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Lavoro

Lavoro, il 31,6% delle imprese prevede più occupati nel 2026

Nel sondaggio della Banca d’Italia le indicazioni di crescita dell’occupazione superano quelle di calo, ma il divario si restringe rispetto al 2025. Nelle costruzioni due imprese su tre segnalano difficoltà a reperire personale.

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Illustrazione di un lavoratore qualificato al banco in un’officina industriale.
Le imprese indicano più spesso una crescita che un calo dell’occupazione, ma segnalano difficoltà nel reperire personale qualificato. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© DiariodelWeb.it / AI)

Nel gruppo industria e servizi privati non finanziari, il 31,6% delle imprese segnala un aumento dell’occupazione nel 2026 e il 18,5% una diminuzione. Nelle costruzioni le quote sono rispettivamente il 29,2% e il 13,6%. Sono indicazioni raccolte dalla Banca d’Italia tra il 14 settembre e l’8 ottobre: fotografano le valutazioni delle aziende sull’andamento dell’anno, non un consuntivo dei posti di lavoro effettivamente creati o persi.

Il sondaggio, pubblicato il 6 novembre, rileva anche difficoltà nel reperire personale: nel gruppo industria-servizi quasi metà delle imprese non ne ha incontrate; tra quelle che segnalano problemi, una larghissima parte fatica a trovare lavoratori altamente qualificati. Nelle costruzioni, invece, le difficoltà riguardano due imprese su tre.

  • Le indicazioni di crescita dell’occupazione superano quelle di calo in entrambi i gruppi, ma il saldo è meno favorevole rispetto al 2025.
  • Le quote sono ponderate per numero di addetti: non corrispondono alla percentuale di lavoratori interessati.
  • Il rapporto non fornisce, nella sintesi, una quota complessiva di imprese in difficoltà nel gruppo industria-servizi né individua le professioni più carenti.

Le indicazioni sull’occupazione sono meno favorevoli del 2025

Nel confronto con la precedente rilevazione, la quota che indica un aumento è diminuita sia nell’industria e nei servizi sia nelle costruzioni; è invece cresciuta quella che segnala un calo. Il saldo tra le due risposte resta positivo, ma si è ridotto. Per le costruzioni la Banca d’Italia lo quantifica in 16 punti, contro i 24 dell’anno precedente.

Settore Indica più occupati nel 2025 Indica meno occupati nel 2025 Indica più occupati nel 2026 Indica meno occupati nel 2026
Industria in senso stretto e servizi privati non finanziari 34,8% 15,8% 31,6% 18,5%
Costruzioni 34,3% 10,6% 29,2% 13,6%

I valori confrontano le quote di imprese che hanno indicato una variazione positiva o negativa dell’occupazione nell’anno rispetto al precedente. Non misurano il numero di assunzioni e cessazioni: un’impresa può aumentare gli addetti senza che la quota indicata corrisponda alla stessa percentuale di nuovi lavoratori sul totale dell’occupazione.

Le difficoltà di reperimento riguardano soprattutto profili qualificati

Nel gruppo industria-servizi, quasi metà delle aziende non ha riscontrato problemi nel reperire forza lavoro. Tra quelle che ne hanno segnalati, la Banca d’Italia riferisce che una larghissima parte ha incontrato difficoltà nel trovare personale altamente qualificato. La sintesi del rapporto non indica però quante imprese, nel complesso, abbiano avuto problemi di reperimento: non consente quindi di ricavare un tasso complessivo di carenza o di posti vacanti.

Il quadro è più netto nelle costruzioni, dove due terzi delle imprese dichiarano difficoltà nel trovare personale, in particolare figure altamente qualificate. Il rapporto non specifica quali professioni siano più difficili da reperire né quanti posti siano rimasti scoperti. Un precedente studio della Banca d’Italia, basato su analisi del periodo successivo alla pandemia, aveva riscontrato criticità più frequenti per artigiani e operai specializzati dell’edilizia e dell’industria e per le professioni tecnico-scientifiche. È un riferimento di contesto, non una graduatoria aggiornata delle carenze rilevate nel 2026.

Che cosa rappresentano le percentuali

Il sondaggio riguarda imprese industriali e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti; per le costruzioni la soglia è di 10 addetti. La sintesi della rilevazione della Banca d’Italia precisa che le quote sull’occupazione sono ponderate per il numero di addetti. Sono quindi stime costruite dando più peso alle imprese con più personale, non percentuali di lavoratori né una conta semplice delle aziende italiane.

La nota metodologica sul sondaggio spiega che le risposte sono prevalentemente qualitative e che la ponderazione considera settore, area geografica e dimensione aziendale. La rilevazione è concepita per seguire le valutazioni congiunturali delle imprese, non per sostituire i dati consuntivi sull’occupazione.

Perciò il risultato va letto su due piani: le imprese che segnalano un aumento dell’occupazione sono più numerose di quelle che indicano un calo, ma il divario si è ristretto rispetto alla rilevazione precedente; allo stesso tempo, la difficoltà di reperimento resta particolarmente diffusa nelle costruzioni e, dove viene segnalata, riguarda soprattutto personale qualificato. Per stabilire quanti posti siano stati effettivamente creati o quali qualifiche siano rimaste scoperte serviranno dati consuntivi e informazioni più dettagliate sulle professioni ricercate.

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