Lavoro
Caporalato, Eurispes: 551 irregolarità nel 2025; l’INL conta 895 vittime
Eurispes registra un calo delle irregolarità accertate per caporalato e intermediazione, mentre l’INL riferisce 895 lavoratori coinvolti in violazioni ai sensi dell’articolo 603-bis. Istat rileva intanto un tasso di lavoro irregolare in agricoltura salito al 18,4% nel 2024: indicatori diversi, da non confondere.
Nel 2025 Eurispes conta 551 irregolarità riconducibili a caporalato e intermediazione illecita, in calo rispetto al massimo di 2.288 registrato nel 2023. Nello stesso anno l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) riferisce però di 895 lavoratori coinvolti in violazioni dell’articolo 603-bis del codice penale, il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: il dato è provvisorio e riguarda una misura diversa. Intanto, per il 2024, Istat rileva che il tasso di lavoro irregolare in agricoltura, silvicoltura e pesca è salito al 18,4%, dal 17,6% dell’anno precedente.
I numeri arrivano alla vigilia del decimo anniversario della legge 199 del 2016, approvata il 29 ottobre ed entrata in vigore il 4 novembre. Sono indicatori che descrivono aspetti distinti: gli illeciti classificati da Eurispes, i lavoratori coinvolti nelle violazioni accertate dall’INL e la stima statistica Istat del lavoro non regolare. Non si possono sommare né usare l’uno come conferma o smentita dell’altro. Eurispes presenta il proprio bilancio sulla legge 199/2016 e sul contrasto al caporalato; il testo integrale dello studio non è riportato nella pagina pubblica. La legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale riguarda il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento in agricoltura.
| Indicatore | Dato | Che cosa descrive |
|---|---|---|
| Irregolarità per caporalato e intermediazione, Eurispes | 551 nel 2025; 2.288 nel 2023 | Illeciti ricondotti a queste fattispecie nella ricostruzione dell’istituto |
| Lavoratori coinvolti in violazioni dell’art. 603-bis, INL | 895 nel 2025, dato provvisorio | Persone cui si riferiscono le violazioni accertate; l’INL segnala tempi diversi per indagini e procedimenti penali |
| Ispezioni agricole definite, INL | 4.646 irregolari su 7.166: 64,8% nel 2025 | Esito dei controlli conclusi, non quota di aziende irregolari nell’intero settore |
| Tasso di lavoro irregolare, Istat | 18,4% nel 2024, dal 17,6% nel 2023 | Incidenza delle unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro nel comparto |
Il calo delle irregolarità non basta a misurare lo sfruttamento
Il dato Eurispes sul caporalato e sull’intermediazione scende dopo il picco del 2023. L’istituto invita però a leggerlo con cautela: secondo la sua analisi, gli intermediari possono riorganizzarsi in forme più difficili da individuare, tra cui le cosiddette «cooperative senza terra». È una possibile spiegazione proposta da Eurispes, non una prova che chiarisca da sola la flessione.
Il numero degli illeciti accertati dipende anche dai controlli, dalla loro distribuzione e dalla capacità di rilevare le violazioni. Non coincide quindi con il numero complessivo dei casi esistenti. Anche il dato INL di 895 lavoratori va interpretato per quello che misura: persone coinvolte in violazioni contestate ai sensi dell’articolo 603-bis, con un risultato che l’Ispettorato definisce provvisorio per i tempi richiesti dalle indagini e dai procedimenti penali. Non è direttamente confrontabile con le 551 irregolarità conteggiate da Eurispes.
Nel rapporto sulla vigilanza dell’INL nel 2025, 4.646 delle 7.166 ispezioni agricole definite hanno avuto esito irregolare. Il 64,8% riguarda dunque le ispezioni concluse, non tutte le aziende o tutti i lavoratori agricoli. Il rapporto precisa inoltre che nel 2025 è cambiato il metodo con cui un’ispezione può essere conteggiata nei diversi ambiti di vigilanza: i valori del 2024 relativi a quegli ambiti sono stati ricalcolati per renderli confrontabili. Questa modifica metodologica rende essenziale controllare la base del confronto prima di interpretare le variazioni.
Il dato Istat fotografa una platea più ampia del caporalato
Il tasso Istat non conta i casi di caporalato: misura la quota di unità di lavoro non regolari sul totale delle unità di lavoro in agricoltura, silvicoltura e pesca. Nel 2024 è salito al 18,4%, con un aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al 2023. Secondo l’istituto, la crescita è interamente riconducibile alla componente indipendente, il cui tasso di irregolarità è aumentato di 1,1 punti; per i dipendenti è invece diminuito di 0,3 punti.
La rilevazione Istat sull’economia non osservata stima il lavoro irregolare con una metodologia statistica, diversa dagli accertamenti ispettivi e dalle violazioni penali. Il dato serve a descrivere la diffusione del lavoro non regolare nel comparto, ma non consente di dedurre quanti lavoratori siano vittime di caporalato né di stabilire da solo se la legge abbia ridotto lo sfruttamento.
Salari, controlli e costi per le casse pubbliche
Il quadro presentato da Eurispes comprende anche il divario retributivo. Per il 2023, lo studio attribuisce ai braccianti irregolari una retribuzione media di 8,10 euro l’ora, contro 11,30 per quelli regolari: una differenza del 28%. Nello stesso anno, secondo i dati riportati dall’istituto, i salari dei lavoratori agricoli regolari erano il 37% sotto la media nazionale indicata nello studio, pari a 17,80 euro l’ora. Sono stime riferite a quell’anno, non valori attuali.
Eurispes segnala anche un aumento degli accertamenti sulle violazioni: tra il 2015 e il 2025 gli ispettori passano, secondo la ricostruzione dell’istituto, da 3.221 a 4.366, ma nel 2025 sono meno dei 4.585 registrati nel 2024. Nello stesso arco temporale, il numero di lavoratori interessati da violazioni accertate sale da 6.153 a 8.851. Questi dati descrivono l’attività di vigilanza e gli esiti riportati, non una stima esaustiva di tutte le persone sfruttate.
Per il periodo 2015-2023, Eurispes stima un mancato gettito tra 6,3 e 9,4 miliardi di euro, considerando Irpef, addizionali e contributi. Il valore più basso è calcolato sui salari che lo studio attribuisce ai lavoratori irregolari; quello più alto ipotizza la piena emersione. È una stima dell’istituto, non un conteggio ufficiale delle entrate perdute. Il comunicato pubblico non espone tutti gli elementi necessari a ricostruire il calcolo.
Le misure proposte da Eurispes non sono state approvate
Per rafforzare il contrasto, Eurispes indica cinque possibili linee d’azione: una regia coordinata, anche con un’Authority indipendente e una Procura nazionale del lavoro; l’interoperabilità delle banche dati; controlli più efficaci; protezione, assistenza e sostegno al reddito per chi denuncia; un programma sperimentale di emersione protetta. Sono proposte dell’istituto, non misure già decise.
Il programma di emersione ipotizzato prevede, tra gli altri elementi, un permesso temporaneo di dodici mesi, rinnovabile solo se il rapporto di lavoro rispetta i requisiti previsti; un contratto nominativo con salario conforme al contratto collettivo e pagamenti tracciabili; verifiche sul datore e la possibilità per il lavoratore di cambiare impiego in caso di mancato pagamento, violenza o minaccia. La proposta comprende anche formazione, soluzioni temporanee per alloggio e trasporto e una valutazione annuale degli effetti su salari, orari, infortuni e recidiva.
Per una simulazione riferita a 100mila persone, Eurispes stima costi lordi di 565 milioni di euro nel primo anno: 300 milioni per incentivi, 120 per la formazione, 75 per alloggio e trasporto, 40 per l’istruttoria e 30 per l’interoperabilità delle banche dati. A fronte, ipotizza 540 milioni di contributi, calcolati su una retribuzione media di 18mila euro e un’aliquota del 30%: il saldo del primo anno sarebbe di meno 25 milioni. L’istituto precisa che lo scenario non include altre possibili entrate o risparmi e che dovrebbe essere validato da MEF e INPS. È quindi una simulazione, non una previsione di spesa o di gettito.
Il prossimo passaggio, per valutare l’efficacia della legge, è distinguere i conteggi ispettivi dalle stime statistiche e seguirli nel tempo insieme alle condizioni di lavoro. Gli indicatori disponibili mostrano un calo di una categoria di illeciti accertati, ma anche un aumento del tasso Istat di lavoro irregolare in agricoltura e un numero provvisorio di lavoratori coinvolti in violazioni penali: nessuno, preso da solo, risponde a tutte le domande sull’andamento dello sfruttamento.
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