tonnellate ciascuno e il piano mira ad aggiungere oltre 1,1 milioni di tonnellate di capacità complessiva. Si tratta di progetti previsti, non di impianti già realizzati. La divisione Ambiente dispone inoltre di 2,2 miliardi di investimenti complessivi; i 1,2 miliardi per i termovalorizzatori sono una parte di questa cifra, non un importo aggiuntivo da sommare.
Il piano punta sulle attività regolate e sulla trasformazione interna
Oltre il 73% degli investimenti, circa 7,6 miliardi di euro, è destinato secondo Iren a progetti collegati alla sostenibilità e alla transizione; la società indica inoltre che il 62% degli investimenti è ammissibile alla Tassonomia europea. Sono classificazioni e obiettivi dichiarati dall’azienda, non una misura degli effetti ambientali già ottenuti.
Il gruppo prevede che le attività regolate e semi-regolate arrivino a rappresentare l’80% dell’EBITDA nel 2035. Il margine operativo lordo è atteso a circa 1,95 miliardi di euro a fine piano, mentre l’utile netto è previsto intorno a 550 milioni. Iren indica anche una crescita media annua dell’EBITDA del 4% e dell’utile netto del 6%. Sono stime aziendali: dipendono dall’attuazione degli investimenti, dall’andamento delle attività e dalle condizioni economiche e regolatorie.
Il piano affianca agli interventi infrastrutturali un programma di sinergie, digitalizzazione, impiego dell’intelligenza artificiale e semplificazione organizzativa. Iren dichiara che la razionalizzazione societaria e organizzativa è iniziata nel 2026 e fissa al 10% l’obiettivo di ritorno sul capitale investito (ROI) al 2035. La società prospetta anche un aumento del rapporto tra debito finanziario netto ed EBITDA, da 3,1 a 2,8 volte a fine piano, secondo i dati riportati da La Stampa. Sono previsioni, non risultati già raggiunti.
2.800 ingressi previsti, ma l’organico totale dovrebbe diminuire
Le 2.800 assunzioni sono collegate da Iren al ricambio generazionale e manageriale, alla disponibilità di competenze e alla capacità di realizzare gli obiettivi industriali. La cifra, da sola, non indica un aumento equivalente del numero di dipendenti: i nuovi ingressi possono affiancare uscite e cambiamenti nel perimetro aziendale.
Il Secolo XIX riferisce che l’organico atteso scenderebbe da 11.900 addetti a 11.100 nel 2035. Se confermato nella documentazione di piano, il dato significa che le assunzioni programmate convivono con una riduzione prevista dell’organico netto. I dettagli disponibili non specificano il calendario annuale degli ingressi, i profili professionali, la distribuzione territoriale o le condizioni contrattuali. Le 2.800 assunzioni non equivalgono quindi a posti già aperti: per conoscere le opportunità effettive occorre fare riferimento alle singole selezioni pubblicate.
Il confronto con il piano 2025-2030 va letto su orizzonti diversi
Il precedente piano, approvato nel novembre 2025, prevedeva 6,4 miliardi di euro di investimenti e 2.400 nuove figure professionali entro il 2030, secondo il comunicato ufficiale del piano 2025-2030. Il nuovo documento estende l’orizzonte al 2035 e porta a 10,4 miliardi gli investimenti previsti. Poiché i periodi coperti sono differenti, il confronto dei totali non dimostra da solo un incremento equivalente della spesa annuale. Iren descrive il nuovo piano come una prosecuzione della strategia, con una maggiore concentrazione sulle infrastrutture.
La verifica dei prossimi anni passerà dalla spesa effettivamente sostenuta, dall’avanzamento dei cantieri e dai risultati sulle perdite idriche e sull’affidabilità elettrica. Sul fronte del lavoro, saranno decisivi il numero di ingressi effettivi, l’andamento dell’organico complessivo e la pubblicazione di offerte con profili e sedi definite.
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