Economia
Transizione 5.0, decreto da 197,7 milioni per le imprese escluse
Il contributo riguarda spese per impianti rinnovabili, accumulo e certificazioni di imprese con investimenti ammessi tecnicamente dal GSE ma rimasti senza fondi. Le domande non sono ancora aperte: modalità e scadenze dipendono da un successivo provvedimento.
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha firmato il decreto che disciplina un contributo a fondo perduto da 197,7 milioni di euro per una parte delle imprese rimaste escluse dal piano Transizione 5.0 2024-2025 per esaurimento delle risorse. La misura riguarda le spese ammissibili per impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili destinati all’autoconsumo, sistemi di accumulo e certificazioni. La firma è stata comunicata dal Mimit e riportata da ANSA sulla base delle informazioni del ministero. Il decreto firmato non apre però le domande: al 31 ottobre 2026, modalità e termini dovevano ancora essere fissati con un successivo provvedimento direttoriale.
In breve: il contributo è riservato a imprese con investimenti giudicati tecnicamente ammissibili dal GSE ma rimasti senza copertura. L’importo è legato alle spese ammissibili, ha un limite per istanza e può essere ridotto se i fondi non bastano. La dotazione è distribuita su tre anni e il pagamento è previsto in più quote annuali.
Chi rientra tra le imprese escluse
La platea non comprende tutte le aziende che hanno aderito a Transizione 5.0. La legge individua le imprese che hanno presentato le comunicazioni richieste e ricevuto dal GSE sia la conferma dell’ammissibilità tecnica dell’investimento sia la comunicazione che le risorse erano esaurite. Per la vicenda delle cosiddette “esodate”, il resoconto della Camera dei deputati ricostruisce il gruppo come quello delle comunicazioni trasmesse tra il 6 e il 27 novembre 2025, dopo la chiusura anticipata della piattaforma il 6 novembre.
Il contributo da 197,7 milioni copre una parte specifica delle spese già indicate nelle comunicazioni: impianti per produrre energia elettrica rinnovabile destinata all’autoconsumo, compresi gli accumuli, e certificazioni relative alla documentazione contabile, al risparmio energetico e al rispetto del principio DNSH, cioè il principio europeo di non arrecare un danno significativo all’ambiente. Non è quindi un rimborso generalizzato di tutti gli investimenti ammessi a Transizione 5.0.
Per ogni istanza, il contributo non può superare il credito d’imposta richiesto a suo tempo per quelle stesse spese. Se le risorse disponibili non saranno sufficienti, gli importi riconosciuti potranno essere ridotti proporzionalmente: lo stanziamento complessivo non garantisce quindi il rimborso integrale delle spese ammissibili.
Le quote annuali e i tempi dei pagamenti
La dotazione è ripartita tra il 2026 e il 2028. Secondo le informazioni del Mimit riportate da ANSA, l’erogazione avverrà in più quote annuali, in proporzione alle risorse disponibili per ciascun anno.
| Anno | Risorse previste |
|---|---|
| 2026 | 57,7 milioni di euro |
| 2027 | 80 milioni di euro |
| 2028 | 60 milioni di euro |
Il Mimit dovrà individuare le imprese beneficiarie sulla base delle informazioni trasmesse dal GSE. Solo dopo la pubblicazione dell’elenco le aziende potranno presentare la domanda di erogazione, seguendo le modalità e le scadenze che saranno indicate dal provvedimento attuativo. La firma del decreto è dunque un passaggio amministrativo, non l’apertura dello sportello né l’avvio automatico dei pagamenti.
Un contributo distinto dal credito d’imposta
Il sostegno da 197,7 milioni va distinto dall’altro intervento previsto per le imprese rimaste senza fondi: un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali e formazione, con un limite di spesa di 1.302,3 milioni di euro per il 2026 e una percentuale riconosciuta pari all’89,77% del credito richiesto per quelle voci. La legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026 disciplina separatamente i due canali: il credito d’imposta per beni e formazione e il contributo proporzionato per le spese energetiche e le certificazioni. Per le imprese, la distinzione è concreta: il decreto appena firmato riguarda quest’ultimo contributo e non sostituisce l’iter previsto per l’altra agevolazione.
Il problema delle imprese rimaste senza copertura è emerso dopo la riduzione della dotazione originaria del piano da 6,3 a 2,5 miliardi di euro nell’ambito della revisione del PNRR e la successiva chiusura anticipata della piattaforma. Il contributo attuale interviene quindi su spese specifiche di investimenti già presentati: per conoscere importo effettivo e tempi di richiesta, le imprese dovranno attendere l’elenco basato sui dati GSE e il provvedimento con le regole operative.
Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook