Lavoro
Ex Ilva, Bettini chiede un piano per i forni elettrici a Taranto
Dopo la sentenza della Cassazione, il presidente di Federmeccanica sollecita un piano per i nuovi impianti. Il Governo indica DRI e forni elettrici, ma senza un cronoprogramma né coperture definite.
Il presidente di Federmeccanica Simone Bettini chiede al Governo un piano per realizzare nuovi forni elettrici a Taranto, dopo che la Cassazione ha respinto i ricorsi contro lo stop all’area a caldo dell’ex Ilva. La richiesta, riportata nell’intervista pubblicata il 1° novembre, non corrisponde a un progetto approvato: per la riconversione restano da definire soggetti attuatori, tempi, investimenti e risorse.
La decisione giudiziaria e la trasformazione industriale sono due passaggi distinti. La sentenza delle Sezioni Unite del 29 ottobre conferma l’inibitoria sull’attività a caldo, ma non finanzia né autorizza un piano alternativo. Il provvedimento n. 28087 pubblicato dalla Corte di Cassazione tratta la tutela rispetto alla presenza di amianto e alle emissioni di polveri sottili; non stabilisce un calendario per la costruzione di nuovi impianti.
Dalla sentenza alla riconversione: sono decisioni diverse
Con il rigetto dei ricorsi di Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, resta in vigore l’ordine di sospendere l’attività produttiva dell’area a caldo di Taranto. La pronuncia non equivale, però, alla scelta di sostituire gli altiforni con forni elettrici. La possibile ripresa dell’attività è legata alle condizioni indicate nel procedimento, tra cui la rimozione dell’amianto ancora presente e misure per riportare le emissioni di polveri sottili entro limiti di sicurezza, come ricostruito nell’approfondimento sulla decisione della Cassazione.
Per il sito e per la filiera, l’incertezza riguarda quindi sia la gestione immediata degli impianti sia il modello produttivo successivo. Bettini sostiene che fermare l’area a caldo senza un’alternativa metterebbe a rischio la produzione di acciaio primario e la capacità della manifattura italiana di approvvigionarsi sul mercato interno. Nell’intervista, il presidente di Federmeccanica richiama un deficit italiano di circa 7 milioni di tonnellate di laminati piani e afferma che il 63% delle imprese metalmeccaniche usa acciaio: sono dati citati a sostegno della sua posizione, non verificati in modo indipendente in questa ricostruzione.
DRI e forni elettrici: che cosa significa l’indirizzo del Governo
Il confronto a Palazzo Chigi del 27 ottobre aveva indicato come obiettivo la continuità della produzione d’acciaio e prospettato un modello con impianti per il ferro preridotto (DRI), forni elettrici e lavorazioni a valle, valutando anche una partecipazione pubblica. Ma il Governo aveva dichiarato di non poter ancora indicare tempi e tappe della decarbonizzazione. Il resoconto del tavolo, ricostruito da un resoconto dell’incontro e delle posizioni emerse, distingue così un indirizzo industriale da un programma operativo.
La distinzione tecnica conta: il DRI è ferro ottenuto riducendo il minerale, mentre il forno elettrico può trasformare in acciaio rottame e ferro preridotto. La combinazione può contribuire a ridurre le emissioni rispetto alla produzione tradizionale, ma il risultato dipende anche da come viene prodotto il DRI e dall’energia usata. L’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia sulle tecnologie siderurgiche descrive la via DRI-forno elettrico come un’opzione a minori emissioni in alcune aree, ancora in fase di sviluppo commerciale in diverse configurazioni. Per questo la sola indicazione dei forni non chiarisce quale tecnologia, mix di materie prime o approvvigionamento energetico verrebbero adottati a Taranto.
| Passaggio | Situazione al 1° novembre |
|---|---|
| Obiettivo industriale | Il Governo ha indicato DRI, forni elettrici e lavorazioni a valle per gli stabilimenti del gruppo. |
| Piano operativo | Non risultano definiti un cronoprogramma, un investimento assegnato o le relative coperture. |
| Procedura di vendita | Le offerte vincolanti sono attese entro l’8 novembre, secondo il calendario riportato nel confronto di Palazzo Chigi. |
| Prossimo confronto | Il tavolo con le parti sociali era previsto entro metà novembre; la sentenza ha riaperto la richiesta di anticiparlo. |
Il tavolo del 27 ottobre aveva dunque fissato obiettivi, non stanziato le risorse per realizzarli. Nel verbale, secondo il resoconto dell’incontro, la partecipazione pubblica restava da valutare. Anche la scadenza per le offerte e il successivo confronto istituzionale sono passaggi del percorso, non decisioni che garantiscano da soli la costruzione degli impianti. Il precedente resoconto degli impegni discussi a Palazzo Chigi ricostruisce i punti rimasti aperti.
La posta in gioco per imprese e lavoratori
Secondo i dati richiamati da Bettini, la dipendenza dall’acciaio importato e l’utilizzo del metallo nella meccanica rendono la continuità delle forniture un tema che va oltre il singolo stabilimento. La stessa Federmeccanica ha sostenuto in precedenti interventi che l’ex Ilva è strategica per le imprese utilizzatrici di acciaio; si tratta della posizione dell’associazione, non di una valutazione indipendente degli effetti di una chiusura o di una riconversione.
La transizione avrebbe inoltre conseguenze per l’occupazione diretta e per le aziende dell’indotto, ma il materiale disponibile non quantifica gli effetti di un eventuale piano. Senza decisioni su investimenti, titolarità degli impianti e tempi di realizzazione non è possibile stabilire quando i nuovi forni potrebbero entrare in funzione né come sarebbe gestito il periodo di passaggio.
I prossimi passaggi
La richiesta di Bettini è quindi un appello al Governo, non l’annuncio di un cantiere o di fondi già stanziati. I passaggi concreti da seguire sono l’esito della procedura di vendita atteso l’8 novembre, la convocazione del tavolo con le parti sociali entro metà novembre e l’eventuale presentazione di atti che chiariscano responsabilità, risorse e calendario. Solo allora si potrà valutare se l’indirizzo per DRI e forni elettrici diventerà un piano industriale attuabile e compatibile con i vincoli giudiziari.
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