Cina
Cina al G20: sostiene il Sudafrica e chiede dialogo su Hormuz
Negli interventi ad Atlanta, Pechino ha invocato negoziati su Hormuz e Ucraina, sostenuto la partecipazione del Sudafrica e rilanciato la cooperazione su energia e catene di fornitura. La riunione si è chiusa senza un comunicato comune.
La Cina sostiene che il Sudafrica debba continuare a partecipare alle attività del G20 e chiede di riaprire il dialogo tra Stati Uniti e Iran, mentre invoca colloqui di pace sulla guerra in Ucraina. Le posizioni del viceministro degli Esteri Ma Zhaoxu emergono dai suoi interventi alle sessioni del 30 e 31 ottobre ad Atlanta, pubblicati dal ministero cinese il 1° novembre 2026. La riunione dei ministri si è conclusa senza un comunicato approvato da tutti i partecipanti.
Nel suo intervento sulla sicurezza internazionale, Ma ha chiesto agli Stati Uniti e all’Iran di riprendere il dialogo e il negoziato, tornando al memorandum di Islamabad, e ha auspicato il ripristino del passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz. Ha inoltre invitato le parti a evitare un’escalation nel Mar Rosso. Sull’Ucraina, ha detto che Pechino continuerà a promuovere colloqui di pace e una soluzione politica: non ha annunciato una nuova iniziativa negoziale.
Il sostegno al Sudafrica riguarda la partecipazione al forum
Ma ha definito il Sudafrica un membro fondatore e importante del G20 e ha dichiarato il sostegno cinese alla sua partecipazione alle attività del gruppo. Pretoria non era stata invitata alla riunione di Atlanta dall’amministrazione statunitense. L’Associated Press ha riferito che la decisione era contestata da altri partecipanti; non equivale però a un’esclusione del Sudafrica dal G20, di cui resta membro.
La formulazione cinese esprime una posizione diplomatica, non una decisione del forum né un esito sulla partecipazione sudafricana. Nel suo intervento alla prima sessione, Ma ha anche sostenuto che la libertà di navigazione nelle vie d’acqua internazionali debba essere esercitata rispettando sovranità, sicurezza e diritti legittimi degli Stati rivieraschi.
Energia e filiere: le altre priorità presentate da Pechino
Le posizioni cinesi non si sono limitate ai conflitti. Nel discorso sulla sicurezza energetica, tenuto il 30 ottobre, Ma ha chiesto più cooperazione internazionale e ha indicato tra le priorità l’accessibilità dell’energia, la sicurezza degli approvvigionamenti e la transizione verso fonti a basse emissioni. Il giorno successivo, parlando di catene industriali e di fornitura, ha invocato coordinamento tra le economie e un ambiente internazionale aperto, sostenendo che barriere e disaccoppiamento rendono più instabili le filiere. Sono proposte e valutazioni di Pechino, non impegni adottati dal G20.
| Sessione | Posizione espressa dalla Cina | Che cosa non ne consegue |
|---|---|---|
| Questioni geopolitiche, 30 ottobre | Dialogo tra Stati Uniti e Iran, passaggio sicuro a Hormuz, colloqui sull’Ucraina e partecipazione del Sudafrica. | Non annuncia un accordo tra le parti né una decisione comune del G20. |
| Energia, 30 ottobre | Cooperazione per sicurezza e accessibilità dell’energia e transizione a basse emissioni. | Non stabilisce misure o scadenze condivise. |
| Catene di fornitura, 31 ottobre | Coordinamento e apertura degli scambi per mantenere stabili le filiere. | Non risulta un impegno comune dei ministri su queste proposte. |
La dichiarazione Usa non sostituisce un’intesa comune
La presidenza statunitense ha diffuso una propria dichiarazione, consultabile nella trascrizione archiviata dal G20 Research Group dell’Università di Toronto. Il testo elenca tra gli argomenti discussi sicurezza energetica, resilienza delle catene di fornitura e tensioni geopolitiche, comprese quelle legate agli Stretti di Hormuz e Bab al-Mandab. Richiama inoltre la sicurezza della navigazione e la continuità dei flussi energetici, ma non annuncia un piano comune per i due passaggi marittimi.
La differenza è sostanziale: la dichiarazione della presidenza riassume i lavori secondo gli Stati Uniti, ma non rappresenta una posizione approvata da tutti i membri. L’Associated Press riferisce che i ministri non hanno raggiunto un consenso su diversi temi di sicurezza e che non è stato pubblicato un comunicato congiunto. Tra i motivi di dissenso citati dall’agenzia figurano la guerra tra Russia e Ucraina e la mancata convocazione del Sudafrica. Per il quadro sul mancato accordo operativo riguardo alle rotte, la ricostruzione già pubblicata sul G20 di Atlanta tratta il tema in modo più diretto.
Il prossimo appuntamento per i leader è il vertice del G20 a Miami, previsto per il 14 e 15 dicembre 2026. Resta da vedere se il confronto avviato ad Atlanta porterà a impegni condivisi: gli interventi cinesi e la dichiarazione statunitense documentano priorità e posizioni, non decisioni operative comuni. Le date del vertice sono indicate nell’archivio dei summit del G20.
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